Comunicare con i condomini per rafforzare la propria autorevolezza

La comunicazione è fondamentale per rafforzare l’autorevolezza di un amministratore di condominio e la relazione con i condòmini. Ecco alcuni consigli in merito.

Comunicare con i condomini - comunicazione condominio
 

Per essere ascoltati e convincere le persone, siano essi condòmini, collaboratori o fornitori, è fondamentale essere autorevoli. Una buona reputazione in ambito professionale si costruisce non solo sulla competenza, seppur fondamentale, ma anche sulla comunicazione.

Vediamo come gestire al meglio la comunicazione con i condomini, considerando canali, linguaggio e altri fattori.

Perché è importante l’autorevolezza per un amministratore di condominio

Quanto più siamo autorevoli, tanto più è facile essere ascoltati e convincere.

Basterebbe la pratica a confermarlo. In aggiunta c’è un ben noto studio del secolo scorso della prestigiosa Business School dell’università della Pennsylvania, la Wharton School, che lo afferma.

Nell’indicare quattro fattori che aiutano fortemente a convincere gli altri, mette al primo posto la reputazione. Più sei autorevole, più il tuo parere ha peso e viene preso in considerazione. Come possiamo costruire la nostra reputazione, quello che può essere definito anche personal brand?

Iniziamo a dare una definizione, usandone una molto famosa: “la tua reputazione è ciò che le persone dicono di te quando sei uscito dalla stanza”. Che cosa vogliamo che dicano di noi i condòmini? Come siamo valutati? Quali sono gli ambiti per loro più importanti?
Questo è il primo punto importante da conoscere per rafforzare la nostra autorevolezza.

Dobbiamo costruirla sulla competenza? Senza dubbio, ma non è solo questo ciò che conta: quante persone conosciamo che sono competenti, e che quindi stimiamo, ma che non riteniamo affidabili o gentili?
In ambito professionale la competenza è decisiva ma non basta a generare una reputazione superiore.

Come gestire la comunicazione con i condomini

Nel costruire l’autorevolezza non basta saper fare, bisogna anche far sapere. Ecco dove entra in gioco la comunicazione. Dobbiamo raccontare, aiutare a capire, tenere al corrente, mostrare l’avanzamento così da avere un forte impatto sulla percezione che i condòmini hanno di noi e del nostro lavoro. Ecco alcuni aspetti da considerare e consigli utili nel momento in cui ci apprestiamo alla comunicazione ai condomini.

Canali di comunicazione

Quali sono i canali che stiamo utilizzando per comunicare, per dialogare con condòmini? Come li stiamo presidiando? Con chi dialoghiamo? Certamente, in funzione del tempo e del numero di condomini serviti, dovremo darci delle priorità e stabilire dei criteri.

Il suggerimento è di pensare anche a “strumenti di comunicazione di massa” per arrivare a tutti. Che cosa ha sostituito la vecchia lettera affissa in bacheca nell’atrio principale o negli androni delle singole scale?
Possiamo usare una sorta di newsletter del condominio, anche realizzare un breve audio o addirittura un video per spiegare cosa sta accadendo, per illustrare la vita del condominio in questo momento specifico, per condividere decisioni prese dalle varie assemblee di scala o di supercondominio.

Linguaggio

Attenzione al linguaggio: se vogliamo accrescere la nostra reputazione dobbiamo evitare accuratamente il famigerato burocratese, tanto detestato da tutti eppure ancora oggi così vivo in ogni comunicazione che riteniamo in qualche modo ufficiale.
Vogliamo fare la differenza? Basta usare termini incomprensibili perché incipriati di manierismo ministeriale, o di avvisi settecenteschi che parlano di “azione di controllanza nelle vetture del treno”.

Parliamo come parleremmo all’amico al bar, beh magari come parleremmo con il cliente al bar, con rispetto, precisione, correttezza, eleganza e tanta semplicità. Usiamo immagini, che rimangono sempre più facilmente in mente di concetti astratti.
Ti sarebbe rimasto più impresso questo punto se invece di parlare di “cliente al bar” avessi suggerito di parlare “come sei solito fare con un cliente in un contesto sì professionale ma anche colloquiale privo di formalismi eccessivi”?

Storie

Racconta storie se puoi. Storie non nel senso di menzogne, ma in quello di fatti accaduti. Si parla così tanto di storytelling ma proprio noi, latini, mediterranei, che abbiamo inventato i cantastorie, i trovatori, dovremmo avercelo nel sangue questo modo di raccontare. Ha più impatto una favola di Esopo e Fedro che un trattato di morale o di sociologia.

Partiamo da casi successi per arrivare alla regola generale: comincia con qualcosa che può colpire. Se sei arrivato a leggere sin qui è perché probabilmente ti ha colpito l’inizio di questo pezzo e l’immagine della Wharton School.
Lavora molto proprio sulla prima riga: facci caso, come decidi se leggere o non leggere un articolo, anche di questo blog, un post sui social, una mail? Dal titolo o dalla prima riga. Pensaci quando scrivi un testo o un messaggio.

Forma e tipografia

Usa la semplicità anche nella forma: elenchi puntati per i messaggi chiave.
Spaziature strategiche. Uso di grassetto e corsivo, se puoi. Citazioni, esempi.

La comunicazione è uno strumento potentissimo, se lo governi in modo corretto a vantaggio dei tuoi interlocutori. E ti permette di crearti una reputazione così favorevole da renderti più facile convincere i tuoi interlocutori, che ti riterranno autorevole e si fideranno di te.

Altri fattori per convincere

Gli altri tre fattori proposti dalla Wharton School? Se sei arrivato a leggere sin qui è perché aspettavi che te li raccontassi. E no, non mi sono dimenticato, li ho lasciati in coda proprio per creare una aspettativa che ti portasse fino all’ultima riga.

Ecco che cosa suggerisce lo studio della Wharton:

  • Lo stato della relazione tra te e chi vuoi convincere (è più facile convincere un amico che un nemico).
  • Lo stile di comunicazione: diciamolo con le parole di chi ci ascolta, non le nostre.
  • La forza dell’argomento: ti sei preparato per essere convincente?

Ne possiamo riparlare…

Consulente di profitto con trent'anni di esperienza tra azienda e libera professione. Mi impegno perché il lavoro di ognuno possa essere fatto sempre per il meglio e con maggiore profitto.

Vai agli articoli dell'autore >