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Imprese di successo: 2 motivi perché un’azienda fallisce e come evitarlo

Imprese di successo: 2 motivi perché un'azienda fallisce e come evitarlo

Concentrarsi troppo sulle novità o essere troppo legati al passato: due approcci opposti, ma ugualmente pericolosi per le aziende

 

Quando ci troviamo di fronte a un fallimento aziendale la prima motivazione che ci viene in mente è quella finanziaria, la prima causa di mortalità delle imprese. Ovviamente l’azienda chiude quando non ha sufficienti fondi per rimanere competitiva sul mercato, ma spesso si tratta del risultato di una rigidità interna.

Spulciando tra i Ted Talks online, abbiamo trovato quello del norvegese Knut Haanaes, specialista nella crescita aziendale e nella strategia di business, che fornisce due sole motivazioni al perché un’azienda fallisce.

Ovviamente, fornisce anche una sua “ricetta” per  tenere lontano lo spettro del fallimento ed entrare nel girone delle imprese di successo.

I due principali motivi del fallimento di un’azienda

Secondo Haanaes il fallimento dell’azienda può essere dovuto a due motivi:

  • esplorazione: l’azienda si concentra solo su ciò che è nuovo;
  • sfruttamento: l’azienda fa sempre e solo la stessa cosa.

Il segreto del successo sta nel riuscire a trovare un equilibrio tra questi due poli.

Nel suo talk Haanaes parla di “esplorazione” e “sfruttamento”, due concetti contrapposti che ha preso in prestito da Jim March e che ritiene molto pratici.

Esplorazione

L’esplorazione, infatti, è molto semplice da capire: significa trovare qualcosa di nuovo, inedito. Si tratta di ricerca, di scoperta, di innovazione. Se ci pensiamo bene, il mondo porta in palmo di mano gli “esploratori”: Marie Curie, Picasso, Neil Armstrong, Einstein e Steve Jobs. Tutti amiamo l’esplorazione, il brivido della novità, e sappiamo bene quanto possa essere rischiosa, talvolta. Non conoscendo le risposte, non sappiamo cosa troveremo, è un vero e proprio salto nel buio.

Per fare un esempio di un’azienda che si è focalizzata solo sull’esplorazione, Haanaes ha parlato di OncoSearch, un’azienda europea di biotecnologie. Sulla carta l’azienda aveva tutte le carte in regola per avere successo, dato che avevano delle applicazioni che promettevano di diagnosticare alcune forme di tumore del sangue. Questa azienda si è focalizzata sul creare ogni giorno qualcosa di nuovo e si concentrarono così tanto sul raggiungere la perfezione che, purtroppo, prima di raggiungerla divennero obsoleti.

Sfruttamento

Sul fronte opposto, invece, troviamo lo sfruttamento, che consiste nell’utilizzare le conoscenze che abbiamo già e migliorare ciò che già esiste e funziona. Non c’è molto rischio nel fare ciò che conosciamo alla perfezione, se non quello a lungo termine di diventare obsoleti, proprio come quei cantanti che continuano a cantare sempre le stesse canzoni. Haanes ha portato un esempio illustre per chiarire i rischi dello sfruttamento: Facit.

Facit era un’azienda svedese che produceva i migliori calcolatori meccanici del mondo. Quando arrivarono i calcolatori elettronici, però, Facit continuò a fare sempre la stessa cosa, e nel giro di soli sei mesi arrivarono al fallimento.

I due esempi chiarificano molto bene quali sono i due motivi che portano al fallimento dell’azienda: Facit si è concentrata troppo sullo sfruttamento, mentre OncoSearch aveva fatto troppa esplorazione.

Questi due concetti non sono estranei alle nostre aziende, infatti, in genere se abbiamo una prospettiva a lungo termine, siamo più propensi a esplorare, mentre se ci vogliamo concentrare sul breve periodo, sfruttiamo.

Come stare in equilibrio tra esplorazione e sfruttamento: trappole da evitare e strategie

Quindi come possiamo dirigere le nostre aziende in modo efficace e allo stesso tempo reinventarle? Dare forza all’esplorazione e allo sfruttamento nello stesso momento è un’impresa difficile, ma non impossibile. Haanaes, infatti, ha sottolineato che solo il 2% delle aziende sono in grado di trovare questo equilibrio, ma quando lo fanno, i risultati sono grandi. Alcune di queste aziende sono delle multinazionali come la Nestlé, che ha creato Nespresso, oppure la Lego, che ha creato i cartoni animati, o anche Unilever, che ha aperto verso la sostenibilità.

Questo tipo di equilibrio non è appannaggio esclusivo di grandi aziende, o di quelle che hanno grandi budget e possibilità, ma è un percorso percorribile anche da piccole imprese e da imprenditori. Un equilibrio da raggiungere con attenzione e da mantenere stando attenti alle molte trappole nascoste che fanno rimanere impigliati nel punto in cui ci si trova.

La prima trappola da conoscere, e quindi da evitare, è quella della ricerca perpetua. Questa trappola scatta quando scopriamo qualcosa, oppure troviamo un’idea nuova, magari geniale, ma non abbiamo né la pazienza, né la perseveranza di lavorarci e farla funzionare. Invece di tenerla e metterla in atto, concentriamo le nostre forze nel creare qualcosa di nuovo, e il circolo vizioso è presto creato.

La seconda trappola da evitare è quella del successo. Quando conosciamo qualcosa a fondo, è difficile cambiare. Si tratta della trappola in cui è caduta Facit: era così brava a fare quello che stava facendo, che non avrebbe cambiato nulla. Invece l’azienda aveva il futuro nelle sue mani, ma non sono riusciti a vederlo perché totalmente focalizzati su ciò che conoscevano. Anche Bill Gates ha speso due parole riguardo questa trappola:

“Il successo porta cattivi consigli, ci fa credere che non possiamo sbagliare”.

Secondo Haanaes si può fare molto per rimanere degli imprenditori di successo, o delle imprese competitive, partendo dall’integrare nella propria strategia 4 punti importanti:

  • Stare un passo avanti alla crisi, puntando sull’innovazione
    Fare innovazione equivale a comprare un’assicurazione sul futuro dell’azienda. Per esempio, Netflix avrebbe potuto essere soddisfatto della prima generazioni di distribuzione, ma si sono sempre spinti verso il futuro continuando a innovarsi.
  • Pensare con più orizzonti temporali
    L’innovazione, se prendiamo in considerazione il tempo e il valore di un anno, potrebbe non essere considerata così importante in ambito aziendale, dato che ammonta al 30%. Ma la situazione cambia completamente se consideriamo il periodo di 10 anni per la stessa azienda: l’innovazione e la capacità di innovarsi ammontano al 70%. Da questa contrapposizione si comprende che se nel breve periodo l’innovazione, l’esplorazione, conta poco, lo stesso non accade nel lungo periodo.
  • Accettare la sfida
    Trovare l’equilibrio tra esplorazione e sfruttamento non è cosa da tutti, e spesso non possiamo trovarlo da soli. Si tratta di un gioco di squadra. Una buona direzione è in grado di mettere in conto queste sfide e di affrontarle in modo costruttivo.
  • Essere scettici verso il successo
    Si narra che, nell’antica Roma, i generali entrassero in città in carrozza trionfanti dopo una vittoria, acclamati dalla folla in festa. Facile farsi abbagliare dal successo in cotanto tripudio di gioia, per questo accanto al generale c’era sempre un compagno che gli sussurrava all’orecchio: “ricordati che sei solo un essere umano”. Questo esempio, tanto antico quanto efficace, serve per sottolineare che il successo è una situazione momentanea, una volta raggiunto l’apice c’è il rischio di iniziare a scendere la china.

In sostanza ottenere l’equilibrio tra esplorazione e sfruttamento è un grande risultato, ma non è automatico, anzi, richiede grandi rischi, pazienza, lavoro di squadra e lungimiranza. Dobbiamo essere coscienti di tutto questo. Haanaes, per concludere, segnala due domande da porci per spronarci nella direzione giusta:

  • Guardando la tua azienda, in quale aree vedi che l’azienda è a rischio di cadere nella trappola del successo o andare con l’autopilota sfruttando troppo a lungo le competenze acquisite? E cosa puoi fare per cambiare?
  • Quando è stata l’ultima volta che hai testato qualcosa di nuovo e che tipo di effetto ha fatto sulla tua impresa? Dovresti farlo più spesso?

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Alvise

Classe 83. Trevigiano di nascita ma Internettiano d’adozione. Non ho ricordi di casa mia senza un computer. La prima volta che ho messo piede sul web avevo 12 anni, Google ancora non esisteva e ci volevano ...

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