Agenda digitale: la situazione Italia aldilà della fatturazione elettronica

Agenda digitale: la situazione Italia aldilà della fatturazione elettronica

Per il DESI 2017 l’Italia è agli ultimi posti nella classifica europea dei Paesi più digitalizzati

 

L’Italia è al quartultimo posto della classifica DESI 2017: l’indice elaborato annualmente dall’Unione Europea per stabilire quanto le Nazioni UE restano aggiornate in materia di digitalizzazione dell’economia e della società.

I vari Paesi vengono giudicati annualmente sotto l’aspetto della connettività, ma anche di altri parametri come l’integrazione aziendale degli strumenti digitali, il capitale umano, la capacità di utilizzare internet e, naturalmente, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Se lo Stivale, come già detto, si posiziona in fondo alla lista seguito solo da Grecia, Bulgaria e Romania, all’estremo opposto troviamo Nazioni (ben più sviluppate dal punto di vista tecnologico) come Danimarca, Finlandia e Svezia.

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Indici e parametri considerati dal DESI

Il primo fattore considerato dal DESI è certamente la connettività con riguardo particolare per la connessione ad alta velocità: in merito a questo, si punta per il 2025 a diffondere la tecnologia delle connessioni in 5G, coprendo quanti più edifici pubblici e strutture abitative possibile.

Il secondo parametro si incentra sul fattore umano e sulle competenze tecnologiche delle persone: in questo caso si considera un ventaglio di possibilità che va dalle conoscenze basilari a conoscenze decisamente più consistenti.

Se il terzo indice è prettamente legato all’utilizzo della rete, il quarto analizza l’integrazione della tecnologia e del web in processi aziendali annessi allo scambio di dati e fatture, ma anche nell’ambito dell’e-commerce e della Pubblica Amministrazione.

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La situazione italiana

Nonostante gli sforzi profusi in Italia per la diffusione della digitalizzazione, i risultati raggiunti fino a oggi sono ancora davvero scarsi. Tra le cause principali di questa situazione rientrano soprattutto i seguenti aspetti:

  • l’Italia punta sull’utilizzo delle reti di ultima generazione NGA (72% contro il 76% dell’Europa), ma possiede scarse competenze tecnologiche che rallentano lo sviluppo digitale dell’intero Paese;
  • rispetto all’anno precedente la nostra banda larga è cresciuta di soli due punti percentuali (e in misura ancora minore la banda ultralarga);
  • la PA italiana registra i più bassi livelli di digitalizzazione del Continente (ciò riguarda i servizi offerti e l’accesso degli utenti a questi stessi servizi);
  • la digitalizzazione delle nostre piccole e medie imprese tende a crescere, ma in modo troppo lento.

Certo l’Italia ha tutte le caratteristiche per rimettersi in carreggiata e scalare la classifica DESI, ma per riuscire in questo deve puntare, oltre che sugli investimenti delle compagnie telefoniche, anche su manovre governative capaci di invertire la tendenza.

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La situazione europea

Dai risultati del DESI europeo si evince che il parametro della connessione sta migliorando, ma non in modo sufficiente: anche se il 76% delle strutture abitative dispone di una connessione internet e gli accessi da smartphone/tablet sono aumentati, servono maggiore velocità, affidabilità e qualità.

Come seconda cosa va detto che sale il numero di laureati in tematiche annesse all’IT e alla tecnologia, ma gli esperti sono ancora troppo pochi (il 44% della popolazione è addirittura sprovvisto di competenze basilari).

Cresce l’utilizzo giornaliero di internet e chi naviga non lo fa più solo per lavoro, ma anche per puro interesse personale (c’è chi scarica-guarda film, chi leggere informazioni di attualità, ecc.).

Se l’integrazione della tecnologia nelle imprese ha una buona tendenza, la diffusione degli e-commerce è piuttosto scarsa: ciò si traduce da un lato nell’utilizzo di sistemi in cloud che semplificano lo scambio di informazioni, fatture, ecc., ma dall’altro in un blocco del commercio digitale, causato forse dalla presenza di scarse competenze nelle policy per la circolazione di pagamenti e merci.

Bene la Pubblica Amministrazione, che dimostra sempre più impegno nel voler dare agli utenti la possibilità di sfruttare internet per spedire file e sondaggi: anche se è stata presa la giusta strada, bisogna comunque ampliare i servizi.

Un altro buon aspetto riguarda la diffusione di politiche per la creazione del DSM (Digital Single Market), il quale ha lo scopo di semplificare lo scambio di dati e informazioni tra le Nazioni UE. Certo però bisogna integrare quanto prima delle manovre contro il cybercrime.

Tale situazione (spesso altalenante a seconda del settore), pone l’Europa alla quintultima posizione della classifica mondiale. Nonostante questo, va comunque detto che alcuni Paesi del nostro Continente sono tra i migliori al mondo in fatto di digitalizzazione.


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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