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Reti d’impresa: efficaci contro la crisi economica

Le reti d’impresa sono fondamentali per fronteggiare la crisi e accompagnare la ripresa economica: lo dimostrano i risultati del Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulle Reti d’Impresa.

 

La crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto molto forte su tutte le economie avanzate, compresa quella italiana, che ha registrato nel 2020 un crollo del PIL dell’8,9%. Tuttavia, la ripresa si annuncia altrettanto rapida, grazie anche a importanti stimoli offerti dall’Unione Europea come il piano Next Generation Europe.

Molte aziende, in genere di piccole e medie dimensioni, hanno attivato meccanismi virtuosi e forme di collaborazione informale, spesso riconvertendo processi produttivi e impianti tecnologici esistenti in diversi settori economici. Diverse di loro hanno costituito reti d’impresa.

La rete d’impresa è un contratto che consente ai partecipanti di mettere in comune attività e risorse; l’obiettivo di questa condivisione è migliorare il funzionamento e rafforzare la competitività delle aziende che ne fanno parte. L’argomento è stato approfondito nell’articolo “Reti di imprese: cosa sono, come funzionano e quali vantaggi offrono”.

Le imprese che hanno fatto rete o all’interno di filiere produttive si sono dimostrate più innovative e aperte verso i mercati internazionali, superando i limiti di autosufficienza emersi in termini di capacità produttive e approvvigionamento. Risulta quindi evidente quanto possa essere importante favorire la collaborazione tra imprese, attraverso modelli di aggregazione stabile e organizzata, come i contratti di rete, soprattutto nell’ambito delle filiere produttive di eccellenza considerate strategiche per il Paese.

Le reti d’impresa si confermano infatti determinanti per fronteggiare la crisi e accompagnare la ripresa economica, favorendo le performance delle singole imprese che insieme migliorano la trasformazione tecnologica, il rafforzamento delle relazioni, l’acquisizione di nuove competenze. Se ne trova evidenza nel 3° rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulle Reti d’Impresa, presentato a gennaio 2022.

Il Rapporto dell’Osservatorio: le Reti aumentano e aiutano la crescita

Il 20 gennaio 2022 si è tenuto in Confindustria l’evento di presentazione del 3° Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulle Reti d’Impresa, costituito da RetImpresa, InfoCamere e Università Cà Foscari Venezia.

Elaborato sulla base dei risultati della survey condotta su 241 reti tra giugno e luglio 2021, il Rapporto analizza i principali trend delle reti e delle imprese aggregate, l’evoluzione e le performance del fenomeno, il ruolo delle reti rispetto a macro-temi di policy nell’attuale scenario socio-economico, come la digitalizzazione, l’importanza delle relazioni inter-organizzative per startup e grandi imprese e nell’ambito di filiere strategiche come le scienze della vita, evidenziando come a fine 2021 siano 42.231 le imprese in rete per 7.541 contratti di rete, con un aumento delle reti del 13,3% nel 2021 rispetto al 2020.

In particolare dal Rapporto 2021 emerge un dato forte: la crescita della performance della rete, delle singole imprese in rete, dell’apprendimento in rete, dell’efficacia e coesione della rete, nonché il suo ruolo nel fronteggiare la crisi pandemica sono sempre correlati ad una elevata complementarietà delle risorse messe in rete e alla vicinanza di mercato tra le imprese in rete, intesa come condivisione di una comune strategia, di partnership e di esperienze manageriali simili.

Una lettura più consapevole, attenta e puntuale dei dati del Registro delle Imprese sui fenomeni più dinamici della nostra economia, come quello delle reti, è condizione indispensabile anche per sfruttare al meglio le risorse del PNRR, attuando quel principio di accountability che ci viene chiesto dall’Europa per rendicontare i risultati dei progetti e promuovere il riuso delle best practice” – Paolo Ghezzi, Presidente Infocamere.

Il contratto di rete: quando si crea e a cosa serve

Il contratto di rete è quindi uno strumento agile che permette alle aziende anche di piccole dimensioni di affrontare mercati incerti o complessi grazie alla condivisione delle risorse e di una visione strategica.

La survey condotta tra giugno e luglio 2021 su di un campione di 241 reti, conferma che tali reti si creano soprattutto per istituzionalizzare precedenti relazioni o sulla spinta di poche imprese che promuovono la nascita della rete, evidenziando quanto le imprese in rete sono propense a rinnovare e a rafforzare la rete, senza puntare ad altre forme contrattuali – e più tradizionali – di aggregazione.

La rete consente inoltre ai singoli partner di sviluppare nuove competenze, e di svolgere attività che difficilmente potrebbero essere apprese singolarmente e gestite in modo autonomo.

In particolare, il contratto di rete con causale di solidarietà, introdotto lo scorso anno, il cui limite per la sottoscrizione era stato fissato al 31 dicembre 2020, poi prorogato al 31 dicembre 2021, si è rivelato uno strumento molto significativo, che estende e valorizza il concetto di rete.

Per ulteriori informazioni sulle forme giuridiche che può assumere una rete d’impresa, leggi gli approfondimenti su rete soggetto e rete contratto.

Da semplice aggregazione finalizzata alla massimizzazione dei benefici per le imprese aderenti, la rete diventa una leva operativa malleabile e utile alle PMI per molteplici scopi, favorendo la flessibilità di impiego delle competenze e del capitale umano in quanto fattore in grado di aumentare la competitività delle singole aziende e dell’intera rete.

La mappa dei contratti di rete: settori, regioni, obiettivi

Le imprese più coinvolte nei contratti di rete appartengono ad agroalimentare (22%), commercio (14%) e costruzioni (12%), con in testa il Lazio (24,3%) seguito da Lombardia (10,5%) e Veneto (7,8%), Campania (7,5%) e Toscana (7,1%).

Nei servizi turistici operano 4000 imprese, pari al 10% del totale, mentre circa 5000 imprese, pari al 12% del totale, si suddividono equamente tra i settori dei servizi professionali (2.488) e della meccanica (2.467).

Secondo i dati forniti dal Rapporto, il 50,5% delle reti contratto è composto da micro reti di 2-3 imprese. Si rafforzano le aggregazioni uni-provinciali (51%) e uni-regionali (72%) e aumentano le reti tra aziende dello stesso settore, in particolare nei settori agricoli e agroalimentari.

Si tratta in prevalenza di reti verticali (39%), con obiettivi comuni come ad esempio il rafforzamento di potere contrattuale (35,7%), la riduzione dei costi di produzione (17%) e il raggiungimento di una maggiore efficienza. Parlando di obiettivi, si segnala un calo delle reti nate per fare innovazione, a fronte di un aumento di quelle che partecipano a bandi e appalti e sviluppano progetti di formazione (23%).

Il 21,2% delle reti nasce per attività di marketing congiunto e il 17,4% per creare un brand di rete, il 19,5% per condividere acquisti, il 19,1% per sviluppare nuovi prodotti e il 17,4% nuovi processi, e il 12, 4% per esigenze di formazione.

Anche il miglioramento delle condizioni di accesso al credito e, più in generale, delle relazioni con le banche, rappresenta uno dei possibili obiettivi per la costituzione di una rete d’imprese. In particolare, l’accesso al credito rappresenta un problema soprattutto per le imprese più piccole, che proprio attraverso il contratto di rete possono rafforzare la loro posizione nei confronti degli istituti di credito, dato che l’adesione a una rete può influire positivamente nel processo di affidamento delle singole imprese aderenti.

Dal punto di vista delle banche, infatti, una rete d’imprese può costituire una forma di aggregazione interessante sotto il profilo regolamentare, della gestione dei rischi e commerciale. La rete può configurarsi come un gruppo di clienti connessi, da considerarsi come un’unica posizione di rischio. La collaborazione fra più imprese che seguono una strategia comune può migliorare le performance delle singole imprese, riducendo il margine di rischio per la banca. Infine, le reti sono a tutti gli effetti una nuova tipologia di clientela, a cui gli istituti di credito possono offrire servizi e finanziamenti dedicati.
Per questi motivi, le banche possono anche promuovere e partecipare a reti.

Leggi anche “Finanziamenti alle imprese: come parlare con le banche

L’identikit delle reti d’impresa più performanti

I dati ottenuti dalla survey hanno evidenziato alcune caratteristiche comuni alle reti che si sono dimostrate più performanti e solide.

  • hanno risorse e competenze complementari, soprattutto intangibili;
  • sono simili tra loro come mercato di riferimento;
  • considerano importanti le tecnologie legate ai dati e all’automazione, soprattutto nel Made in Italy.

La rete viene considerata come uno strumento per accedere a competenze complementari per fare innovazione, e può quindi rivelarsi un buon moltiplicatore degli investimenti finalizzati a questo obiettivo. Tuttavia, sono necessari specifici finanziamenti per aiutare le imprese, in particolare le più piccole, ad avviare un percorso di investimenti in innovazione.

Le tecnologie digitali risultano in genere ben diffuse nelle reti d’impresa, in particolare per quanto riguarda l’analisi dei dati e il loro utilizzo all’interno dei processi produttivi grazie all’automazione. Le reti attive nei settori del Made in Italy, per le quali l’aggregazione ha determinato un vantaggio sia in termini di risultati economici, che di competitività, che di resilienza di fronte alla pandemia, si dimostrano le più propense a mettere a valore le tecnologie digitali, ma più in generale emerge che le reti d’impresa più vecchie e composte anche da medie e grandi imprese siano quelle in grado di sviluppare i modi migliori per mettere a frutto il digitale.

Le reti miste, dove possono trovare posto piccole, medie e grandi imprese, vanno quindi favorite, in quanto la condivisione delle competenze e delle risorse può offrire vantaggi a tutti i partner.
L’Osservatorio 2021 ha infatti individuato oltre 450 contratti di rete che coinvolgono quasi 750 grandi imprese che fanno rete prevalentemente con PMI e dimostrano una spiccata propensione a stipulare reti e accordi di collaborazione di filiera o per gestire la supply chain delle imprese di grandi dimensioni. Nel complesso il 49% delle reti ha al suo interno almeno una media o grande impresa.
Per le grandi imprese, quindi, la rete costituisce un’alternativa per l’attivazione di collaborazioni rispetto ai tradizionali schemi come acquisizioni o joint venture. 

Le reti miste dimostrano anche un buon livello di coordinamento generale, un alto livello di soddisfazione rispetto alle relazioni tra i membri, allo sviluppo di nuove competenze e all’accrescimento della competitività per i singoli membri, registrando maggiori margini di crescita in termini di capacità di innovare rispetto alle reti formate da sole PMI.

Le reti d’impresa rappresentano un innovativo modello di organizzazione del lavoro e possono contribuire a rafforzare le competenze e i livelli di specializzazione all’interno delle filiere” – Tiziana Nisini, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Startup e Reti d’impresa

Secondo i dati di MISE e UnionCamere, al termine del secondo trimestre 2021 il numero di startup innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese è di 13.582, con un incremento rispetto al trimestre precedente pari a 1.021 unità (+8,1%).

L’Osservatorio 2021 ha dedicato una sezione alle startup in rete (161 a fine aprile 2021) con un focus sulle startup innovative.
Le startup in rete sono prevalenti al Nord (51%), il 26% risiede al Centro e il 23% si concentra al Sud e nel settore dei servizi ICT (42%). Seguono le startup che prestano servizi professionali (26%), quelle della meccanica (7%) e dell’agroalimentare (6%).
Le startup intervistate hanno avuto un ruolo attivo nello sviluppo della rete, sia favorendo i processi di innovazione di prodotto/servizio, sia consolidando le relazioni commerciali tra le diverse imprese retiste.

Dal punto di vista della performance, le startup hanno dichiarato di aver incrementato l’acquisizione di competenze, rafforzato relazioni e reputazione, ampliato le competenze manageriali e le attività di formazione e ottimizzato i costi di produzione, dimostrando quindi  che le reti d’impresa possono rappresentare un luogo naturale nel quale le startup divengono più strutturate e competitive, consentendo loro di accelerare i meccanismi di avvicinamento e scalabilità del mercato.

La maggior parte delle startup in rete opera nei settori dei servizi tecnologici, di informazione e comunicazione (67 imprese, ovvero il 42% del campione esaminato), a cui seguono le startup che prestano servizi professionali (42 imprese, il 26% del campione), quelle della meccanica (11 imprese, il 7% del campione) e dell’agroalimentare (9 imprese, il 6% del campione).

Le startup in rete sono più propense a collaborare con realtà più strutturate e organizzate, in grado di aiutare le startup ad approcciarsi al mercato e ad accedere ai finanziamenti, di acquisire competenze, soprattutto manageriali, di condividere asset logistici, risorse strumentali, supporto consulenziale o di accedere alla rete di relazioni e partnership delle PMI (utenti finali, fornitori qualificati, distributori commerciali).

Le reti a cui aderiscono startup comprendono in genere soltanto imprese di piccole dimensioni (57%); nel 25% dei casi la rete è composta da piccole e medie imprese.

Le reti a cui partecipano le startup contengono  grandi imprese nel 18% dei casi (nel 14% si tratta di reti che coinvolgono piccole, medie e grandi imprese e nel 4% di reti che coinvolgono piccole e grandi imprese).

Le motivazioni che spingono le startup ad aderire ad una rete d’imprese riguardano principalmente la condivisione di know-how e di competenze strategiche, seguita dalla stabilizzazione di precedenti relazioni, dal miglioramento dei rapporti con gli stakeholder, il rafforzamento dell’immagine/comunicazione, l’avvio di programmi di ricerca condivisa, la ricerca fondi e la partecipazione a bandi e gare.

Da questi dati, quindi, la rete si dimostra di fondamentale importanza anche nel ruolo di incubatore per le startup italiane.

In conclusione, i dati dell’Osservatorio 2021 rafforzano il ruolo del contratto di rete nel nostro territorio: il contratto di rete è uno strumento unico, agile e snello, che permette ad imprese grandi e piccole di fronteggiare ambienti turbolenti e complessi condividendo risorse complementari e una stessa visione strategica.

Stefano

Dal 2001 scrivo per siti internet e blog (passando per quelle che una volta erano le webzine, le community, ecc ecc). Lavoro in proprio come freelance e collaboro con diverse agenzie di comunicazione e ...