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Previsioni di crescita 2020: uno sguardo al futuro delle aziende italiane per settore

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Dalle stime emerge un rallentamento generale di tutta l’economia che sta agendo però con intensità differenti nei vari settori. Vediamo l’andamento nel dettaglio.

 

Che l’Italia non stia passando un buon periodo, ce ne eravamo già resi conto: crisi di governo, debito pubblico, evasione fiscale alle stelle solo per nominare qualche problema degli ultimi tempi. Non è esente neppure l’economia, che si trova in una fase di stagnazione, con effetti sul fatturato e sui margini delle imprese. Nessun settore può dirsi escluso.

In base alle previsioni di Cerved Industry Forecast, il report semestrale che analizza le prospettive dell’economia italiana su più di 200 settori, nel 2019 e nel 2020 i ricavi cresceranno in termini nominali dell 1,2%, mentre i margini lordi del 1,1%.

Il quadro macroeconomico è peggiorato, infatti le previsioni sul PIL di quest’anno lo vedono in crescita solo dello 0,1%. Dopotutto lo scenario non è dei migliori: investimenti in rallentamento, domanda interna ancora debole e l’export fin troppo legato alle dinamiche incerte del commercio internazionale.

Le previsioni di Cerved, seppur evidenziano un rallentamento generalizzato a tutta l’economia, scendono nel dettaglio e mostrano come questo stia avvenendo con andamenti e intensità diversi.

I settori migliori

A fare la differenza sono i settori produttivi. Parlando di crescita dei ricavi il settore immobiliare vede un andamento positivo e registra un +2,6%, seguito dai servizi non finanziari con il +2,4%, e dalla logistica e trasporti con +2,1%.

Nel manifatturiero è il comparto dell’elettrotecnica e informatica a registrare il migliore andamento con un buon +2,4%. Crescite appena sopra lo zero per il sistema moda (+0,7%) e per la distribuzione (+0,8%). Previsioni con il segno meno, invece, per le imprese che operano nella filiera dell’informazione e comunicazione (-0,8%) e dei mezzi di trasporto (-0,2%).

Scendendo, insieme a Cerved, in un’analisi ancora più dettagliata, il settore con previsioni di crescita più alte è l’ecommerce (+8%), soprattutto nei suoi segmenti moda e food, seguito da quello delle materie prime farmaceutiche (+7%), aiutato soprattutto dall’export e dal contract manufacturing delle aziende estere. Segue il settore della microelettronica (+5,3%), che beneficia della maggiore richiesta di utilizzo dei dispositivi elettronici nel sistema produttivo, soprattutto grazie a Industria 4.0.

I settori peggiori

I settori che crescono meno, invece, sono l’editoria di quotidiani e periodici, che registra un doloroso -4%, e di libri, con un -3,5%: entrambi i settori risentono del calo della domanda. In calo anche gli operatori multimodali (-2,9%), che sono penalizzati, invece, dagli andamenti delle tariffe medie.

La piccola crescita dei margini lordi del 1,1% si accompagnerà a una modesta crescita dei debiti finanziari delle imprese (+1,0%) nel biennio 2019-2020. In questo modo gli indici di sostenibilità rimarranno stabili, nonostante continuino le differenze settoriali. In particolar modo nell’agricoltura e nelle costruzioni ci sono situazioni di criticità, mentre miglioramenti sono presenti per l’elettrotecnica e informatica e per l’elettromeccanica.

Ancora una volta, come spesso è accaduto negli ultimi anni, di fronte a una domanda interna piuttosto debole, è l’export a diventare un canale fondamentale per sostenere la crescita dei ricavi. Per questo è lecito aspettarsi che delle buone performance in termini di esportazione siano associate a migliori indici di sostenibilità all’indebitamento.

Grazie a un’analisi combinata sull’andamento dell’export nel biennio 2019-20 e della sostenibilità dell’indebitamento, misurata nella forma di incidenza degli oneri finanziari sul Mol nel 2020, Cerved ha portato alla luce una relazione inversa tra le due variabili.

In pratica, i settori che sono più performanti nell’export sono caratterizzati da una minore incidenza degli oneri finanziari sul Mol, mentre i settori che evidenziano un andamento negativo nell’export, risentono maggiormente del peso degli oneri finanziari sul Mol. Nella prima casistica rientrano i comparti del sistema moda, del largo consumo, della chimica e del farmaceutico, della metallurgia e dell’energia e utility, che hanno tassi di crescita superiori alla media nazionale e migliori indici di sostenibilità all’indebitamento. Nella seconda casistica, invece, trovano spazio i settori dell’informazione e comunicazione, dell’agricoltura e delle costruzioni.

Se consideriamo una segmentazione più granulare dell’economia italiana, sono i segmenti della pelletteria e valigeria, delle specialità farmaceutiche e del caffè, a registrare le performance migliori, mentre i fanalini di coda sono automotive, tessile e cotoniero.

Elisa

Come sempre mi capita quando mi viene chiesto di parlare di me, mi ritrovo in grande difficoltà. Questo perché le definizioni mi sono sempre andate strette. Quello che posso dire su di me è che sono ...

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