Professionisti poco tecnologici

Professionisti ancora poco tech! L’Osservatorio ICT e Professionisti 2014 fa notare le mancanze

Ancora in molti studi professionali non si approfitta dell’innovazione per abbattere costi e complicazioni, tutte le contraddizioni del rapporto professionista-tecnologia

Nell’era in cui domina una società dell’informazione retta da pilastri cardine quali Internet, le telecomunicazioni e l’informatica, si riscontra da parte dei professionisti una certa opposizione proprio nei confronti di ciò che dovrebbe risultare a tutti gli effetti il cuore pulsante dell’intero sistema: il progresso.

Questo almeno stando al parere dell’Osservatorio ICT e Professionisti (ente incaricato di analizzare l’utilizzo e la diffusione di tecnologie informatiche-digitali in ambienti quali gli studi di consulenti del lavoro, avvocati e commercialisti) che, da un lato riscontra nella collettività il desiderio comune di abbracciare la tecnologia, ma dall’altro evidenzia un problema di vera e propria “alfabetizzazione digitale”.

In poche parole, molti professionisti tendono spesso al controsenso: c’è chi acquista computer sempre più potenti senza curarsi di installare software volti a semplificare le operazioni quotidiane, chi digitalizza i documenti cartacei ma continua imperterrito a stampare le e-mail più importanti e, soprattutto, chi ignora completamente l’esistenza di strumenti essenziali come Crm, firme grafometriche, siti di settore su cui aggiornarsi-documentarsi o semplici software per fatturazione.

Sempre secondo l’Osservatorio ICT e Professionisti, in questo periodo, il rapporto studio professionale-tecnologia segue l’andamento riportato nell’immagine sottostante:

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Il responsabile scientifico dell’Osservatorio, Alessandro Perego, commenta queste statistiche ammettendo che molti professionisti non hanno ancora compreso l’utilità di indirizzare un modello di business ormai troppo tradizionale e statico verso forme innovative di servizio, che permettano un ampliamento delle possibilità di crescita e, al contempo, anche una netta riduzione dei rischi.

Tra le cause primarie che osteggiano la diffusione della tecnologia, sembrano influire soprattutto fattori specifici quali:

  • Ridotta alfabetizzazione informatica dei titolari 42%;

  • Eccessivi costi dei software 30%;

  • Difficoltà a conoscere l’offerta disponibile 23%.

Oltre a questi impedimenti, vanno anche considerati gli elevati costi hardware, la ridotta alfabetizzazione informatica del personale, la scarsa fiducia nei confronti delle trasmissioni via web, la bassa velocità delle trasmissioni internet e le grosse spese di addestramento di collaboratori-dipendenti.

Come già accennato, però, nonostante questa serie di problematiche, la collettività è comunque cosciente dei molteplici benefici apportati dal progresso. Benefici traducibili, per esempio, nel miglioramento dell’efficienza interna dello studio, nella semplificazione dell’attività lavorativa, nella possibilità di sviluppare nuovi modelli organizzativi-creare prodotti e servizi utili per la clientela, ecc.

Cosa serve dunque per velocizzare il processo di avvicinamento tra individuo-impresa e tecnologia?

Secondo Claudio Rorato (responsabile della ricerca dell’Osservatorio), la soluzione al problema risiede prima di tutto nella capacità di individuare una nuova visione sistemica, capace di unire in maniera indissolubile i professionisti e le aziende all’innovazione: unione sempre più necessaria volta a migliorare la produttività personale-collettiva, garantendo lo sviluppo di nuove opportunità.

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photo credit: -closed- look 4 /MyVisualPoetry via photopin cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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