Conciliazione lavoro famiglia: la situazione italiana preoccupa

Conciliazione lavoro famiglia: la situazione italiana preoccupa

La Confartigianato posiziona l’Italia al 22esimo posto in UE per investimenti nel nucleo familiare. La conciliazione lavoro e famiglia per le donne attive professionalmente resta difficile

In Italia la conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne lavoratrici (e, più in generale, anche per l’intera sfera dell’imprenditoria femminile) resta piuttosto problematica.

Questo il risultato di un recente studio condotto da Confartigianato, che parla di una differenza pari a 19 punti percentuali tra le esponenti del gentil sesso con e senza figli attive dal punto di vista professionale: delle giovani comprese tra i 25 ed i 44 anni, infatti, quelle  sprovviste di prole si dedicano ad un mestiere nell’82,1% dei casi, mentre le lavoratrici della stessa età con bambini a carico scendono drasticamente al 63%.

Notevole gap associato in primis all’impossibilità per le madri di raggiungere una buona conciliazione tra famiglia e lavoro a causa dello scarso supporto economico garantito dallo Stato.

Se nel nostro Paese la spesa pubblica destinata ai nuclei domestici (mamma, papà e figli) corrisponde all’1% del Pil totale collocandoci nell’UE al 22esimo posto, nel resto del Vecchio Continente tale valore sale in media raggiungendo quota 1,7%. Per meglio capire la ristrettezza del tasso indicato, basti ad esempio pensare che, tra pensioni e costi per la salute, le sovvenzioni per gli anziani raggiungono il 20% del Pil (15,1% in Europa).

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Conciliazione lavoro e famiglia: gli ostacoli riscontrati

Ma, nella realtà dei fatti, cosa rappresenta per le donne la difficoltà a conciliare il lavoro e la famiglia? Del 42,7% di madri occupate che dichiarano di faticare a coniugare la sfera professionale con quella privata, la maggior parte chiede per la cura dei figli un aiuto informale:

  • il 51,4% dei bambini entro i 2 anni viene accudito da parenti come i nonni;
  • il 37,8% è iscritto ad un asilo nido;
  • e solo il 4,2% viene affidato a baby sitter full time.

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Risorse dedicate ai nuclei familiari: la situazione in Italia

Per quanto concerne la spesa media dei Comuni italiani per i minori e per le famiglie, a livello nazionale, le risorse indirizzate ai servizi sociali arrivano al 40%, con picchi maggiori in regioni come l’Umbria (55,7%), l’Emilia Romagna (49,8%), la Liguria ed il Molise (49,6%).

Riguardo la spesa media pro capite stanziata delle amministrazioni municipali ai nuclei domestici, invece, siamo sui 113 euro, che salgono a 187 euro in Liguria, a 194 euro in Valle d’Aosta ed a 198 euro in Trentino Alto Adige, fino ad arrivare a 237 euro nella zona dell’Emilia Romagna.

A detta della Presidentessa di Donne Impresa Confartigianato Edgarda Fiorini, la nostra Penisola, oltre a concedere uno scarso sostegno alle mamme occupate, penalizza anche l’intera sfera dell’imprenditoria femminile, non prevedendo alcuna agevolazione per la maternità delle lavoratrici autonome.

Sempre secondo la Fiorini, per di più, tutto questo (aggiunto alla crisi finanziaria ed alla limitatezza dei servizi pubblici rivolti alla famiglia) ha portato negli ultimi 10 anni (dal 2005 al 2015) ad una riduzione nel numero delle imprenditrici di oltre 5 punti percentuali (-5,6%).

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Proposte di Donne Impresa Confartigianato

Affinché sia possibile migliorare per le lavoratrici autonome la conciliazione tra vita e lavoro, Donne Impresa Confartigianato chiede:

  • voucher babysitting e voucher per l’assistenza dei parenti di una certa età e per i familiari disabili;
  • voucher per la formazione di collaboratori interpellati in modo temporaneo per sostituire la titolare nella propria attività;
  • crediti d’imposta come incentivi per la diffusione di aziende operanti nei servizi di welfare per infanzia e famiglia;
  • sgravi fiscali-contributivi per l’ingaggio a tempo determinato di sostituti da inserire in azienda nei periodi di maternità e/o di assistenza a figli minorenni e familiari anziani;
  • creazione di un Fondo completamente dedicato all’imprenditoria in rosa.

Visto che, almeno stando ad un report di McKinsey intitolato The power of parity, la parità nella sfera professionale tra uomini e donne, riuscirebbe ad aumentare il Pil mondiale di 28 miliardi di dollari già entro il 2025 (+26%).

Il miglioramento della conciliazione tra lavoro e famiglia consentendo alle madri imprenditrici di gestire i propri impegni con maggiore semplicità, è ormai diventato a tutti gli effetti un bisogno concreto: un’esigenza a portata globale che, volenti o nolenti, non possiamo più permetterci di sottovalutare.

Photo credits: Paolo Braiuca cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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