Imprenditoria femminile dati caratteristiche

Imprenditoria femminile 2014, l’onda rosa delle imprenditrici italiane tra numeri, dati e tanta voglia di fare impresa

L’imprenditoria femminile italiana: tutti i dati delle imprese in rosa. Quali caratteristiche e plus donano al sistema italiano? In quali settori si sviluppano maggiormente? Chi sono queste imprenditrici? La fotografia dell’impresa femminile italiana.

Diversi anni di crisi finanziaria hanno scatenato una risposta decisa anche da parte della popolazione femminile che, per contrastare fenomeni diffusi come la disoccupazione, le discriminazioni e la mancanza di possibilità economiche, ha scelto di reagire alla situazione avviando aziende in rosa volte ad offrirle maggiori possibilità economico-professionali.

Proprio come il principio “se Maometto non va alla montagna la montagna va da Maometto”, le donne hanno dunque finalmente capito che quando il lavoro proposto dagli altri scarseggia, le esclude o, addirittura, non le prende minimamente in considerazione, è meglio risolvere il problema sul nascere cimentandosi nello sviluppo delle proprie idee imprenditoriali.

Ma quali sono le caratteristiche e le particolarità dell’imprenditoria femminile oggi? Come incidono a livello nazionale queste nuove imprese? E, soprattutto, in che modo-misura si rapportano alle aziende maschili? Una serie di domande alle quali rispondono le recenti indagini condotte da Istat ed Unioncamere.

Distribuzione territoriale delle imprese femminili

Tali studi si sono concentrati in modo particolare sulle realtà di imprenditoria sia femminile che maschile composte da 3-9 addetti, come punto di riferimento cardine in grado di racchiudere la maggior parte delle microimprese disseminate lungo l’intero territorio italiano. Partendo da questo stesso punto di riferimento le indagini hanno mostrato che:

  • in regioni quali Valle d’Aosta, Umbria e Sardegna (dove la presenza di attività commerciali è piuttosto scarsa) buona parte dell’imprenditoria è donna;

  • in Lombardia le imprese femminili sono a quota 27.000 (17,7% del totale);

  • in Veneto le stesse arrivano a 14.000 (9% del totale);

  • in Emilia Romagna e nel Lazio 8,7%.

Settori dell’imprenditoria femminile

In quali settori si sviluppa maggiormente l’imprenditoria femminile? Sicuramente nelle attività di servizio, dove 1/3 delle aziende è gestito da donne e nel 54,4% dei casi si concentra su mansioni (sempre di servizio) quali:

  • l’istruzione (42,2%);

  • le agenzie di viaggio e le attività di noleggio (33%);

  • l’alloggio e la ristorazione (31%).

Da precisare, inoltre, che in questo stesso settore la presenza femminile ha recentemente preso d’assalto anche ambiti più maschili come le attività finanziarie, assicurative o di brokeraggio. Qui le donne sono aumentate del 4,3% tra il 2009 ed il 2013, mentre nella sfera immobiliare sono addirittura cresciute di 7,9 punti percentuali.

Al contrario, però, se da un lato (nel periodo sopraccitato) si registra un -4,4% di aziende in rosa nel commercio, dall’altro si percepisce come l’imprenditoria femminile stenti a decollare soprattutto in settori come quello manifatturiero (solo 17% rispetto all’imprenditoria maschile) e quello delle costruzioni (6,2% del totale nazionale).

Nonostante questo va comunque detto che durante gli anni della doppia recessione la presenza delle donne imprenditrici nello Stivale è rimasta più o meno stabile, anche grazie alla diffusione delle aziende avviate da straniere, le quali hanno incrementato lo sviluppo di idee imprenditoriali in rosa del 18%, riuscendo a compensare la flessione negativa del periodo. Tutto questo ha concesso alle straniere di passare in Italia dal 6,9% all‘8,7% in soli quattro anni (2009-2013), con picchi massimi per le cinesi (+45%), le romene e le marocchine.

Un ritratto delle imprenditrici italiane

Rispetto alle aziende maschili, quelle femminili si caratterizzano tendenzialmente per una struttura più semplice ed una dimensione meno ampia. Inoltre, le donne imprenditrici presentano tratti precisi che le contraddistinguono dagli uomini in modo indelebile:

  • nella maggior parte dei casi sono giovani o molto giovani: 6 su 10 non hanno ancora compiuto 40 anni (50% per gli uomini), 1 su 4 ne ha meno di 30 (22,8% per gli uomini) ed il 6,5% è studente (4,9% per gli uomini);

  • prevale un alto livello di istruzione: il 21% possiede una laurea (16% per gli uomini) ed il 46,7% ha un diploma (44,7% per gli uomini).

Altre differenze tra l’imprenditoria femminile e quella maschile derivano dalle esperienze precedenti l’apertura della nuova attività:

  • impiego in altra azienda: 18,8% donne, 14,3% uomini;

  • lavoro casalingo: 13,4% donne, 0,2% uomini;

  • disoccupazione: 16,1% donne, 14,1% uomini.

Come e quanto investono i due sessi per l’avvio di una nuova idea di business? Tra il gentil sesso prevalgono investimenti compresi tra 5.000 e 30.000 euro, ma ci sono anche casi più estremi nei quali gli uomini per ora dominano:

  • oltre i 100.000 euro: 1,8% donne, 21,1% uomini;

  • meno di 5.000 euro: 44,8% donne, 54,2% uomini.


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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