Quante startup e aziende falliscono e perché? Dati italiani e cause

Quante startup e aziende falliscono e perché? Uno sguardo ai dati italiani e alle cause di fallimento

Il parere di Susan Solovic, consulente per il Congresso USA sull’imprenditoria femminile e membro attivo di consigli di direzione di scuole di business

 

Le aziende italiane sopravvivono al quinto anno solo nel 60,6% dei casi.

Ma, perché questo accade? Quali sono le motivazioni principali dietro a questa statistica?

Il 70% dei fallimenti vengono imputati a problemi finanziari: mancanza di liquidità o difficoltà di accesso al credito, ma queste sembrano essere principalmente delle cause finali, ovvero ciò che ha determinato il fallimento e non ciò che ha portato al fallimento.

Un interessante esame delle varie cause dietro ai fallimenti delle piccole e medie imprese viene da un’intervista a Susan Solovic, esperta di piccole e medie imprese, consulente per il Congresso USA sull’imprenditoria femminile e membro attivo di molti consigli di direzione di scuole di business universitarie come Harvard e St.Louis.

La Solovic parla principalmente riferendosi al mercato americano, ma i parallelismi con la situazione italiana sono sicuramente molti.

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Mancanza di formazione per diventare un imprenditore

La passione è la prima leva che spinge le persone ad avviare le proprie imprese, spesso affiancata dalla competenza specifica di prodotto o servizio. La passione e la competenza specifica non garantiscono da sole il successo. Spesso e volentieri queste stesse persone non possiedono competenze sufficientemente adeguate per costituire e gestire un business.

Al di là della peculiarità del mercato, esistono regole fondamentali comuni per avviare un’azienda farla crescere e prosperare. Il problema è che molti imprenditori si avvicinano all’avvio di un’impresa senza la formazione adatta.

Per la Solovic, però, ai giorni d’oggi la rete può fornire grande aiuto ai neo-imprenditori. Esistono moltissime informazioni di qualità online e grazie a strumenti come Google e i social network possiamo ricavare moltissimi consigli utili da applicare sul nostro business o trovare la formazione più adatta al nostro livello.

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Mancanza di originalità

Per Susan Solovic il secondo problema di chi vuole lanciare un’azienda in questi anni risiede nel fatto che manca di originalità: nella stragrande maggioranza dei casi le nuove attività propongono servizi e prodotti già esistenti senza offrire ai potenziali clienti alcun motivo per cambiare le loro abitudini d’acquisto!

Non è il tuo prodotto o servizio a far cambiare abitudine d’acquisto a un cliente, è l’esperienza d’acquisto che lo farà cambiare e legare a te.

Non parlare sempre e soltanto del tuo prodotto, non ragionare come se stessi vendendo un oggetto, pensa e agisci come se stessi risolvendo un problema. Una volta compreso cosa veramente muove la scelta dei clienti, ecco che hai risolto il problema fornendo una cosa che nessun’altro è in grado di fornire.

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Mancanza di visione

Saper definire gli obiettivi aziendali non è facile come sembra e infatti buona parte degli imprenditori e delle imprese non hanno una meta chiara davanti a sé. “Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio.” diceva Antoine de Saint-Exupéry.

Certo, ogni titolare ha il desiderio comune di trasformare la propria start up in un’azienda di successo, ma quasi nessuno pensa a come gestire i dettagli e a stabilire i passi che porteranno al raggiungimento di tale fine.

Leggi anche: Obiettivi aziendali: 6 pietre miliari per i tuoi primi 5 anni da imprenditore

Per la Solovic è di fondamentale importanza riflettere bene sugli step intermedi, ponendosi degli obiettivi da raggiungere in determinati frangenti. Certo, questi step cambieranno nel corso del tempo e si adatteranno alla situazione effettiva, ma non lasceranno l’imprenditore in balia degli eventi. A differenza di 15 anni fa, grazie al web oggi è possibile avere una visione del futuro un po’ più precisa, perché la rete, oltre a permettere di chiedere consigli nei gruppi di discussione, consente anche di fare cose fondamentali come analizzare il mercato, le tendenze, i concorrenti, ecc.

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Mancanza di fondi

Molti sono gli imprenditori che si lamentano della difficoltà di ottenere fondi per partire e di come l’economia oggi sia ancora più dura con le piccole imprese.

La Solovic rigetta questo approccio sottolineando che è troppo facile scaricare l’intera colpa sulla situazione del mercato o dell’economia. Certo, condurre una piccola impresa in un periodo di incertezza come quello odierno è stressante, ma è altrettanto stressante lasciare che le nostre scelte di business vengano dettate dalla marea e non dalla nostra mano sul timone!

“Non sono necessari molti soldi per aprire un’attività. Se siete convinti della vostra idea fate come molti neo-imprenditori di successo: partite in piccolo con il minimo indispensabile per poi scalare passo passo. Ci sono molte realtà di successo che oggi partono così!”

Leggi anche: Credito alle imprese: Guida a come ti valutano banche e finanziatori

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Fare gli stessi errori, più e più volte

Le ragioni per cui le piccole imprese falliscono sono costanti negli anni. Alla fine la situazione esplode quando per la gestione e per le finanze aziendali non c’è nulla da fare. Le dinamiche sono spesso le medesime. Il più delle volte, ad esempio, a fallire sono realtà profittevoli, ma che chiudono perché non hanno liquidità per proseguire nella gestione quotidiana (pagare l’affitto, saldare i fornitori, pagare gli stipendi…) e questo perché non vi è il minimo controllo sui flussi di cassa o l’uso di strumenti idonei!

Leggi anche: Liquidità e flussi di cassa: 5 errori tipici nella gestione finanziaria delle PMI

Susan spiega che da sempre attribuisce questo meccanismo all’entusiasmo del novello imprenditore che conosce questi fatti da una prospettiva di buon senso, ma quando si tratta della sua attività non riesce spesso ad essere completamente obiettivo.

Diventare imprenditore però è molto più che prendere decisioni e saper correre rischi. Diventare un imprenditore di successo significa in primis fare i compiti a casa, sviluppare le proprie competenze sia di prodotto che di conduzione dell’attività e questo richiede tempo.


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Alice

Nasco a Milano nel 1985 e il primo ricordo di scuola è il quaderno coi temi d’italiano che ancora conservo. Frequento il liceo artistico a Padova, ma passo intere giornate a scrivere racconti sugli ...

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