Rating di legalità, il 50% delle imprese non lo ottiene!

Rating di legalità, poche richieste dalle imprese e solo il 50% delle richieste riceve risposta positiva!

Il rating di legalità voleva essere uno strumento positivo, ma i numeri deludono tra crescenti richieste ma pochi conseguimenti

Anche se in Italia il numero di imprese richiedenti il Rating di legalità continua a crescere, per adesso lo conquista solo il 45% delle aziende: questa la rivelazione di un’indagine recentemente condotta da ASSEPRIM, che testimonia alla perfezione come il suddetto sistema premiale volto a garantire una corsia preferenziale nell’accesso ai finanziamenti pubblici-privati e nelle gare d’appalto sia tanto quotato quanto difficile da ottenere.

Entrando nel dettaglio delle statistiche pervenute, possiamo dire che, nonostante dal 2 gennaio 2013 (data in cui è entrato in vigore il regolamento dell’Autorità Garante concorrenza e mercato AGCM) ad oggi le attività che hanno fatto domanda per beneficiare del Rating di legalità siano state 1.042, quelle a cui è stato effettivamente concesso di fatto non superano quota 464, neanche il 45% delle richiedenti.

Per quanto invece riguarda la distribuzione territoriale delle imprese richiedenti:

  • il 14% del totale complessivo si concentra in Sicilia;
  • il 13,2% in Lombardia;
  • il 13% in Veneto;
  • il 12,3% nel Lazio;
  • ed il 10,3% in Emilia Romagna.

Visto che per poter godere del suddetto titolo di merito premiante servono dei requisiti specifici (tra cui, ad esempio, quello di fatturare oltre 2 milioni di euro), la stragrande maggior parte delle PMI italiane viene automaticamente tagliata fuori dal sistema: da quanto emerso, sembra infatti che solo il 3,1% delle Piccole e Medie Imprese riesca a dimostrare di possedere le caratteristiche richieste e che 3.255.480 imprese dei servizi non ottengano il Rating di legalità perché concesso solo alle aziende pienamente legate a principi quali la trasparenza e la legalità.

Per entrare nel sistema premiale (avendo così accesso semplificato al credito e potendo concorrere con maggiore successo all’assegnazione di bandi pubblici-contributi erogati dalla PA) bisogna:

  • essere iscritti da almeno 2 anni al Registro Imprese;
  • raggiungere un fatturato non inferiore ai 2 milioni di euro nell’esercizio chiuso l’anno precedente rispetto alla richiesta di Rating.

Considerato il fatto che, come già anticipato, il problema maggiore sembra consistere nella difficoltà da parte delle Piccole e Medie Imprese di accedere al sistema, presso la sede di Confcommercio Milano Asseprimè è stato presentato da Luca Squeri di Confcommercio Imprese per l’Italia un nuovo progetto volto a facilitare alle PMI l’attribuzione del Rating: iniziativa congiunta Confcommercio-Ministero dell’Interno, posta come cornice del Protocollo per la Legalità e la Sicurezza dal Regolamento dell’Autorità Garante concorrenza e mercato.

A detta dello stesso Squeri, l’obiettivo primario della manovra sarebbe quello di trovare procedure e parametri in linea con le attività e le caratteristiche delle imprese del terziario, che consentano al Rating di legalità di diventare per le aziende oneste e sane uno strumento capace di assicurare l’accesso al credito e la concessione di finanziamenti da parte della PA: un supporto concreto atto a premiare tutte le realtà disposte a fare business in modo trasparente, etico e legale.

photo credit: Carolyn Tiry cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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