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Imprenditori e imprese di successo: i 40 anni sono gli anni d’oro

Il MIT di Boston e l’Università di Padova hanno analizzato la correlazione fra l’età dei neo imprenditori e il successo delle loro aziende: i risultati emersi

 

Avere vent’anni o poco più, ed essere già un imprenditore di successo alla Steve Jobs o Bill Gates, sembrerebbe essere l’eccezione piuttosto che la regola, se parliamo di imprese di successo. E a dimostrarlo è stata la scienza attraverso una ricerca condotta da Pierre Azoulay, un docente di una delle università più prestigiose degli Stati Uniti, il MIT di Boston.

Lo studioso ha analizzato i dati governativi del Census Bureau degli Usa relativi a quasi tre milioni di persone che hanno fondato un’impresa tra il 2007 e il 2014. Quello che è emerso sottolinea una correlazione tra la l’età dei fondatori e il successo dell’azienda che va a smentire il mito dell’imprenditore ventenne e trionfante.

Partiamo dal fatto che l’età media di chi fonda un’azienda oltreoceano è di 42 anni, mentre per le aziende con una crescita più elevata si sale a quota 45 anni. Questi dati possono sembrare inverosimili solo se non li osserviamo da vicino, tenendo conto della teoria del capitale umano. L’età, infatti, porta con sé una buona dose di esperienza, ma non solo: aumentano anche le risorse finanziarie e il numero di relazioni utili per far partire l’impresa.

La situazione in Italia: i dati dell’Università di Padova

I dati non sono poi così’ lontani se ci spostiamo ad analizzare la situazione italiana, anzi, in questo campo ci riscopriamo molto simili agli “zii d’America”. A svelarlo è stata una ricerca del dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Padova che, su un campione di quasi 3.500 nuove imprese nate tra il 2005 e il 2007 in Veneto e nei settori manifatturieri, ha scoperto l’età media di 35 anni dei neo-imprenditori. Non è tutto: le imprese fondate da imprenditori che avevano precedenti esperienze nascevano più grandi, si sono sviluppate meglio e hanno un ciclo di vita più lungo.

La ricerca padovana non si è fermata a questo, anzi, ha voluto trovare la correlazione tra la dimensione dell’azienda e sopravvivenza, con l’esperienza dei fondatori. I risultati hanno messo in evidenza che, se i fondatori avevano lavorato precedentemente come dipendenti nello stesso settore, la neo-impresa ne avrebbe beneficiato in termini di dimensione iniziale e di probabilità di sopravvivenza. Lo stesso vale per le competenze acquisite come imprenditore nello stesso settore, mentre non influisce in questi termini l’essere stato un imprenditore in un altro settore.

In sostanza, chi crea un’impresa dopo aver lavorato come dipendente in un settore, ha il 36% di dipendenti in più rispetto a chi è totalmente nuovo in quel campo; mentre chi è già stato un imprenditore nello stesso settore avrà una dimensione maggiore (+53%) rispetto a chi lo ha fatto in altri settori.

Il peso dell’esperienza pregressa sul successo del progetto imprenditoriale

Se, da una parte, lo studio del dipartimento di Scienze economiche e aziendali sembra premiare l’esperienza come un fattore positivo di sviluppo, dall’altra mette in guardia che averne maturato troppa potrebbe essere un rischio. Il picco nelle dimensioni aziendali di partenza si raggiunge dopo 110 mesi di esperienza pregressa, equivalenti a circa 10 anni vissuti da dipendente o da imprenditore nello stesso settore. Dopo questa soglia la dimensione media delle start-up inizia a decrescere, unitamente alla probabilità di sopravvivenza. Questo accade perché chi ha trascorso molto tempo nella stessa azienda (o nello stesso settore) tende a replicare il modello di business a cui è abituato e si dimostra più avverso al rischio. Tutto questo si traduce inevitabilmente in investimenti più esigui in innovazione e meno assunzioni.

Alla luce di questi dati, una riflessione sorge spontanea.

Sembrerebbe conveniente incentivare chi è ancora fresco di laurea o master ad accumulare esperienza nel settore prima di lanciarsi in un’iniziativa imprenditoriale. Magari l’idea d’impresa c’è fin da subito, ma mancano i mezzi per poterla realizzare e per renderla di successo.

Invece la politica italiana ha messo in campo un gran numero di investimenti e agevolazioni rivolte alle start-up under 35 e ai neolaureati, quando il periodo più florido per la nascita e lo sviluppo delle stesse si colloca esattamente dopo tale età. Dall’altra parte della medaglia abbiamo, invece, le spin-off, ovvero quelle start-up fondate da persone con esperienza pregressa nel settore, che devono lottare contro le clausole di non competitività che impediscono loro di creare una nuove realtà imprenditoriali per 5 o 10 anni, una volta usciti da un’azienda.

Tutto questo non fa che perpetuare il mito dell’imprenditore ventenne, quando invece nella realtà è statisticamente raro.

Elisa

Come sempre mi capita quando mi viene chiesto di parlare di me, mi ritrovo in grande difficoltà. Questo perché le definizioni mi sono sempre andate strette. Quello che posso dire su di me è che sono ...

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