Imprese di successo: come aprire un'attività che duri 100 anni

Come aprire un’attività che duri 100 anni? La ricetta di Martin Reeves per le imprese di successo

Reeves immagina un ipotetico dialogo tra un product designer e un manager particolarmente scettico e pragmatico

 

Questo articolo è ispirato dal discorso tenuto da Martin Reeves durante il TED di Parigi 2016. 15 Minuti di presentazione che ci hanno colpito e che vogliamo condividere con te. A fine articolo trovi anche il video completo, i sottotitoli sono disponibili anche in italiano.

“Cosa dobbiamo fare perché la nostra azienda duri almeno 100 anni?”

Questa è la domanda che il business strategist Martin Reeves, direttore del BCG Henderson Institute, si è sentito rivolgere un giorno dall’amministratore delegato di un’importante multinazionale.

Piccola Premessa:

Oggi il 32% delle imprese (40% in Italia) non durano più di 5 anni.
Una possibilità su Tre di chiudere prima di spegnere le 5 candeline.

(fonte: Imprenditori e Imprese Vincenti 2017)

Per rispondere alla domanda, Reeves ha preso ispirazione da Madre Natura, che in fatto di ciclo della vita e della morte ne sa un bel po’. Contatta quindi l’amico biologo Simon Levin – professore di Biologia e Matematica all’Università di Princeton – e insieme a lui esamina diversi ecosistemi chiedendosi quali siano le costanti che ne garantiscono resilienza e longevità. Durante le analisi i due notano come ogni sistema biologico segua determinate dinamiche, riscontrabili anche nell’ecosistema che ognuno di noi porta con sé ogni giorno: il sistema immunitario umano.

Per illustrare meglio questo punto di partenza, Reeves immagina un ipotetico dialogo tra un product designer e un manager particolarmente scettico e pragmatico di nome Bob. Il prodotto, totalmente innovativo e dedicato alla salute personale, si chiama “Sistema Immunitario Umano”, che abbrevieremo in SIU.

Nel corso della sua esposizione, il product manager elogia i 6 plus di SIU:

  • Ridondanza: SIU produce una sovrabbondanza di risorse (leucociti, globuli bianchi…) a loro volta diversificate per far fronte alle minacce. Se una risorsa fallisce, un’altra sarà pronta per un nuovo tentativo.
  • Diversità: SIU è composto da tantissimi elementi differenti, ognuno dei quali reagisce in base al proprio ruolo e alle proprie caratteristiche garantendo una difesa estremamente completa e complessa.
  • Modularità: i diversi componenti di SIU non si attivano tutti simultaneamente, ma in modo modulare, integrandosi di volta in volta a seconda delle necessità.
  • Adattamento: SIU è in grado di rispondere sia alle minacce già conosciute, sia a quelle che non si sono mai presentate prima, sviluppando di volta in volta reazioni che potremmo definire “personalizzate” e “su misura”.
  • Cautela: SIU è sempre all’erta, riconosce subito le minacce ed è in grado di stabilire se si tratta di criticità già affrontate e per le quali esiste già una soluzione, o se vanno classificate come nuove minacce da affrontare elaborando nuove strategie.
  • Inclusione: SIU non è un sistema isolato, ma è integrato in un sistema più complesso – l’organismo umano – con cui si interfaccia perfettamente convivendo in armonia e assicurandogli una barriera difensiva a tutti i livelli.

Caratteristiche imprese di successo

Ma Bob, il manager, non è convinto. Ciò che non convince Bob è il fatto che per come SIU è stato presentato sembra che basi i suoi punti di forza su concetti come l’inefficienza e la complessità, andando a contraddire nientemeno che il Principio di Pareto, o legge 80/20, secondo cui il 20% delle cause produce l’80% degli effetti. In termini di gestione aziendale, giusto per fare un esempio, il 20% delle attività svolte determina l’80% dei costi, o, ancora, il 20% degli articoli totali presenti in magazzino ne determina l’80% del valore. Ridondanza? Cautela? Ma stiamo scherzando?

Inoltre, stando alla presentazione del product designer, SIU risulta essere un prodotto chiuso, ipersensibile, che interviene modificando le condizioni ambientali mentre svolge altre funzioni, e sembra portare beneficio solo a terzi. In pratica, è un prodotto che non ha futuro.

Stando alla mentalità imprenditoriale di Bob, il nostro sistema immunitario dovrebbe essere più efficiente, meno complesso e più produttivo. Bob, però, non considera che un sistema immunitario di questo tipo ci ucciderebbe al primo contatto con una nuova forma di influenza. Proprio come accade nel caso delle società meno longeve.

Cosa succede, quindi, quando il “sistema immunitario” di un’azienda fallisce?

Reeves propone una serie di esempi di aziende la cui storia è stata fortemente influenzata dall’aver o meno applicato i 6 “plus di SIU”.

Racconta di aziende secolari fallite per non aver saputo applicare il principio di Cautela. O perché, come nel caso della Kodak, non hanno saputo – come ha fatto invece la Fujifilm – applicare i principi di Adattamento e Diversità, soccombendo alla pressione della digitalizzazione anziché comprenderne le potenzialità e utilizzare l’esperienza acquisita per creare nuove opportunità di business.

Toyota è oggi sinonimo di qualità, organizzazione e produttività. Eppure nel 1997 un disastroso incendio rase al suolo l’unico suo stabilimento in cui venivano prodotte valvole per sistemi frenanti, con un ritmo di 32,500 pezzi al giorno. Catastrofe? No. Perché nel giro di pochi giorni oltre 200 fornitori si sono attivati per avviare la produzione di quelle particolari valvole, e 63 aziende hanno creato linee temporanee per realizzare i diversi componenti del pezzo.

Toyota ha applicato il principio di Modularità della sua rete di fornitori, quello di Inclusione in un sistema integrato e quello di Ridondanza per il recupero e la gestione di risorse già presenti.

Ma molto spesso, come hanno dimostrato le obiezioni di Bob, i problemi d’impresa vengono affrontati focalizzandosi sull’efficienza e sui risultati a breve termine. Di fatto, questa era una mentalità imprenditoriale valida fino a metà degli anni ’80, quando la globalizzazione e la rivoluzione digitale hanno reso l’economia molto più dinamica e imprevedibile.

Il pensiero meccanico da solo ormai non è più sufficiente. Per essere imprenditori di successo al giorno d’oggi è tempo di imparare a utilizzare anche il pensiero biologico, basato proprio sui 6 principi utilizzati dal nostro sistema immunitario, affrontando le criticità più complesse ed imprevedibili con un atteggiamento meno resistente e più resiliente.

Non possiamo sempre pretendere di controllare tutte le possibili situazioni, ma dobbiamo imparare a modellarle.

Ogni piccola impresa, in realtà, si comporta in origine come un sistema biologico, perché non ha né la forza né le risorse per opporsi alle minacce costituite dalla concorrenza, dalla volubilità dei mercati mondiali, dalle rivoluzioni tecnologiche… ogni start-up nasce e cresce sotto la Spada di Damocle dell’imminente fallimento. Sopravvivono quelle che, più o meno consapevolmente, ragionano biologicamente.

La cosa strana, è che quelle stesse piccole imprese sopravvissute grazie alla messa in pratica dei principi di Ridondanza, Diversità, Modularità, Adattamento, Cautela e Inclusione, una volta cresciute e diventate grandi società tendono a dimenticare il pensiero biologico, concentrandosi sui principi dell’efficienza e su obiettivi sempre più a breve termine.

Questa visione può portarle ad essere estremamente competitive sul mercato.

Ma la domanda è: per quanto tempo?

 


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Alvise

Classe 83. Trevigiano di nascita ma Internettiano d’adozione. Non ho ricordi di casa mia senza un computer. La prima volta che ho messo piede sul web avevo 12 anni, Google ancora non esisteva e ci volevano ...

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