Equity corwdfunding italia, i numeri delle piattaforme crowdfunding un anno dopo

L’equity crowdfunding in Italia, i dati delle piattaforme un anno dopo

L’equity crowdfunding in Italia compie un anno di vita. Come è stato questo primo anno? I dati delle piattaforme crowdfunding italiane

Dopo poco più di un anno dall’avvio in Italia del cosiddetto equity crowdfunding, come si presenta davvero la situazione attuale? Facciamo un po’ di chiarezza!

Grazie alla delibera 18592 del 26 giugno 2013, è stata concessa agli investitori la possibilità di finanziare StartUp innovative ad alto rischio mediante raccolte fondi su apposite piattaforme online vigilate da CONSOB ed affidate a persone, banche o imprese di investimento autorizzate. Manovra mirata allo sviluppo delle nuove realtà imprenditoriali che permette:

  • a chi vuole lanciare un’idea di business pur senza avere i fondi necessari, di concretizzare il proprio progetto;

  • e a chi possiede una certa somma di denaro-crede nel business in questione, di contribuire economicamente allo sviluppo della neo-nata azienda, acquisendone parte delle quote.

Come già detto, nello Stivale l’equity crowdfunding è presente da meno di un anno e mezzo, ma i risultati sono già tangibili:

  • soldi raccolti: un milione di euro;

  • portali dedicati: 9 di cui 3 operativi;

  • progetti pubblicati: 7 di cui 3 chiusi con successo, 3 in corso d’opera ed 1 solo fallito.

Per meglio comprendere le motivazioni che hanno consentito alle 3 aziende citate nell’ultimo punto il raggiungimento del traguardo, descriviamo di seguito profilo e percorso intrapreso dalle stesse nel corso del tempo, così da individuare le carte vincenti utilizzate per centrare l’obiettivo.

Paulownia Social Project

Considerata a tutti gli effetti la prima StartUp a vocazione sociale supportata da finanziamenti equity ed attiva nel ramo delle piantagioni con base in Sicilia, cerca 520 mila euro in 100 giorni e li raggiunge in appena 56, sfruttando il contributo di 12 investitori che, mediamente, concedono 43 mila euro ciascuno, anche se, nella realtà dei fatti, il 27% del budget complessivo (140 mila euro) viene concesso da un solo investitore professionale. Uno dei suoi maggiori punti di forza risiede nel fatto che, all’inizio della ricerca fondi, i clienti avevano già inoltrato le prime ordinazioni, incoraggiando così i finanziatori a credere nel progetto.

Cantiere Savona

Specializzata nella progettazione-costruzione di imbarcazioni di lusso a propulsione solare, chiede 380 mila euro e li ottiene da 44 investitori, di cui il 30% sardi come l’impresa. Inoltre, il 27% del budget totale (100 mila euro) le viene concesso con una sola sottoscrizione.

Diaman Tech

Ubicata in Veneto ed operante nel settore del comparto finanziario (creazione di software), raccoglie 160 mila euro con l’aiuto di 75 finanziatori per lo più residenti nel Nord del Paese che, mediamente, offrono 2 mila euro l’uno.

Cosa si evince dalla descrizione delle singole casistiche?

Stando alle testimonianze citate, è chiaro quanto in una simile raccolta fondi contino principalmente fattori quali l’ambito, il territorio e l’entità della somma ottenuta. Inoltre, secondo i dati presentati, sembra proprio che:

  • maggiore è la somma da ricevere e minore è il numero degli investitori che, però, tendono a finanziare cifre più alte;

  • prevale una certa affinità geografico-territoriale tra la zona in cui nasce l’azienda ed il luogo in cui si trovano gli investitori;

  • la maggior parte dei finanziatori è di stampo professionale, quindi di “crowd”, in realtà, non c’è molto (nonostante l’augurio sia quello che i finanziatori professionali spingano all’investimento anche un numero più consistente di finanziatori retail, in questo preciso momento vige la regola secondo cui l’obiettivo di raccolta fondi si raggiunge solo quando almeno il 5% della somma necessaria viene sottoscritta proprio da un investitore professionale. Una sorta di limite che, comunque, per ora, non pare causare grossi danni).

Qual è il segreto per vincere la scommessa ed ottenere i fondi necessari?

A prescindere dagli esempi appena riportati, va certamente detto che, affinché l’equity possa funzionare davvero, risulta doveroso per chi lancia una certa idea di business:

  • spiegare agli investitori le peculiarità del singolo progetto in modo chiaro, persuasivo ed inequivocabile, perché, se chi finanzia dimostra dubbi o perplessità, di certo non si predispone a concedere nessun budget;

  • spingere online ed offline il progetto per renderlo quanto più solido e convincente possibile, cosicché possa stimolare gli investitori a fidarsi anche se si tratta di una proposta ideologicamente ad alto rischio.

Obiettivi dell’equity crowdfunding

L’equity crowdfunding rappresenta senza alcun dubbio una possibilità estremamente vantaggiosa:

  • per chi vuole lanciare un’idea di business;

  • per chi ha denaro da investire-desidera contribuire allo sviluppo di progetti innovativi;

  • ed, addirittura, per un intero Paese come l’Italia, alla continua ricerca di soluzioni che consentano l’effettiva ripresa dell’economia nazionale.

Una sorta di autentica ancora di salvezza, comunque da migliorare ulteriormente sotto diversi punti di vista, perché, allo stato attuale dei fatti, continuano a spiccare pesanti problematiche e contraddizioni atte a limitarne la reale efficacia-utilità.

In che modo dovremmo dunque intervenire per perfezionare il sistema?

Secondo l’esperto di crowdfunding ed advisor di Paulownia Social Project Alessandro Lerro, bisognerebbe estendere la possibilità di ricevere tali fondi, oltre che alle StartUp innovative, anche alle altre aziende, cosicché gli investitori più scettici nei confronti delle imprese ad alto rischio, abbiano comunque l’opportunità di offrire il proprio contributo. Altra strategia da mettere in atto per Lerro risiede nell’eventualità di spingere le banche ad inserire tra i propri pacchetti anche l’investimento in equity crowdfunding, generando un buon compromesso per tutti quei clienti interessati a diversificare il proprio portafogli.

Una serie di buone idee da mettere in pratica, sollecitando prima di tutto la creazione-condivisione di quella cultura-mentalità dell’investimento pronta a coinvolgere senza riserve anche i piccoli-medi risparmiatori. Gli stessi che, se per adesso sembrano meno proiettati verso i progetti rischiosi, con un degno stimolo, possono diventarne dei veri e propri sostenitori.

photo credit: Digo_Souza via photopin cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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