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Fabio Carraro (H-umus, H-Farm) e i consigli agli startupper – Parte 2/2

La seconda parte dell’intervista al CEO di H-umus che parla della filosofia dell’incubatore H-Farm e della mentalità da startupper

Leggi la prima parte dell’intervista dove Fabio Carraro da i suoi Consigli agli startupper.

Quando H-Farm è nata aveva l’obiettivo di diventare un incubatore?

Quando è nata, anche H-Farm era una semplice startup e si è sviluppata fondando 3 differenti aziende: H-Art, H-Care ed H-Umus. Dopodiché, a seguito del confronto con le istituzioni finanziarie italiane, il modello è cambiato e ci siamo trasformati in una realtà dal doppio ruolo: quello di incubatore per erogare servizi di incubazione alle startup e quello di venture limitato alla fase iniziale, quando c’è la necessità di ottenere un capitale ridotto per avviare l’azienda.

Quali erano i servizi offerti all’inizio?

Indicativamente possiamo dire quelli attuali, che consistono in location, spazio fisico, desk, connettività, risorse umane, amministrazione, finanza, controllo, ecc. H-Farm non ha mai rappresentato un vero e proprio coworking, perché questa tipologia di servizio prevede solo la possibilità di usufruire di uno spazio fisico, della connettività online e di una stampante, mentre da noi sono sempre stati disponibili servizi legali, amministrativi, contabili, di fatturazione, ristorazione, ecc. Tutti servizi affinati nel corso di 7 anni, che prima c’erano, ma avevano un’impostazione più semplice.

Oggi su cosa si incentra la filosofia di H-Farm e di H-Umus?

La filosofia di H-Farm e di H-Umus credo si incentri proprio sull’H posta davanti ai loro nomi che, concettualmente, identifica la parola human: nonostante lavoriamo nella tecnologia, per noi la cosa più importante è comunque la persona.

Che si tratti di relazioni umane, piuttosto che di creare un’azienda, si cerca sempre di portare in primo piano il team, gli individui e le relazioni. Gli spazi in cui lavoriamo sono pensati su misura per fare incontrare la gente con una modalità di base che funziona davvero.

Quali sono i vostri punti di forza?

H-Farm rappresenta una delle poche iniziative in Italia che cerca concretamente di dare ai giovani delle opportunità reali. In che modo? Per cominciare crede in loro!

Quando parlo di giovani non intendo soltanto a livello anagrafico ma, più in generale, mi riferisco a tutte quelle persone che hanno la capacità di rimettersi in gioco, arrivando addirittura a ricominciare da zero: a differenza di molte altre realtà, noi aiutiamo gli startupper davvero! Inoltre, qui prevale anche un concetto di sano agonismo che si bilancia con la generosità collettiva di chi fa parte del gruppo. Immaginatevi il solo fatto di pranzare insieme ogni giorno: le persone possono scambiarsi consigli, pareri, profili da assumere ed interagire per migliorarsi. Una serie di componenti essenziali che ci rende vincenti.

Cosa offrite ai professionisti che lavorano in questa struttura?

Offriamo un bellissimo ambiente in cui lavorare e determinati valori-stimoli che in altri posti-città non si trovano. Tra questi spiccano sicuramente elementi quali l’efficacia e l’utilità dei progetti, la buona gestione delle fasi di sviluppo e il desiderio di realizzare soluzioni usabili. L’ambiente che ci circonda è stato creato tenendo in forte considerazione fattori indispensabili come la qualità, il design e il bello: tutti componenti che vanno a braccetto con lo stile made in Italy, l’italianità e l’essere artigiani: artigiani del software. Oltre a questo posso anche dire che il nostro è di certo un luogo aperto e ricco di eventi, dove è possibile scambiarsi idee, conoscere persone, confrontarsi ed aiutarsi a vicenda.

Ci descrivi il processo di incubazione?

Oggi il modello standard è un po’ differente rispetto all’inizio e si basa sul fatto che ci sono dei programmi di incubazione che possono essere utilizzati dagli startupper a seconda delle singole necessità. Periodicamente riceviamo delle richieste di incubazione valutate da una commissione interna che, dopo aver appurato la validità di idea e team, procede con un’attività di investment: H-Farm finanzia il progetto ed offre un programma di incubazione che, per ipotesi, può valere 50 mila euro, di cui 15 mila vengono effettivamente versati nel capitale dell’azienda e tutto il resto su un valore erogato in termini di servizi.

Inoltre, va detto che c’è anche un programma di incubazione chiamato H-Camp in cui si forniscono per 4 mesi gli spazi e i mezzi (networking, consulenza amministrativa, cibo, convenzioni per l’alloggio, ecc.) necessari allo sviluppo di un determinato progetto. In questo modo una persona può davvero concentrarsi al massimo sulla propria idea e prototiparla. Nella fase finale dell’incubazione organizziamo un evento in cui tutte le startup coinvolte hanno modo di presentare il proprio business ad una platea di investitori, per poi procedere con i successivi round di investimento. Diciamo, fondamentalmente, che se riesci a proporre un’idea ritenuta interessante, ricevi 15 mila euro in capitale cash e 50 mila euro di valore percepito. Ciò che devi dare in cambio è una percentuale pari al 10% dell’azienda. Questo è il nostro attuale modello di incubazione che credo si possa considerare a tutti gli effetti come una grande opportunità da sfruttare.


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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