Marca da bollo sulle fatture: ecco come si applica

Applicare la marca da bollo sulle fatture: casi di esclusione, regole e limiti

Abbiamo chiesto al commercialista alcune informazioni per capire come gestire correttamente l’applicazione della marca da bollo su fatture e documenti analoghi

 

Nelle questioni che riguardano la coppia marca da bollo e fatture, la regola generale che dobbiamo seguire quando ci chiediamo se una fattura (o un documento analogo) deve essere assoggettata all’imposta di bollo è il principio di “alternatività” rispetto all’IVA: in base a quanto previsto dall’art. 6 della Tabella (allegato B) al D.p.r. 633/1972, l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta di bollo sono tra loro alternative.

Di conseguenza quando le fatture, le ricevute, le quietanze, le note, i conti, le lettere e i documenti di addebitamento o di accreditamento riguardano pagamenti di corrispettivi assoggettati ad IVA, gli stessi sono esenti dall’imposta di bollo.

Ulteriore regola da seguire poi riguarda l’importo del documento: in ogni caso la marca da bollo (nella misura di Euro 2,00) non va applicata se gli importi indicati in fattura sono comunque inferiori ad Euro 77,47.

 

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Casi di esclusione

Non deve quindi essere apposta la marca da bollo da Euro 2 sui seguenti documenti:

  • se l’importo soggetto all’imposta è inferiore ad Euro 77,47;
  • fatture, note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad IVA (sia quando l’IVA è esposta sul documento, sia quando è riportata una dicitura che affermi che il documento è emesso con riferimento al pagamento di corrispettivi assoggettati ad IVA);
  • fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di merci (esportazioni dirette e triangolari) ed a cessioni intracomunitarie di beni (art. 15 Tabella allegato B Dpr. 642/1972);
  • sulle fatture con IVA assolta all’origine, come nel caso della cessione di prodotti editoriali;
  • per le operazioni in applicazione del reverse charge.

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Marca da bollo e fatture: operazioni internazionali

Per quanto riguarda le operazioni internazionali, come previsto nella R.M. 415755 le fatture relative a operazioni assimilate a esportazioni (di cui agli artt. 8-bis, 9, 72 del D.p.r. 633/1972) non possono usufruire dell’esenzione dall’imposta di bollo, in quanto l’esenzione dall’imposta di bollo attiene le fatture emesse in relazione alle esportazioni di beni e non può avere efficacia per quei documenti emessi per operazioni economiche assimilate alle esportazioni ai soli effetti dell’applicazione dell’IVA.

Anche tale principio tuttavia ammette alcune deroghe, per quanto attiene le fatture emesse:

  • ai sensi dell’art. 9 del D.p.r. 633/1972, sono esenti dall’imposta di bollo se riferite a prestazioni di trasporto dirette esclusivamente alla realizzazione di un’esportazione di beni con esclusione quindi di servizi relativi a beni in transito doganale o ai trasporti di persone;
  • ai sensi dell’art. 8-bis del D.p.r. 633/1972 sono esenti dall’imposta di bollo se emesse nei confronti degli armatori e se riguardanti beni destinati a dotazione o provvista di bordo;

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Marca da bollo e fatture d’importo complessivo superiore a € 77,47

Sono invece soggette alla marca da bollo tutte le fatture (o documenti) emessi sia in forma cartacea sia in forma elettronica aventi un importo complessivo superiore a € 77,47 non assoggettato da IVA, quali:

  • le fatture fuori campo IVA, per mancanza del requisito oggettivo o soggettivo (artt.2, 3, 4 e 5, D.p.r. 633/72);
  • le fatture fuori campo IVA ex artt. da 7-bis a 7-septies D.p.r. 633/72;
  • le fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che emettono la dichiarazione d’intento (art.8, co.1, lett. c), D.p.r. 633/72), ad eccezione del caso in cui venga riportato in fattura che “si tratta di beni destinati all’esportazione”;
  • le fatture esenti (art.10 D.p.r. 633/72);
  • i documenti esclusi dal campo di applicazione dell’IVA (art.15 D.p.r.633/72);
  • le fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi e forfettario.

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In caso di fatture “miste” e altri casi particolari

Come ci dobbiamo comportare invece in caso di fatture “miste”, ovvero contenenti importi soggetti ad IVA ed importi non soggetti? La R.M. 98/E/2001 ha chiarito che la marca da bollo deve essere applicata anche su tali documenti solo se gli importi non soggetti ad IVA presenti in fattura sono di ammontare superiore ad Euro 77,47.

Le copie conformi delle fatture rilasciate ad esempio a causa dello smarrimento dell’originale da parte del cliente, seguono lo stesso trattamento riservato alla fattura originale, quindi: se la fattura era assoggettata a bollo, lo sarà anche la copia, se la fattura non lo era, non lo sarà neppure la copia.

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Marca da bollo e fatture: diciture, ovvero cosa scrivere in fattura

La marca da bollo, se assolta tramite contrassegno telematico, deve essere applicata sulla copia originale della fattura consegnata al cliente; sulle altre copie andrà riportata la seguente dicitura: “imposta di bollo assolta sull’originale”.

Se l’imposta di bollo viene assolta in modo virtuale, sulla fattura deve essere riportata una specifica annotazione: “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex DM 17/06/2014”.

Ricordiamo inoltre che la marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore, ovvero sul soggetto che emette il documento assoggettato ad imposta, sebbene vi sia una responsabilità solidale di entrambe le parti quindi anche del soggetto che riceve la fattura, nel caso in cui il documento sia sprovvisto della marca da bollo.

In caso di omesso, insufficiente o irregolare versamento dell’imposta di bollo dovuta, si applica la sanzione amministrativa, per ogni fattura irregolare, di un importo da 1 a 5 volte l’imposta evasa (art.25, D.p.r.. n.642/72).


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Luca Mambrin

Dottore Commercialista e Revisore contabile a Trieste, se mi avessero domandato ai tempi dell’università “cosa farai da grande” non avrei mai risposto “il dottore commercialista”: ed invece ...

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