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Credito d’imposta investimenti in beni strumentali

L’incentivo, già conosciuto come iper/super ammortamento, ha l’obiettivo di incentivare gli investimenti delle imprese italiane. Di seguito le novità introdotte dalla Legge 178/2020.

 

L’art. 1 commi da 1051 a 1067 della Legge n. 178/2020 ha introdotto nuovi crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi nell’ambito del programma “Transizione 4.0” destinati a strutture produttive ubicate in Italia ed effettuati nel periodo dal 16.11.2020 al 31.12.2022 (o entro il 30.6.2023).

Soggetti beneficiari e imprese escluse dal credito di imposta

Da un punto di vista soggettivo possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente:

  • dalla forma giuridica;
  • dal settore economico di appartenenza;
  • dalla dimensione;
  • dal regime fiscale di determinazione del reddito.

La spettanza dell’agevolazione è subordinata al rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.

Sono invece escluse le imprese in stato di:

  • liquidazione volontaria,
  • fallimento,
  • liquidazione coatta amministrativa,
  • concordato preventivo senza continuità aziendale,
  • altra procedura concorsuale prevista dal regio decreto n. 267/1942, dal codice di cui al D.Lgs 14/2019, o da altre leggi speciali o che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni,
  • imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’art. 9, co. 2, del D.Lgs n. 231/2001.

Quali sono i beni strumentali che rientrano nel credito di imposta

Sono agevolabili gli investimenti in beni materiali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa, ad esclusione:

  • dei beni indicati nell’art. 164, co. 1, del D.p.r. 917/1986,
  • dei beni per i quali il D.M. 31.12.1988 stabilisce aliquote di ammortamento fiscale inferiori al 6,5%;
  • dei fabbricati e delle costruzioni;
  • dei beni di cui all’allegato 3 annesso alla Legge n. 208/2015;
  • dei beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori
  • dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Misura del credito spettante: quali sono le agevolazioni previste

La nuova disciplina prevede il riconoscimento di:

  • un credito d’imposta “generale” relativo ad investimenti in beni materiali e immateriali strumentali nuovi diversi da quelli indicati nella Tabella A e B allegate alla Legge n. 232/2016, per i quali il credito è riconosciuto:
    • per gli investimenti effettuati dal 16.11.2020 al 31.12.2021 nella misura del 10% del costo (elevata al 15% per gli investimenti in strumenti e dispositivi tecnologici destinati dall’impresa alla realizzazione di forme di lavoro agile) e nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro per beni materiali ovvero a 1 milione di euro per beni immateriali;
    • per gli investimenti effettuati fino al 31.12.2022, nella misura del 6% del costo e con i medesimi limiti massimi di costi ammissibili.
  • Un credito d’imposta per gli investimenti in beni materiali “4.0”, compresi nell’Allegato A alla L. 232/2016, riconosciuto:
    per gli investimenti effettuati dal 16.11.2020 al 31.12.2021 (o entro il 30.06.2022 a condizione che entro il 31.12.2021 sia accettato l’ordine e siano stati versati acconti almeno pari al 20% del costo di acquisizione), nella misura del:

    • 50% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    • 30% per gli investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro;
    • 10% per gli investimenti tra 10 e 20 milioni di euro;
    • per gli investimenti effettuati nel 2022 (o entro il 30.06.2023 a condizione che entro il 31.12.2022 sia accettato l’ordine e siano stati versati acconti almeno pari al 20% del costo di acquisizione), nella misura del:
      • 40% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
      • 20% per gli investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro;
      • 10% per gli investimenti tra 10 e 20 milioni di euro.
  • Un credito d’imposta per gli investimenti relativi a beni immateriali “4.0” compresi nell’Allegato B alla L. 232/2016, riconosciuto per tutto il periodo agevolato (quindi dal 16.11.2020 al 31.12.2022 o entro il 30.06.2023 a condizione che entro il 31.12.2022 sia accettato l’ordine e siano stati versati acconti almeno pari al 20% del costo di acquisizione), nella misura del 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro. Si considerano agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo dei beni di cui al predetto allegato B mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza.

Come si può utilizzare il credito di imposta

Il credito d’imposta:

  • è utilizzabile in compensazione, con tributi e contributi, mediante il modello F24;
  • spetta in tre quote annuali di pari importo;

Il credito è utilizzabile dall’anno di entrata in funzione dei beni diversi da quelli di cui alle Tabelle A e B, dall’anno in cui è avvenuta l’interconnessione per gli investimenti in beni di cui alle Tabelle A e B.

Come richiedere il credito di imposta: adempimenti, modalità e scadenze.

Per ciascun periodo d’imposta agevolabile il bonus deve essere comunicato al MISE tramite apposito modello (non ancora approvato), mentre per i beni Industria 4.0, va prodotta una perizia asseverata o un attestato di conformità da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui agli allegati A e B annessi alla legge n. 232/2016 e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Per i beni di costo unitario non superiore a 300 mila euro, la perizia può essere sostituita da una dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’azienda.

Il soggetto beneficiario del credito d’imposta deve conservare, a pena della revoca dell’agevolazione,  la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento della spesa e la corretta determinazione dell’importo agevolabile.

Le fatture e gli altri documenti devono riportare l’espresso riferimento alle disposizioni agevolative (Facendo apporre dal fornitore una dicitura in fattura del tipo “beni agevolabili ai sensi dell’articolo 1, commi 1054-1058, Legge 178 del 30.12.2020”).

Infine la norma prevede che il credito d’imposta:

  • non concorra alla formazione del reddito nonché della base imponibile IRAP, pertanto è escluso da tassazione;
  • non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi;
  • è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive di cui al periodo precedente, non porti al superamento del costo sostenuto.
Luca Mambrin

Dottore Commercialista e Revisore contabile a Trieste, se mi avessero domandato ai tempi dell’università “cosa farai da grande” non avrei mai risposto “il dottore commercialista”: ed invece ...

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