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Rapporto Cerved PMI 2018: si registra un’inversione di tendenza nei primi sei mesi dell’anno

Rapporto Cerved PMI 2018: rallenta leggermente la crescita delle PMI

Il rapporto che si occupa di valutare lo stato di salute economico-finanziaria delle PMI, mette in evidenza un rallentamento della crescita. I dettagli

 

Le aziende italiane nel 2017 hanno goduto di buona salute, e hanno avuto un’accelerazione nella loro ripresa, recuperando redditività e riducendo i loro debiti. Nei primi sei mesi del 2018, invece, c’è stata un’inversione di tendenza, quindi un preoccupante rallentamento nella crescita che potrebbe portare a dei risvolti negativi negli scenari macroeconomici.

Queste sono le due tendenze che emergono dal Rapporto Cerved PMI 2018, un documento presentato il 15 novembre 2018 e che fotografa lo stato di salute economico-finanziaria delle piccole e delle medie imprese italiane.

Le imprese italiane che secondo Cerved rientrano nella categoria sono 148.531, di cui  123.495 sono di dimensione piccola, mentre le restanti 25.036 sono medie. Rappresentano attualmente il 24% delle imprese italiane e occupano più di 4 milioni di addetti. Il loro giro d’affari totale tocca i 886 miliardi di euro.

I dati Cerved per il 2017

Per le PMI, il 2017 si colloca come apice di quel processo di ripresa iniziato a rilento nel 2012 e che più recentemente ha acquisito maggior slancio. I ricavi sono aumentati del 5,3% rispetto al 2016, il valore aggiunto è cresciuto del 4,5%, e nonostante l’aumento dei costi per il personale (+5%), è aumentata la redditività lorda del 3,6%. Infine, il cashflow ha ritrovato i livelli precedenti alla crisi. Questa ripresa della redditività è, in parte, il riflesso della crescita economica italiana e, in parte, della politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea. Le PMI, capitanate nella ripresa da quelle con maggiore vocazione internazionale, hanno ricominciato ad aumentare nel numero mettendo fine, di fatto, all’emorragia che al culmine della recessione le aveva decimate.

Nel 2017 le PMI hanno ricominciato anche a investire. Gli investimenti finanziati da debiti bancari da parte delle imprese sono stati in parte incentivati dal piano Industria 4.0 e anche dalla maggiore disponibilità di credito da parte di intermediari finanziari. Infatti il rapporto tra investimenti materiali e immobilizzazioni è passato dal 6,3% al 7,8%; inoltre il rapporto tra gli oneri e i debiti finanziari è in miglioramento: dal 13,2% del 2016 al 12,1 del 2017, un dato che sottolinea la sostenibilità dei debiti contratti.

La crescita della popolazione di PMI è andata pari passo con l’aumento del numero di PMI con bilanci più sostenibili, infatti sono circa 80 mila le imprese giudicate di profilo “solido”, ovvero il 54% del totale delle PMI. Diminuita anche l’area di rischio, che dal 23% passa al 14%.

I dati Cerved per i primi mesi del 2018

Tasso di natalità e uscita dal mercato delle imprese

Per quanto riguarda, invece, il 2018, sono stati rilevati diversi indicatori durante la prima metà dell’anno che sembrano suggerire che la ripresa delle PMI stia rallentando, lasciandosi alle spalle il picco del 2017. Il tasso di natalità è passato dall’8,2% del 2017 al 1,3%, mentre è tornato ad aumentare il numero delle imprese che escono dal mercato (2,9% su base annua). I fallimenti hanno continuato a diminuire, sebbene con numeri meno brillanti del 2017 (-2,8% per il 2018, contro il -19,6% del 2017).

Situazione dei mancati pagamenti

I segnali che suggeriscono che la fase di miglioramento delle PMI sia giunta a compimento non sono finiti: già negli ultimi mesi del 2017 è aumentato il numero dei mancati pagamenti delle PMI, tendenza poi confermata nei primi sei mesi del 2018. Nonostante ciò, i mancati pagamenti e i ritardi rimangono a dei valori storicamente bassi.

Prospettive future

Quindi le prospettive future per le PMI sono condizionate da un quadro economico di grande incertezza, dovuta a fattori interni ed esterni. Ci sono delle preoccupazioni per gli sviluppi della politica commerciale statunitense e i riflessi sull’attività economica mondiale che già mostra segni di rallentamento, in più bisogna tenere conto delle incognite che derivano dalla brexit, aggiunte alla generale frenata dell’economia in vari paesi europei.

In questo scenario di lieve rallentamento dell’economia italiana, coerente con la contrazione del ciclo economico internazionale, le attese per i bilanci delle PMI sono comunque positive, e con una tendenza di crescita dei fatturati e di valore aggiunto. I margini lordi dovrebbero accelerare la crescita, mentre dal punto di vista del patrimonio, dovrebbe crescere il ricorso al capitale di debito e proseguire il rafforzamento patrimoniale.

Lo scenario macroeconomico italiano, però, è messo in pericolo dalla crescente sfiducia dei mercati sulla tenuta dei conti pubblici italiani. Questo ha portato a un deciso aumento degli spread, con effetti potenzialmente nefasti sui tassi d’interesse, se gli spread continueranno ad aumentare in modo prolungato. Questo significherebbe interrompere il ciclo positivo degli investimenti e, quindi, portare pesanti conseguenze alle PMI in termini di redditività e di rischio. Gli effetti dell’aumento dei tassi d’interesse, però, non risulterebbero omogenei, perché graverebbero maggiormente sulle piccole società.

Margini di miglioramento

Il rapporto di Cerved chiude facendo riferimento ai margini di miglioramento delle PMI, e più in generale dell’economia italiana, parlando di circa 5 mila aziende che hanno grandi potenzialità di crescita. Queste aziende presentano delle performance finanziarie eccellenti e quindi avrebbero grandi vantaggi se ricevessero iniezioni di private equity, tramite fondi o attraverso la quotazione. La maggior parte di queste imprese sono di controllo famigliare (3.340), oppure risultano completamente chiuse in termini di proprietà e di governo (1.625). Molte di queste società si avvicinano al cambio generazionale, un momento molto delicato della vita dell’impresa, in cui l’apertura verso apporti esterni, sia di competenze, sia di capitale, potrebbe rivelarsi particolarmente utile.

Se le imprese in questione si aprissero alle opportunità di private equity, potrebbero accrescere il loro valore aggiunto di 40 miliardi di euro, mentre le aziende quotabili vedrebbero aumentare lo stesso parametro di 21 miliardi. Pur trattandosi di stime, le ipotesi stilate da Cerved individuano un potenziale di crescita che sarebbe importante sfruttare.

Il report completo con maggiori dettagli è disponibile su Know Cerved

Alvise

Classe 83. Trevigiano di nascita ma Internettiano d’adozione. Non ho ricordi di casa mia senza un computer. La prima volta che ho messo piede sul web avevo 12 anni, Google ancora non esisteva e ci volevano ...

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