Sicurezza informatica aziendale: Italia 3° stato UE più a rischio

Sicurezza informatica aziendale: l’Italia è il 3° stato europeo più a rischio!

La ricerca Aruba su 11.500 professionisti di 23 paesi vede l’Italia come terza nazione europea per rischio sulla sicurezza informatica aziendale

L’Italia è considerata come il terzo Paese europeo meno attento alla sicurezza informatica sul mobile: questo il risultato del recente studio Securing#GenMobile: Is Your Business Running the Risk? condotto da Aruba Networks su 11.500 professionisti di 23 diverse nazioni, che testimonia in modo ineluttabile come la crescente tendenza dei dipendenti a condividere i propri dispositivi con gli altri stia diventando uno dei principali fattori di rischio per la perdita di dati ed informazioni sensibili.

Sempre secondo la ricerca, ad essere particolarmente colpito è anche l’intero settore della sicurezza informatica aziendale, dove, se nel nostro Stato il 23% dei lavoratori che non utilizza password giustifica la scelta spiegando di voler condividere con maggiore semplicità e rapidità i propri smartphone e tablet, nelle altre Nazioni europee:

  • il 60% dei dipendenti mette senza problemi in mano altrui dispositivi personali e non;
  • il 22% spiega di non adottare alcuna misura di sicurezza per semplificare la condivisione;
  • ed il 5% si rifiuta completamente di adoperare password.

I pericoli maggiori sembrano arrivare da una sorta di vera e propria irresponsabilità sempre più radicata nel DNA dei consumatori, che nelle proprie scelte d’acquisto mettono la sicurezza informatica al terzo posto in Italia (che però rientra nella top3 dei paesi più a rischio) e solo al quinto posto nel resto del Continente, dando maggiore importanza a caratteristiche come la marca, il sistema operativo o le prestazioni garantite dal dispositivo scelto (velocità, possibilità di personalizzazione, ecc.).

Per quanto riguarda il mobile working e lo smarrimento dei dati personali-aziendali, invece, se l’87% dei partecipanti all’analisi di Aruba Networks (91% in Italia) dichiara di rivolgersi al reparto IT della propria impresa in caso di problemi di sicurezza informatica ed il 31% (35% in Italia) ammette di avere già perso delle informazioni sensibili presenti in smartphone e tablet, va anche detto che:

  • il 56% afferma di poter disobbedire ai propri titolari sottovalutando i rischi derivanti dall’irresponsabilità nell’utilizzo dei dispositivi mobili per concludere in fretta i progetti assegnati (47% in Italia);
  • il 51% crede che le tecnologie mobili consentono maggiori possibilità di condivisione e produttività (54% in Italia);
  • il 77% è disposto a risolvere autonomamente eventuali problemi tecnici (72% in Italia).

Passando all’analisi dei settori in cui la sicurezza informatica aziendale è più a rischio, le statistiche sostengono che:

  • il 39% degli intervistati operanti nell’ambito finanziario confessa di avere smarrito informazioni sensibili a causa di uno scorretto utilizzo dei propri dispositivi (+25% rispetto agli altri settori merceologici);
  • la sfera pubblica (ad eccezione di quella dell’istruzione) presenta i rischi minori per il furto dei dati e si contrappone al settore dell’hi-tech nel quale i dipendenti sembrano nettamente meglio disposti a rinunciare alle password di protezione dei dispositivi adoperati (+46% dei dipendenti attivi nella sanità e nell’istruzione);
  • i dipendenti che lavorano nell’istruzione, oltre a conservare le password su carta in una percentuale pari al +28% rispetto agli operatori dell’hi-tech, sono anche quelli che proteggono meno i propri smartphone con password.

A detta del Securing#GenMobile: Is Your Business Running the Risk?, mentre i dipendenti di età compresa tra i 25 ed i 34 anni sono più propensi a scatenare problemi annessi alla sicurezza informatica aziendale, gli over 55 dimezzano il rischio di perdere i dati personali e di incorrere in furti l’identità.

Molti pericoli arrivano poi dai dipendenti con stipendi sostanziosi (management oltre 60.000 dollari/anno), i quali:

  • hanno il doppio delle possibilità di smarrire i dati economico-finanziari dell’impresa;
  • perdono più spesso i dati personali dei propri dispositivi a causa dei frequenti furti degli stessi e di un loro scorretto utilizzo (+20%);
  • e sono 3 volte più propensi rispetto ai colleghi che non prendono più di 18.000 dollari l’anno a divulgare le proprie password.

Ma perché la sicurezza del mobile viene trascurata in questo modo e quali sono le Nazioni più a rischio?

A livello mondiale sembra che i pericoli, più diffusi in Paesi emergenti come Cina, Emirati Arabi Uniti e Thailandia (contrapposti ad USA, Regno Unito e Svezia), siano connessi ad una sorta di vera e propria disinformazione generale, che vede:

  • il 37% degli utenti nel mondo completamente ignaro delle policy dedicate ai suddetti dispositivi (38% in Italia);
  • il 18% dei dipendenti non disposto a proteggere smartphone e tablet con password personali;
  • il 10% degli italiani utilizzare le stesse credenziali per accedere ad ogni dispositivo, sito, applicazione, ecc.

Una situazione estremamente precaria e peggiorata dalle differenze di età, sesso, reddito, settore merceologico e posizione geografica che, secondo il CMO di Aruba Network Ben Gibson, deve essere modificata nel più breve tempo possibile con una serie di manovre correttive volte a sensibilizzare gli utenti, rendendoli più consapevoli dei rischi e meno sprovveduti nei confronti della sicurezza informatica.


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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