Fatturazione omaggi a clienti: tutto su rivalsa IVA e detraibilità

La gestione della fatturazione omaggi a clienti: tutto su rivalsa IVA e detraibilità

Quali sono gli obblighi e le operazioni da svolgere quando un’azienda cede gratuitamente un bene come omaggio? La gestione delle fatture per gli omaggi dalla A alla Z tra IVA detraibile, rivalsa e registrazione dell’operazione

 

Da un punto di vista fiscale il trattamento della fatturazione degli omaggi si differenzia a seconda che i beni destinati a essere ceduti gratuitamente siano o meno oggetto dell’attività esercitata dall’impresa.

Precisiamo fin da subito che per beni rientranti nell’oggetto della propria attività si intendono i beni la cui produzione e/o il cui commercio fanno parte dell’attività tipica dell’impresa, ovvero quella effettivamente svolta anche se non prevalente e anche se non viene indicata espressamente nell’atto costitutivo o nello statuto della società.

Andiamo ad analizzare le varie casistiche, mettendo in particolare in evidenza gli adempimenti previsti dalla normativa Iva (fatturazione degli omaggi e versamento dell’imposta).

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Beni non oggetto dell’attività dell’impresa distribuiti gratuitamente

Acquisto di omaggi (beni non oggetto dell’attività)

Nel momento in cui andiamo ad acquistare beni destinati a essere distribuiti gratuitamente dobbiamo prima di tutto chiederci se abbiamo diritto a detrarre l’iva sull’acquisto effettuato.

Tali beni potranno certamente essere qualificati come spese di rappresentanza e quindi, ai sensi dell’art. 19-bis 1, lett. h) del D.P.R. 633/1972 la detrazione dell’Iva sull’acquisto è strettamente collegata con il costo dei singoli beni:

  • se i beni sono di costo unitario non superiore ad euro 50 (Iva esclusa), l’Iva sarà detraibile;
  • se i beni sono di costo unitario superiore ad euro 50 (Iva esclusa), l’Iva sarà indetraibile.

Cessione di omaggi (beni non oggetto dell’attività)

Come dobbiamo comportarci invece nel momento in cui tali beni vengono ceduti gratuitamente?

L’art. 2 comma 2 n.4) del D.P.R. 633/1972 dispone che non costituiscono cessioni di beni la cessione gratuita di beni la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività propria dell’impresa se:

  • di costo unitario non superiore ad euro 50 (Iva esclusa);
  • non sia stata operata, all’atto dell’acquisto o dell’importazione, la detrazione dell’iva ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 633/1972.

Dal dettato normativo emerge chiaramente quindi che le cessioni gratuite dei beni non oggetto dell’attività dell’impresa sono sempre operazioni escluse da IVA; ne consegue che non vi sarà alcun obbligo da parte del soggetto cedente di emettere un documento fiscale (fattura, ricevuta) o di effettuare alcun adempimento a fini IVA.

Sarà tuttavia opportuno, al momento della consegna dei beni, che venga emesso un documento di trasporto con causale “omaggio” o un documento analogo da cui risulti il destinatario al fine di provare l’inerenza dell’acquisto (come spesa di rappresentanza), provare l’effettiva consegna dei beni ed evitare quindi possibili contestazioni da parte dell’amministrazione finanziaria.

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Beni oggetto dell’attività dell’impresa distribuiti gratuitamente

Acquisto di omaggi (beni oggetto dell’attività)

Nel caso in cui si decida di distribuire gratuitamente beni oggetto dell’attività d’impresa, difficilmente l’acquisto potrà essere qualificato come spesa di rappresentanza, ma si tratterà di un normale acquisto inerente l’attività corrente dell’impresa, con detrazione dell’IVA secondo le regole ordinarie.

Cessione di omaggi (beni oggetto dell’attività)

Ne consegue che la successiva cessione gratuita di tali beni costituisce a tutti gli effetti un’operazione rilevante ai fini IVA, con obbligo di emissione della fattura con addebito dell’IVA; il cliente che riceve l’omaggio sarà tenuto al solo pagamento dell’imposta trattandosi di una “cessione gratuita con esercizio della rivalsa dell’IVA”.

L’impresa che effettua la cessione gratuita potrà tuttavia anche decidere di non esercitare la rivalsa dell’iva, documentando quindi l’operazione secondo una delle seguenti soluzioni alternative:

  • emettere la fattura “omaggio” con l’applicazione dell’Iva, esercitando la facoltà di non addebitarla al cliente, specificando in fattura che si tratta di una “cessione gratuita senza rivalsa ai sensi dell’art. 18 del D.P.R. 633/1972”;
  • emettere un’autofattura in un unico esemplare, da annotare nel registro delle fatture emesse con indicazione che trattasi di “autofattura per omaggi”, con la possibilità di emettere un’autofattura globale mensile per tutte le cessioni effettuate nel mese;
  • tenere uno specifico registro degli omaggi, nel quale annotare cronologicamente l’ammontare delle cessioni gratuite effettuate in ciascun giorno, distinte per aliquota.

Qual è l’imponibile IVA?

Trattandosi di cessioni gratuite, e quindi per definizione senza pagamento di un corrispettivo, quale sarà la base imponibile su cui andare ad applicare l’IVA?

La norma di riferimento, ovvero l’art. 13 del D.P.R. 633/1972 prevede che in tali circostanze la base imponibile IVA sia costituita dal prezzo di acquisto o, in mancanza, dal prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni.

Nel caso in cui l’impresa decida di non esercitare la rivalsa, indipendentemente dalla modalità utilizzata (fattura senza rivalsa, autofattura o tenuta del registro) l’IVA rimane a carico del soggetto che ha ceduto i beni, e sarà un costo indeducibile.

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Campioni gratuiti di modico valore

I campioni omaggio sono beni oggetto dell’attività propria dell’impresa distribuiti con a scopo promozionale. Nell’ampia tematica delle cessioni gratuite di beni (omaggi), questi prendono il nome di “campioni gratuiti di modico valore”. Le caratteristiche di queste tipologie di cessioni e i conseguenti adempimenti fiscali sono trattati nell’articolo dedicato: La fattura per campioni gratuiti di modico valore e i requisiti per la non imponibilità IVA

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Luca Mambrin

Dottore Commercialista e Revisore contabile a Trieste, se mi avessero domandato ai tempi dell’università “cosa farai da grande” non avrei mai risposto “il dottore commercialista”: ed invece ...

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