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Stress da lavoro e imprenditori: uno studio dedicato ne rileva le cause principali

Stress da lavoro e imprenditori: le cause principali

La sindrome da burnout è un rischio concreto e può colpire chiunque. Impariamo a riconoscerne i sintomi e a capire come gestirli.

 

La sindrome da burnout è una forma di stress da lavoro originariamente associata alle professioni d’aiuto, ed in particolar modo alle professioni sanitarie, che definisce lo stress causato dal disequilibrio tra richieste/esigenze lavorative e risorse disponibili. Tuttavia, oggi il cosiddetto burnout è considerato un rischio concreto e probabile in qualunque organizzazione di lavoro, e può colpire indistintamente ogni categoria di lavoratore e professionista.

Queste situazioni di squilibrio in psicologia vengono definite stressor, e possono avere due tipi di risposta: una positiva, definita di eustress, l’altra negativa, chiamata distress. La prima è una situazione estremamente positiva per l’organismo, che ritrova tono e vitalità, grazie alla produzione di catecolammine (adrenalina e noradrenalina) e all’attivazione e degli ormoni corticosteroidi. Al contrario, in caso di distress, si verifica un abbassamento delle difese immunitarie, e iniziano a presentarsi alcuni importanti campanelli di allarme come ansia, tensione, insonnia, ecc.

Qualunque imprenditore è quindi potenzialmente a rischio burnout, eppure spesso si tende a sottovalutarne o ignorarne i sintomi, rischiando di peggiorare la situazione e di cronicizzarla con importanti conseguenze non soltanto sul piano psicologico, ma anche su quello fisico, aumentando così il rischio di problemi gastrici, cardiovascolari, immunologici ed altre patologie che possono avere esiti anche molto gravi.

Costanti preoccupazioni finanziarie, organizzative o gestionali, ipertensione, ritmi e carichi di lavoro eccessivi o sballati, frustrazione e perdita di autostima sono tra le cause/sintomi più ricorrenti. Situazioni complesse e incerte che portano ad uno stato psicologico alterato e a conseguente stress.

Da una ricerca condotta da Imr Ricerche per 4 Man Consulting su un panel di 300 lavoratori (imprenditori, manager e collaboratori), è emerso che il 47% si sente stressato e che questo influisce sensibilmente sul loro livello di produttività. Tra i manager, invece, coloro che dichiarano questi disturbi sono circa il 34%, percentuale che scende a 25% tra i collaboratori.

Tra le cause di stress, quella indicata più frequentemente è la crisi economica, seguita al secondo posto dalla mancanza di orari regolari, che tolgono tempo alla famiglia e a sé stessi. Al terzo posto, la difficoltà nel gestire il rapporto con dipendenti e collaboratori, e al quarto posto l’eccessiva tassazione fiscale.

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Lo stress e i relativi squilibri emozionali possono colpire chiunque, a prescindere da sesso, età e professione, ma è possibile imparare a riconoscerne i segnali e capire come gestirli, talvolta addirittura volgendoli a proprio favore.

Una ricerca condotta dall’Harvard Business Review su un campione di 326 imprenditori statunitensi, impegnati in diversi settori, ha effettuato un sondaggio sulla percezione del proprio lavoro. Le domande riguardavano concetti come passione e motivazione, aspettative, traguardi, soddisfazione e job fit, ovvero la misura in cui il lavoro svolto è percepito come quello adatto a sé, come quello “per cui si è tagliati”. Per quanto riguarda la definizione di passione, la ricerca ha sottolineato la differenza tra la passione armoniosa, ovvero legata al piacere di svolgere il lavoro, e quella ossessiva, legata a concetti come lo status sociale, il denaro o altre forme di gratificazione materiale.

Un aspetto importante riguardava anche l’atteggiamento mentale con cui gli intervistati affrontavano il proprio lavoro, distinguendo quindi chi riteneva il proprio destino lavorativo segnato per sempre, e chi invece dimostrava una mentalità più aperta al cambiamento e ad opportunità alternative.

Per misurare il burnout è stato chiesto, ad esempio, se provassero stanchezza prima ancora di affrontare una giornata di lavoro, se e quanto mettessero in dubbio il senso di ciò che facevano, se si sentissero appagati o persino euforici dopo avere concluso un determinato compito o raggiunto un qualunque risultato in ambito professionale.

Tutti i valori sono stati valutati su una scala da 1 a 5.

Ne è emerso che benché la maggior parte degli imprenditori abbia scelto autonomamente la propria attività, la loro passione, il senso di job fit e la predisposizione al burnout variano sensibilmente da un soggetto all’altro. Alcuni, in particolare, hanno dimostrato sintomi evidenti di stress lavorativo.

Il 25% degli intervistati ha manifestato un leggero burnout, ed il 3% è risultata seriamente sotto stress.

La maggior parte degli imprenditori ha dimostrato un buon livello di job fit (4.26 punti su 5), passione armoniosa (3.90), passione ossessiva (2.58) e fiducia nel proprio futuro (2.79).

Gli imprenditori che hanno dimostrato elevati livelli di passione ossessiva erano più propensi ad ammettere di soffrire di stress lavorativo rispetto a quelli che hanno espresso alti livelli di passione armoniosa.

I primi hanno dichiarato di percepire il proprio lavoro come emotivamente estenuante e di dover compiere un notevole sforzo per portare a termine ogni singola giornata lavorativa, di sentirsi frustrati dal proprio lavoro, a cui davano la colpa di un vero e proprio decadimento psicofisico, causando loro ansia e stress. Se oltre ad una evidente passione ossessiva i soggetti manifestavano anche una scarsa apertura mentale, la diagnosi di sindrome da burnout era ancora più probabile.

Il lato oscuro della passione

No, non è il pay off del gelato con lo stecco in versione fondente. La passione è strettamente correlata alla sindrome da burnout. Ma il suo impatto dipende da quale tipo di passione si tratta.

Gli imprenditori che hanno dimostrato alti livelli di passione armoniosa evidenziano mediamente buone performance a livello di concentrazione, dedizione e coinvolgimento nella loro attività. E quando iniziano a sentire un eccessivo peso del lavoro sanno quando è il momento giusto per staccare e prendersi una pausa, supportati anche da una buona propensione alla flessibilità. Ciò che amano del loro lavoro è la possibilità di provare nuove esperienze e continui stimoli alla crescita personale. Sanno bilanciare la propria vita lavorativa con quella privata, e non provano disagio quando sono impegnati in attività extra lavorative.

Questo gruppo di soggetti, pertanto, è evidentemente meno a rischio di burnout.

Al contrario, gli imprenditori appassionati in modo ossessivo giudicano la propria carriera lavorativa e i propri risultati sulla base di termini di valore esterni, come ad esempio la posizione sociale, lo status, il denaro e altri obiettivi a cui, secondo loro e secondo la società, un imprenditore deve aspirare per non essere considerato un fallito.

Questo gruppo di intervistati ha dimostrato elevati livelli di job fit (4.5) ma anche problemi di concentrazione sul lavoro. Inoltre, a causa del costante pensiero rivolto a preoccupazioni legate a ruoli e responsabilità lavorative, spesso trascurano altri importanti aspetti della propria vita, come ad esempio la loro salute o la famiglia. Non riescono quasi nemmeno a concepire di trascorrere una giornata senza pensare alla propria attività, da cui sono praticamente dipendenti.

L’importanza di un atteggiamento mentale flessibile

Un atteggiamento mentale troppo rigido può concorrere significativamente alla sindrome da burnout. Un imprenditore con un elevato job fit ed una scarsa apertura mentale, ad esempio, tenderà a considerare la propria carriera come qualcosa di unico ed irripetibile, su cui investire il 100% delle proprie energie, finendo per diventarne ossessionato e andare in burnout.

Viceversa, un imprenditore con un buon job fit ed un atteggiamento mentale più aperto, saprà godersi il proprio lavoro senza precludere altre occasioni e opportunità, con la consapevolezza di potere liberamente scegliere altre strade. In casi come questo, il rischio di sindrome da burnout è molto meno concreto.

La connessione tra job fit, passione, atteggiamento mentale e burnout è quindi un dato di fatto. La passione può essere un’arma a doppio taglio, che può aiutare gli imprenditori a tenere sotto controllo le loro motivazioni e il loro comportamento sul lavoro e a proteggere la loro carriera dal rischio di burnout, specie se supportata da una visione mentale ampia e flessibile.

 

Stefano

Dal 2001 scrivo per siti internet e blog (passando per quelle che una volta erano le webzine, le community, ecc ecc). Lavoro in proprio come freelance e collaboro con diverse agenzie di comunicazione e ...

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