software pirata

Utilizzo di software pirata, i rischi per le imprese sono sempre più alti

Computer con software pirata: una tendenza tra le piccole e medie imprese, che sono sempre più prese di mira dagli hacker proprio tramite i programmi piratati

Una delle peggiori piaghe dell’odierno sistema aziendale italiano ed estero rappresenta certamente l’irrefrenabile diffusione di software pirata che, ormai da tempo, dilagano a macchia d’olio tre le scrivanie di esercizi operanti nel più svariati settori.

Questo almeno stando alle statistiche della recente indagine condotta a livello globale da Idc e Bsa, che evidenziano come il 47% della popolazione italiana sia solita utilizzare normalmente personal computer dotati di software pirata sprovvisti di regolare licenza. Nel complesso possiamo dire che, oggi, tali software entrano nei pc degli utenti tramite:

  • Hard disk loading (in italiano, caricamento dell’hard disk): in questo caso vengono venduti dei computer in cui sono già presenti software pirata, spesso e volentieri, senza che chi li compra lo sappia.

  • Under Licensing (installazione di programma originale su più pc): in genere ogni software è dotato di una licenza che stabilisce su quanti computer poter installare lo stesso programma. Nella maggior parte dei casi un software è installabile in un solo pc, ma grazie all’uso di crack (un’applicazione che aggira le protezioni di un programma in modo da permetterne l’uso anche non avendolo acquistato) è possibile espandere il download ad un maggiore numero di computer.

Quali sono i danni causati dall’uso di crack e software pirata?

Le conseguenze sono piuttosto gravi e non si tratta solo del danno all’industria del software che ogni anno perde circa 1,5 miliardi di euro, ma si parla di danni tangibili per gli utenti, per i quali i rischi primari consistono nell’eventualità di smarrire o essere derubati di dati sensibili e bancari e di prendere virus più o meno dannosi.

Sempre più spesso si assiste a casi di:

  • furto d’identità;

  • furto di dati bancari;

  • furto di carte di credito;

  • furti di dati aziendali o personali;

  • danni irreversebili a dati contabili e di fatturazione;

  • notevole peggioramento dalle prestazioni dei computer colpiti.

Se non bastasse, Symantec e Kaspersky, due tra le maggiori aziende mondiali che si occupano di sicurezza informatica, registrano giornalmente:

4 Milioni di attacchi al giorno via web di cui 1 su 3 sono attacchi contro piccole e medie imprese ed il dato è in continua crescita.

Secondo i numeri dell’indagine Bsa i software contraffatti scaricati da Internet:

  • nel 78% dei casi contengono “tracking cookie” e “spyware” (codici e virus in grado di intercettare i dati personali dell’utilizzatore del PC)

  • nel 36% dei casi nascondono trojan e altri malware, in grado d’inficiare le prestazioni del computer.

Il dato paradossale consiste nel fatto che, anche se tra gli utenti prevalga la consapevolezza secondo cui adoperare programmi non originali possa causare la presenza di malware e la possibilità di essere attaccati dagli hacker, continui a dominare imperterrita la necessità di optare in favore di software pirata.

Anche se dobbiamo ammettere che nello Stivale, rispetto al 2010, nel 2013 si è registrata una leggera regressione di tale tendenza (meno 2 punti percentuali) ed in Europa l’indice è sceso dal 33 al 31%, a livello globale, tra il 2011 ed il 2013, si è passati dal 42 al 43% di software pirata.

Analizzando il discorso da un punto di vista mondiale, la maggiore diffusione dei software illegali è riscontrabile soprattutto nell’area Asia-Pacifico, dove i programmi sprovvisti di licenza arrivano addirittura a toccare una percentuale del 62% sul totale installato.

Una situazione estremamente dannosa contestata ad alta voce da buona parte dei responsabili informatici che, a questo punto, si dice seriamente preoccupata dalle crescenti problematiche causate a livello planetario da una propensione ormai considerabile a tutti gli effetti come pressoché irreversibile.

Dunque, come risolvere il problema arginando i danni?

Sicuramente con delle forme di vera e propria educazione civica, che permetta ad aziende ed utenti di comprendere a pieno i reali rischi corsi, ma poi anche diffondendo strumenti atti ad individuare-bloccare in modo immediato siti ospitanti software pirata e, soprattutto, stabilendo delle punizioni concrete per chi li utilizza e/o distribuisce.

photo credit: János Balázs via photopin cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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