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Obbligo del pos per commercianti e professionisti, no ai ricarichi dei costi sui clienti

Era passato quasi inosservato ma oggi assume un peso diverso dopo l’obbligo del POS, ma come spesso accade, fatta la legge trovato l’inganno

Il D. Lgs. 21 febbraio 2014 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale l’11 marzo scorso pone ai professionisti il divieto categorico di applicare sovrapprezzi a quei clienti che, per volontà propria, scelgono di sfruttare la formula dei pagamenti elettronici: un passo importante atto a diffondere la moneta digitale come strumento in grado di tutelare al meglio sia i consumatori sia anche i venditori.

Questo provvedimento, passato quasi inosservato a febbraio, prende molto peso dopo l’introduzione dell’obbligo del POS per imprese e professionisti scattato il 30 giugno scorso. Nello specifico va precisato che non è possibile imporre spese maggiorate in relazione all’uso di strumenti per i pagamenti elettronici, se non quelle realmente sostenute dai professionisti per consentire al pubblico l’utilizzo della suddetta tecnologia. Inoltre, una volta fissato il prezzo di un determinato prodotto-servizio, il gestore può soltanto ridurlo applicando delle scontistiche particolari per certe tipologie di pagamento.

Normativa entrata ufficialmente in vigore il 13 giugno 2014, giusto pochi giorni prima dell’entrata in vigore dell’obbligo del POS, è da applicare senza eccezione nelle seguenti casistiche:

  • contratti di vendita;

  • contratti di servizio;

  • contratti di fornitura di elettricità, gas, acqua, teleriscaldamento o contenuto digitale.

Chiunque cerchi di raggirare-ignorare le disposizioni del nuovo decreto allineato alla direttiva europea 2011/83/UE per i diritti dei consumatori nota come “Directive on Consumer Rights“, rischia di essere sottoposto a verifiche e controlli predisposti direttamente dalla Banca d’Italia e dall’antitrust che, per definizione, rappresenta il complesso delle normative giuridiche a tutela della concorrenza sui mercati economici.

Il professionista intenzionato a mantenere prezzi maggiorati in caso di utilizzo della moneta elettronica può pensare di aumentare il costo di vendita proposto per un certo prodotto-servizio, sommando al costo del prodotto-servizio stesso il costo extra del pagamento elettronico. Escamotage già piuttosto diffuso che, comunque, garantisce ai consumatori il duplice vantaggio di potersi finalmente basare su prezzi certi-trasparenti, confrontabili l’uno con l’altro in modo più semplice.

photo credit: h.koppdelaney via photopin cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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