crowdfunding finanziamento collettivo

Crowdfunding, cos’è e come funziona il finanziamento collettivo?

Cos’è e come funziona il Crowdfunding? Il finanziamento collettivo per imprese sempre più conosciuto anche in Italia. Scopri i dettagli su Danea Voice

Hai mai sentito parlare di crowdfunding? Detta in modo semplice, questo termine inglese rappresenta un particolare sistema che, molto spesso, consente alle StartUp di trovare finanziamenti in grado di generare il futuro successo aziendale e, di conseguenza, anche nuovi posti lavoro: un processo particolarmente utilizzato soprattutto quando le banche per tempi-motivi variabili tendono a non concedere prestiti agli imprenditori che scelgono di avviare nuove imprese.

Le condizioni restrittive imposte dagli enti bancari e le difficoltà economico-lavorative causate dalla crisi iniziata nel 2008 hanno diffuso il crowdfunding al punto da trasformarlo nel principale mezzo di accesso al credito per chiunque voglia intraprendere un certo progetto imprenditoriale pur non avendo a disposizione i fondi necessari a concretizzare l’intera manovra. Fondi offerti da “investitori alla pari” (soggetti privati) disposti a credere-sovvenzionare certe idee di business.

In Italia, tale procedimento di raccolta finanziamenti riservato alle StartUp (SRL, SPA o cooperative), prende il nome di equity crowdfunding e serve a fornire supporto economico a tutte quelle realtà innovative da poco operanti nei settori tecnologici o in quelli a vocazione prettamente sociale.

Questo sistema di ricerca denaro (nello Stivale disciplinato dal “Decreto crescita bis” e dal Regolamento Consob) viene completamente coordinato via web tramite piattaforme online per la raccolta di capitale di rischio, consultabili in ogni momento da tutti quegli investitori interessati a contribuire al lancio di determinate StartUp e dei rispettivi prodotti-servizi. Piattaforme vigilate direttamente da Consob e gestite in via esclusiva da:

  • persone autorizzate da Consob (nel cui sito è presente l’elenco aggiornato dei gestori di portali) e regolarmente iscritte al suo registro. Questi soggetti non possono in alcun modo né ricevere denaro dai finanziatori né, tantomeno, svolgere consulenza finanziaria per conto degli stessi;
  • banche o imprese di investimento autorizzate all’erogazione dei suddetti fondi ed annotate nella sezione speciale del registro dei portali autorizzati di Consob. Tali strutture possono gestire in modo completo l’intero processo di raccolta capitale.

Uno dei ruoli cardine di questi portali consiste nel fatto che offrono ai finanziatori tutte le informazioni necessarie a fargli davvero comprendere caratteristiche ed eventuali rischi degli investimenti presi in considerazione. Per riuscirci, le piattaforme costringono chi vuole offrire il proprio contributo economico a compilare un questionario online necessario ad effettuare “investimenti consapevoli”: una sorta di percorso obbligatorio che, se superato, da libero accesso a tutte le offerte disponibili.

Dopo aver oltrepassato con successo lo step del questionario, ogni investitore che reputa valido un certo progetto può finanziare la somma desiderata (anche poche decine di euro) ma, visto che l’imprenditore prima di richiedere i soldi deve stabilire somma e periodo massimo in cui racimolarla, se alla scadenza di tale periodo non si raggiunge l’importo, lo startupper deve abbandonare la piattaforma senza nulla in tasca ed il finanziatore perde l’occasione di investire in quel determinato business.

Quando chi sovvenziona sceglie il proprio investimento, chi gestisce il portale per la raccolta di capitale di rischio, inoltra l’adesione ad un ente bancario che, oltre a procedere con la sottoscrizione degli strumenti finanziari, si occupa anche di raccogliere i fondi in un conto indisponibile destinato all’emittente. Inoltre, se per qualche motivo l’investitore ci ripensa e decide di non finanziare più quello specifico progetto, può rescindere dal contratto entro:

  • 7 giorni dall’adesione senza nessun costo, con semplice comunicazione alla piattaforma;
  • 7 giorni dall’eventuale aggiunta di nuove informazioni riguardanti il progetto stesso.

Quali sono i principali rischi per chi investe nel crowdfunding? Trattandosi di investimenti su aziende che non hanno alcun genere di storia regressa, i rischi maggiori dipendono dai seguenti fattori:

  • assenza di elementi economico-razionali da prendere in considerazione;
  • necessità di basarsi su un approccio puramente emozionale (sensazione più o meno buona percepita analizzando una certa idea di business);
  • inevitabile pericolosità tipica delle aziende costituite di recente ed attive nei settori innovativi;
  • trattandosi di un sistema di raccolta fondi online, moderata probabilità di incorrere in truffe ed iniziative illecite.

Considerando il fatto che, oltre ai rischi appena elencati, in Italia il crowdfunding permette solo la sottoscrizione di strumenti capitale delle StartUp innovative (tramite tali investimenti si acquistano veri e propri titoli di capitale e si diventa a tutti gli effetti soci, partecipando di conseguenza al rischio economico totale dell’iniziativa imprenditoriale), è opportuno investire solo somme davvero sostenibili e, se possibile, diversificare gli investimenti riservando a quelli per le StartUp cifre considerabili come irrisorie. Inoltre, prima di tuffarsi in simili esperienze, è anche consigliabile:

  • accertarsi che chi offre il finanziamento sia identificabile a tutti gli effetti;
  • controllare che i recapiti del soggetto in questione siano veri, utilizzando strumenti come gli elenchi abbonati telefonici;
  • verificare presso la Consob che chi gestisce il portale sia davvero iscritto all’apposito registro;
  • appurare che l’URL del portale corrisponda a quello del registro di Consob;
  • sospettare di eventuali richieste di informazioni personali.

Questo in linea generica tutto ciò che c’è da sapere sul crowdfunding: il sistema pensato apposta per consentire a startupper e finanziatori di sviluppare determinati progetti di business da trasformare nel tempo in vere e proprie aziende consolidate.


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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