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Chiudere partita iva: come capire che è il momento di chiudere e pensare alla prossima avventura

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Saper individuare il momento “giusto” per terminare la nostra attività di business è fondamentale. Ecco 4 indicatori che possono aiutarci.

 

Non tutti i business hanno successo, o non riescono a mantenerlo in modo costante per assicurarsi una vita lunga e prosperosa, nonostante tutti gli sforzi e l’impegno che ci possiamo investire. Il rimanere competitivi ed efficienti richiede un certo equilibrio tra esperienza e ricerca che non è sempre facile da trovare, per una marea di fattori. Ma quello che abbiamo imparato bene è che se non vendi i tuoi prodotti o servizi, prima o poi sei destinato a chiudere.

Il cosiddetto “collasso” mostra i suoi sintomi con un certo anticipo, quindi è piuttosto facile accorgersi se c’è qualcosa che non sta funzionando nel modo corretto in azienda, in special modo per chi ne è alla guida. Quindi non è necessario arrivare a prosciugare il conto in banca per accorgersi che qualcosa non va: il numero delle vendite non è più così incoraggiante, la crescita è lenta, o il mancare di continuo gli obiettivi che ci si è prefissati? Questi sono alcuni dei campanelli d’allarme che sarebbe meglio non ignorare.

Nella grande maggioranza delle casistiche questo processo non dura un giorno, ma è il risultato di una serie di scelte (o non scelte) rischiose, o sbagliate, prese nell’arco di mesi, o anche di anni.
Quindi la decisione, seppur sofferta, di chiudere l’azienda o chiudere partita iva può (e deve) essere presa prima di toccare il fondo.

Sicuramente scegliere di chiudere un’attività è un passo difficile da fare, soprattutto per chi l’ha fondata, perché la percepisce come se fosse sua figlia. Può essere il frutto di grandi sacrifici, e magari nel corso degli anni è stata anche motivo di grande orgoglio personale e professionale, di fatto l’essere emotivamente coinvolti è abbastanza normale, ma è anche una delle motivazioni che giustifica la cecità nei confronti dei problemi della società stessa.

Un’altra dolorosa verità riguardo il cessare attività è che esiste un momento “giusto” per farlo. Se si cerca troppo di evitare “l’inevitabile” possiamo ritrovarci a dover affrontare un vero e proprio disastro. Per esempio, chiudere con un brutto debito, e quindi fare i conti con dei debiti che necessitano di anni per poter essere estinti. Ma se riuscissimo a prendere questa dolorosa decisione prima che sia troppo tardi, avremo davanti altre opzioni, come lanciarci in una nuova impresa.

In sostanza, l’importante è non mancare questo momento “giusto” che, solitamente, è anticipato da degli indicatori che ci possono aiutare a capire che il tempo è giunto. Ne abbiamo individuati quattro:

1. Non riusciamo più a gestire i guai finanziari

I soldi sono il carburante di ogni attività, dalla multinazionale alla piccola partita Iva. Nel business nulla si muove senza soldi. La mancanza di liquidità, infatti, è una delle principali ragioni del fallimento, per esempio, delle startup. Uno dei valori chiave per aziende vecchie e nuove è il cosiddetto punto di pareggio, ovvero il livello di fatturato che permette di coprire i costi. Tutto ciò che sta oltre il punto di pareggio va a rimpolpare la liquidità. Se si manca questo punto in continuazione, è il caso di pensare seriamente a dove si sta dirigendo l’azienda, ed eventualmente chiuderla prima che sia troppo tardi.

Se l’impresa funziona da anni ma non c’è un cashflow positivo, o abbastanza risparmi per poter sopravvivere per almeno tre mesi, siamo di fronte a un problema. Idealmente un’impresa dovrebbe avere dei risparmi di almeno sei mesi come cuscinetto di sicurezza.

Leggi la Guida: Liquidità aziendale, cash flow e piccole imprese: guida base alla gestione finanziaria e dei flussi di cassa

2. Il mercato è evoluto verso altri prodotti o servizi

Per esemplificare al massimo questo punto basterà nominare una case history: Nokia.

L’azienda finlandese è stata leader incontrastata del mercato della telefonia mobile fino al 2012, poi è arrivato lo smartphone, ma l’azienda ha impiegato anni a uscire dalla sua comfort zone, finendo anche sull’orlo del baratro.

Se è capitato a Nokia può succedere anche a noi.

Un cambiamento del mercato può metterci fuori gioco e costringerci a chiudere, oppure a cambiare la nostra strategia. A volte a cambiare non è propriamente il mercato, ma le condizioni in cui ci troviamo a svolgere la nostra attività: per esempio il cambiamento della viabilità cittadina può rendere la nostra attività meno in vista, o più fuori mano. In questi casi non occorre aspettare la fine dei lavori stradali per scoprire di dover chiudere l’attività, occorre agire in anticipo, per esempio spostando la sede in una nuova location.

Leggi anche: Come scegliere la sede dell’azienda quando si sta per aprire un’attività?

3. Il lavoro non è più entusiasmante

La passione è uno degli ingredienti principali per qualsiasi azione nella nostra vita, dal business alla corsetta mattutina. Il giorno in cui smetteremo di trovare il nostro lavoro entusiasmante dovrebbe essere il giorno in cui smettiamo di lavorare. Spendere del tempo lavorando a qualcosa che non ci entusiasma può portarci, talvolta, dritti tra le braccia della depressione.

Non sorprendono, quindi, i risultati di una ricerca del prof. Freeman dell’University of California di San Francisco: il 30% degli imprenditori affronta o ha affrontato qualche forma depressiva.

Quindi se ci svegliamo e non abbiamo nessuno stimolo per alzarci e andare a lavorare, dovremmo pensare seriamente a chiudere la nostra attività.

Leggi anche: Stress da lavoro e imprenditori: uno studio dedicato ne rileva le cause principali

4. Essere pagato meno del prezzo corrente

Quando mettiamo in piedi la nostra attività, o apriamo partita Iva, è piuttosto normale avere uno stipendio/profitto inferiore a quello che ricevono, per esempio, i nostri amici o parenti “con il posto fisso”. Fin dal principio, però, è importante sapere quanto è il nostro valore e non dimenticarlo.

Creare un nuovo business è una corsa a lungo termine, è importante stabilire quale sia lo stipendio/profitto che intendiamo prendere dopo che l’attività ha raggiunto il suo punto di pareggio. Se dopo anni di vita l’azienda non è ancora in grado di assicurarci il profitto che meritiamo, è il caso di pensare a ridurre le spese e a incrementare il profitto. Se nemmeno queste strade ci portano al profitto desiderato, probabilmente il nostro business è semplicemente insostenibile.

Leggi anche Calcolo del costo orario: quanto farsi pagare dai clienti?

È difficile lasciare andare un sogno e per ogni imprenditore ci sono dei legami affettivi e finanziari inevitabili, ma occorre essere realisti su quando è giunto il momento di lasciare la presa. Questo ci permette di essere nella migliore posizione possibile per ricominciare.

Elisa

Come sempre mi capita quando mi viene chiesto di parlare di me, mi ritrovo in grande difficoltà. Questo perché le definizioni mi sono sempre andate strette. Quello che posso dire su di me è che sono ...

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