Fallimenti 2015: sempre meno aziende in crisi

Fallimenti 2015: sempre meno le aziende in crisi – i dati dell’osservatorio Cerved

I dati dell’osservatorio Cerved su fallimenti 2015, procedure e chiusure, mostrano sempre meno aziende in crisi e una situazione imprenditoriale in via di miglioramento.

In Italia calano i casi di fallimenti nel 2015: questo il risultato di una recente indagine condotta da Cerved, che testimonia in modo ineccepibile come la situazione imprenditoriale del Bel Paese stia progressivamente migliorando soprattutto in confronto al 2014, quando la crisi aziendale ha portato i picchi massimi di default e chiusure volontarie d’impresa.

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Osservatorio Cerved: I Dati

Entrando nel dettaglio dei dati ricavati dall’analisi, possiamo dire che:

  • se nel secondo trimestre del 2015 hanno chiuso 18.300 realtà commerciali (-6,2% rispetto al 2014), nel primo semestre le procedure di cessazione attività avviate sono state 38.500 (-6,5% rispetto al 2014);
  • tra aprile e giugno 2015 i fallimenti di azienda registrati non hanno superato quota 3.800 (-1,8% rispetto al primo trimestre 2015 e -11,3% rispetto allo stesso periodo del 2014);
  • mentre il totale delle procedure fallimentari nel primo semestre 2015 è stato di 7.600 (-6,8% rispetto al 2014), il totale delle procedure concorsuali non fallimentari sempre nel primo semestre 2015 è stato di 1.300 (-12,1% rispetto al 2014).

Secondo le statistiche ottenute da Cerved, la diminuzione delle aziende in crisi e, soprattutto, la riduzione dei default, deriverebbero quasi certamente da una minore propensione degli imprenditori a liquidare in maniera volontaria le cosiddette attività in bonis: questi stessi trattamenti di fine rapporto sono infatti calati dal 2014 di 6,1 punti percentuali arrivando oggi a 29.600.

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Calo dei Fallimenti: Macrosettori e zone maggiormente interessate

Per quanto concerne le modalità di diffusione del miglioramento appena descritto, sempre grazie alla ricerca presentata dall’Osservatorio, sappiamo trattarsi di un processo più o meno diffuso in tutti quei macrosettori sui quali il calo dei fallimenti 2015 e delle crisi aziendali ha inciso in modo particolare:

  • nell’industria, dove le procedure di chiusura si sono abbassate più che negli altri settori passando a tassi di 2 sole cifre;
  • nelle costruzioni, dove però la riduzione maggiore ha riguardato il ricorso ai concordati e le procedure non fallimentari;
  • e nel terziario, dove il progresso (seppur più moderato) ha interessato principalmente le liquidazioni volontarie e le procedure concorsuali.

Passando alle zone specifiche del Paese, il Nord-Ovest è la parte in cui la diminuzione delle procedure concorsuali è maggiore, il Centro conferma tassi di fallimento delle aziende simili rispetto a quelli dell’anno precedente, mentre il Centro-Sud presenta ancora un 20% di chiusure volontarie che va a scontrarsi contro l’11% del Nord.

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Cosa aspettarsi nel futuro

A detta dell’Amministratore Delegato di CRIBIS D&B Marco Preti, i dati del 2015 fanno finalmente intravedere all’Italia uno spiraglio di ripresa, dopo che nel 2014 si è registrato il record negativo di aziende in crisi: un miglioramento derivante in primis dal lavoro svolto da tutte quelle realtà che negli ultimi anni sono riuscite a difendersi dalle tante insidie del periodo.

Sempre secondo Preti, anche se i progressi riscontrati sono senza alcun dubbio notevoli (soprattutto in riferimento al calo dei fallimenti nel 2015), la nostra Nazione non può assolutamente permettersi di abbassare la guardia, perché i buoni risultati raggiunti in questo periodo devono diventare lo stimolo per crescere ancora.

photo credit: Robert Couse-Baker – cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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