Work for Equity

Work for Equity e Start Up italiane: Si può fare!

Con il Decreto Sviluppo bis, in Italia arriva il Work for Equity. Le Start Up possono così pagare specialisti con partecipazioni al capitale d’impresa.

Grazie al decreto Sviluppo Bis (coordinato con la legge di conversione num. 221 del 2012) che ha istituito le cosiddette Start Up innovative, gli imprenditori intenzionati ad avviare oggi in Italia nuove idee di business hanno la possibilità di beneficiare di interessanti agevolazioni fiscali e non, atte a diffondere l’avvio di nuove attività commerciali.

Una di queste agevolazioni consiste nel cosiddetto work for equity, che fornisce ad amministratori, collaboratori continuativi e dipendenti l’opportunità di essere pagati per le prestazioni offerte con la partecipazione al capitale dell’impresa. Manovra fondamentale pensata apposta per aggirare il comune problema delle nuove attività di assumere personale qualificato, disposto a lavorare in strutture innovative ma non ancora stabili dal punto di vista economico che, al posto di un compenso immediato, promettono quote aziendali. In questo modo è possibile:

  • evitare alle neo-nate aziende l’obbligo di erogare stipendi che farebbero slittare nel tempo il pareggio finanziario;

  • consentire ai collaboratori di contribuire-partecipare al raggiungimento del futuro successo aziendale, con il riconoscimento di vere e proprie quote di capitale cedute in cambio dei servizi erogati.

Certo, da un lato va sicuramente detto che chi sceglie di farsi retribuire con tali quote, si assume un rischio imprenditoriale, ma dall’altro va anche specificato che l’assegnazione di quote, azioni o altri strumenti finanziari previsti come pagamento dal work for equity, oltre ad essere sempre esenti da imposte, non concorrono neanche alla formazione del reddito imponibile dell’interessato. In breve si tratta dunque di redditi tax free dal punto di vista fiscale e contributivo.

Il work for equity offre di sicuro dei vantaggi evidenti per chi sceglie di collaborare con Start Up innovative capaci di riscuotere successo nel tempo ma, di contro, presenta anche alcuni aspetti negativi riassumibili in quanto segue:

  • In futuro l’equity può portare remunerazioni molto consistenti, ma fino al raggiungimento del successo è necessario avere a disposizione altre fonti di reddito che permettano di affrontare al meglio anche il presente. Sono, infatti, in molti quelli che, trovandosi in questa situazione, si costringono a collaborare anche per altri clienti o per altre imprese, andando a sottrarre tempo allo sviluppo del nuovo business;

  • Eventuali investitori futuri potrebbero valutare le quote meno rispetto alla valutazione proposta in fase di assegnazione. Situazioni del genere rischiano di causare perdite considerevoli sia in termini di ricavo quote, sia anche in termini di lavoro svolto.

Affinché il work for equity porti vantaggi concreti ad entrambe le parti, è dunque necessario fornire ai prestatori d’opera un punto d’incontro tra quell’opportunità imprenditoriale offerta fin dall’inizio e quell’opportunità remunerativa, per adesso, ideologicamente possibile solo quando l’azienda riesce a diventare davvero autonoma dal punto di vista economico. Serve dunque un equilibrio tale che metta le Start Up nella condizione di poter attirare validi profili da stimolare, giorno per giorno, con progetti innovativi e retribuzioni soddisfacenti.

 photo credit: Jason Corey via photopin cc


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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