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Digitalizzazione e PMI. La situazione italiana post Lockdown COVID-19

Digitalizzazione e PMI

Una ricerca svolta dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI analizza l’impatto della digitalizzazione delle PMI sulle loro performance economiche. L’intervento di Federico Leproux, CEO di TeamSystem, sul tema.

 

A giugno 2020 l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, in collaborazione con TeamSystem S.p.a., ha pubblicato una ricerca sullo stato della digitalizzazione delle PMI in Italia, allo scopo di analizzare il suo impatto sulle loro performance economiche e sul PIL del Paese.

Ne è emerso che colmare il gap digitale rispetto ai Paesi EU può valere fino a ben 7 punti di PIL. Questo sarebbe infatti l’aumento in punti percentuali se l’Italia riuscisse a colmare il divario con l’indice di digitalizzazione delle PMI tedesche. Per farlo, l’indice italiano dovrebbe aumentare del 65%, accompagnandolo inoltre a un programma allargato a grandi imprese e Pubblica Amministrazione.

L’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano studia da anni il livello di maturità digitale delle piccole e medie imprese italiane e le azioni da intraprendere, a livello impresa e a livello Paese, per stimolare la digital transformation di questo comparto. In queste attività di ricerca si inserisce una specifica analisi orientata a comprendere i benefici della digitalizzazione delle PMI in termini di performance economica, che ha quindi definito un Indice di Maturità Digitale delle PMI italiane, su un campione di circa 500 piccole medie imprese, costruito indagando quattro macroaree di business: 

  1. cultura e organizzazione per l’innovazione;
  2. digitalizzazione dei processi core; 
  3. digitalizzazione dei processi di supporto;
  4. utilizzo di tecnologie ad alto impatto innovativo. 

Lo studio è stato effettuato a partire da una survey telefonica svolta nel mese di febbraio 2020 (prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus), secondo il seguente perimetro di ricerca:

  • Piccole (10-49 addetti) e medie imprese (50-249 addetti);
  • Sede in Italia e fatturato inferiore ai 50 milioni di euro.

Su di un campione di 521 imprese, rappresentative delle 206,000 PMI italiane, stratificato per:

  • 2 classi di addetti (piccole vs medie);
  • 4 ripartizioni territoriali (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole);
  • 3 macroclassi settoriali (Manifattura, Commercio, Altri servizi).

La ricerca è stata quindi basata su analisi della classe latente e analisi micro e macro-econometriche, basate su un paniere di indicatori di digitalizzazione, che hanno evidenziato come il gap digitale tra le PMI italiane e il resto dei paesi europei sia al momento rilevante. L’analisi macroeconomica è stata effettuata a partire dai dati del Digital Agenda Scoreboard della Commissione Europea.

La Germania – come già citato – supera l’Italia del 65%. Ma anche la Spagna è avanti del 40% rispetto a noi. Più modesto (+20%) il divario con la Francia. Sta di fatto che iI gap digitale tra le PMI italiane e la media europea si attesta al 37%, con solo il 34% delle PMI italiane considerate “digitally mature”, ovvero imprese che mostrano concretamente un elevato grado di maturità rispetto a tutte le aree.

L’11% delle aziende analizzate rientrano nella categoria “digitally committed”, dimostrando quindi cultura e organizzazione aziendale votate all’innovazione digitale e quindi pronte a diventare pienamente mature.

Il 23% del restante campione possono definirsi “digitally immature”, pertanto carenti dal punto di vista dell’innovazione digitale su tutte le aree, mentre il 32% si è rivelato “process-oriented”, che cioè hanno rivolto gli sforzi verso la digitalizzazione di base e tattica dei processi core e di supporto, ma meno pronte culturalmente e meno interessate alla tecnologia innovativa.

Le imprese meno mature mostrano dei tratti peculiari rispetto a quelle più mature, tra cui:

  • sono più piccole;
  • sono più orientate al prodotto che al servizio;
  • esportano meno;
  • hanno adottato la fatturazione elettronica solo al momento dell’obbligo normativo;
  • hanno un approccio più tattico e meno strategico al digitale.

Secondo lo studio, i benefici maggiori in termini di livello di digitalizzazione delle PMI sarebbero garantiti da quattro aree di investimento prioritario a livello di Paese:

  • digitalizzazione delle relazioni con i clienti;
  • digitalizzazione di dati e informazioni aziendali;
  • connettività;
  • sviluppo di competenze ICT e digital.

Lato impresa, passare da uno stadio di immaturità digitale ad un profilo digitalmente più avanzato può portare ad aumentare la produttività del +15% e a migliorare l’attenzione alla sostenibilità ambientale del 24%. La sola tecnologia però non è sufficiente, ma servono una prospettiva strategica sull’utilizzo delle tecnologie e uno sviluppo di competenze a supporto affinché i guadagni in produttività siano consistenti e di lungo periodo”, commentano dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI

I dati della ricerca non evidenziano invece variazioni significative di produttività tra i 3 profili di imprese che hanno intrapreso la digital transformation: la differenza importante si ha quindi tra PMI che non hanno affrontato la digitalizzazione e quelle che l’hanno intrapresa, a prescindere dal punto di avanzamento in cui si trovano. Una diversa prospettiva strategica (non catturata dall’indice) e differenze di benefici in termini settoriali e di mercato possono essere parte della spiegazione di questo risultato.

Altri risultati degni di nota hanno inoltre evidenziato come:

  • A livello di sensibilità verso tematiche ambientali, emergono differenze sostanziali tra i diversi profili di impresa;
  • Le PMI process-oriented riportino un indice di sostenibilità superiore del 23,8% delle digitally immature;
  • Le aziende digitally mature riportano un indice di sostenibilità superiore del 51,3% delle committed.

“Lato paese, un aumento della maturità digitale delle PMI ha un effetto positivo e significativo sul PIL ma va comunque considerata la dinamica complessiva dell’intero ecosistema: il contributo della digitalizzazione delle PMI alla crescita economica sarà tanto più rilevante quanto più sarà frutto di un contesto più digitalizzato, a partire dalle grandi imprese (che spesso si interfacciano con le PMI nella loro filiera produttiva), fino ad arrivare alla Pubblica Amministrazione, la cui spinta verso il digitale può influire positivamente sull’intero territorio”.

Le piccole medie imprese italiane hanno dimostrato negli ultimi anni un’enorme resilienza di fronte alle turbolenze dei mercati e, soprattutto a fronte dell’emergenza sanitaria COVID-19, il digitale si è rivelato e si rivelerà sempre più fondamentale per la sopravvivenza delle stesse PMI.

Federico Leproux, CEO di TeamSystem, ha inoltre sottolineato come digitalizzare le PMI italiane, con un programma concreto e non timido, possa dare un contributo fondamentale alla ripartenza del Paese, permettendo così di colmare il gap di produttività e scala di cui soffre il nostro sistema di imprese. L’imminente fase di recovery dovrà essere caratterizzata da un’Italia che ritorna a crescere in modo sostenibile e riacquista la propria competitività nello scacchiere globale. “Proseguendo sulla strada di una trasformazione digitale di sistema, Pubblica Amministrazione inclusa, allora il drammatico periodo che abbiamo vissuto – e la conseguente crisi economica – potrà rappresentare davvero un momento di svolta per tutto il paese, in cui abbiamo saputo ripensarci e reinventarci” conclude infine Leproux.

Stefano

Dal 2001 scrivo per siti internet e blog (passando per quelle che una volta erano le webzine, le community, ecc ecc). Lavoro in proprio come freelance e collaboro con diverse agenzie di comunicazione e ...

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