Regime dei minimi 1/5

Nuovo Regime dei Minimi: l’Italia è un paradiso fiscale

Il nuovo Regime dei Minimi per le Partite IVA fa sembrare oggi l’Italia quasi un paradiso fiscale. Una guida completa alla Partita IVA agevolata.

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Ai lettori del presente intervento farà sicuramente sorridere il titolo; l’Italia si distingue in Europa e nel mondo per ben altre eccellenze, non di certo per essere un paese attraente dal punto di vista fiscale.

Esiste però un’eccezione. Il nuovo regime dei minimi.

Sei giovane e hai un’idea o abilità da sviluppare? Hai perso il lavoro o sei in mobilità per cause a te non imputabili e vuoi ripartire? Hai concluso il tirocinio professionale e vuoi metterti in proprio? Vuoi risparmiare tempo e denaro?

A tutti questi quesiti esiste una valida proposta o soluzione. Accedere al regime dei nuovi minimi.

In cosa consiste e quali sono i pro e i contro? Quali sono le barriere all’ingresso? Quali sono le cause di naturale fuoriuscita dal regime? Quanto dura e quanto può durare?

Prima di entrare negli aspetti sostanziali ed operativi del regime e rispondere ai quesiti appena formulati, è necessario brevemente individuare l’ambito giuridico di riferimento nel quale esso si colloca.

La fonte normativa è l’art. 27 c. 1-2 del DL n. 98 del 2011, la cosiddetta “Manovra Correttiva”, convertito nella Legge n. 111 del 2011, il quale, allo scopo di fornire una spinta all’imprenditoria giovanile e un supporto ai giovani e meno giovani che avessero perso lavoro o che si trovassero nello stato della mobilità per ragioni indipendenti dalla loro volontà, ha introdotto o meglio ha apportato un lifting al vecchio e abrogato regime dei minimi ex art. 1 c. 96 e 99 della Legge 244 del 2007, arricchendolo di alcuni elementi presenti nel regime delle nuove iniziative produttive ex art. 13 della Legge 388 del 2000. Il nuovo regime è scattato dai blocchi di partenza il 1° gennaio 2012.

Veniamo agli aspetti più interessanti.

I soggetti che rispettano determinati requisiti per l’accesso al regime e determinate condizioni una volta entrati, possono intraprendere e svolgere attività di impresa e/o lavoro autonomo e subire sul reddito netto derivante dalla loro attività una tassazione in misura fissa pari al 5%.

Sì, avete capito bene, solo il 5% per cento! Per capire la portata dell’agevolazione possiamo riportare una semplice tabella di raffronto tra l’imposizione fiscale gravante sul contribuente che non aderisce al regime e quella determinata in ipotesi di adesione allo stesso:

Tabella regime dei minimi per partita Iva

* Per esigenze di semplicità non sono state volutamente considerate eventuali detrazioni di imposta spettanti che sarebbero in grado di attenuare la portata del risparmio.

Il risparmio diventa ancora maggiore se si considera che in ipotesi di regime ordinario oltre all’IRPEF e addizionali, il reddito di impresa o lavoro autonomo – salvo alcune situazioni oggettivamente escluse – subisce l’imposizione IRAP del 3,90%; mentre coloro che accedono al regime dei nuovi minimi sono esonerati dal pagamento dell’IRAP.

L’appeal del regime agevolato cresce ulteriormente se pensiamo che potremmo gestire le nostre carte con una certa semplicità. I nuovi minimi infatti sono esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, dalla registrazione ai fini IVA delle operazioni attive e passive, dalla compilazione del nostro “amato” spesometro, dalla comunicazione delle operazioni con paesi black list, dalla compilazione dei “cervellotici” studi di settore e parametri, dalla predisposizione della dichiarazione IRAP in quanto, come anzidetto, non soggetti a tale imposta, dalla comunicazione annuale dati IVA ed infine dalla dichiarazione annuale IVA.

Quali adempimenti restano da compiere vi chiederete…

Semplice: numerazione progressiva e conservazione delle fatture emesse e/o corrispettivi (con apposizione di una marca da bollo da 2 euro sull’originale consegnato al cliente), delle fatture di acquisto e delle eventuali bollette doganali, comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate se si intende porre in essere operazioni intracomunitarie e essere quindi iscritti all’archivio VIES, integrazione delle fatture di acquisto intracomunitarie o applicazione dell’inversione contabile per altre operazioni ad essa soggette con indicazione dell’IVA da assolvere e conseguente obbligo di versamento della stessa all’Erario, presentazione dei modelli INTRASTAT. Stop.

Basta dare un’occhiata agli esoneri e agli obblighi per capire che si potrà risparmiare molto tempo per gestire correttamente le proprie carte e molto denaro se si pensa agli onorari professionali da corrispondere qualora si decida di affidare la gestione documentale e fiscale al proprio commercialista. E’ decisamente praticabile anche la strada del fai da te in quanto basta avere dei semplici accorgimenti per essere in regola con il Fisco.

A questo bisogna aggiungere un altro particolare non di poco conto: niente IVA e niente ritenute d’acconto. L’assenza dell’IVA e della ritenuta d’acconto – quest’ultima presente nel precedente e abrogato regime dei minimi – mi permette quindi di fatturare un valore di 1.000 e di incassare 1.000 senza alcun tipo di trattenuta e senza l’onere (anche se si tratterebbe di una partita di giro) di gestire gli adempimenti IVA. Dal lato degli acquisti, l’IVA sarà indetraibile ma andrà ad addizionarsi all’imponibile nella creazione del costo. Quindi quanto fatturo è quanto incasso e quanto incasso è quanto mi diventa reddito imponibile. Il regime dei nuovi minimi è dunque regolato fiscalmente dal criterio di cassa. Diventa ricavo/compenso imponibile quando incasso e diventa costo deducibile quando pago il fornitore. Semplice direi.

I 5 Capitoli della Guida Danea al Regime dei Minimi

  1. Nuovo Regime dei Minimi: l’Italia è un paradiso fiscale
  2. Nuovo Regime dei Minimi: detrazioni e deduzioni. Quali sono e come si applicano?
  3. Nuovo Regime dei Minimi: i requisiti per accedervi in 4 semplici punti
  4. Nuovo Regime dei Minimi: le condizioni di permanenza riassunte in 8 semplici punti
  5. Nuovo Regime dei Minimi: quanto dura e quanto può durare


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Nicolò Stivanello

Dottore Commercialista e Revisore in Padova, leva calcistica della classe 80’. Schiavo dell’Erario, lavoro per l’Agenzia delle Entrate senza aver vinto alcun concorso! Amo fare sport quando trovo ...

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6 commenti su “Nuovo Regime dei Minimi: l’Italia è un paradiso fiscale
  1. Luigi scrive:

    Capisco il desiderio di semplificazione, ma con le detrazioni chi ha un reddito di 10000 in regime ordinario o semplificato non paga certo 2300 euro di tasse… ma mediamente 400-500 in linea con il regime dei minimi. Messa così la cosa mi pare un po’ fuorviante, almeno per i bassi redditi.

  2. Danea Danea scrive:

    Ciao Luigi! Grazie innanzitutto del commento, hai perfettamente ragione, è una semplificazione.

    Ma, se noti, avvisiamo i lettori proprio nella didascalia dell’immagine “* Per esigenze di semplicità non sono state volutamente considerate eventuali detrazioni di imposta spettanti che sarebbero in grado di attenuare la portata del risparmio.”, ovviamente le detrazioni poi si devono avere, ma nel caso non si abbiano, le cifre sarebbero quelle elencate nella tabella.

  3. Paola scrive:

    Avete semplificato anche il fatto che fatturando oltre 77 euro occorre il bollo sulla fattura di valore 2euro o non serve piu???

    • Danea Danea scrive:

      Ciao Paola, come puoi leggere nel paragrafo titolato “Quali adempimenti restano da compiere vi chiederete…” è ancora necessario il bollo da € 2.

  4. Alessandro scrive:

    Gent.mo Dottore, mi inserisco nella discussione con 3 questioni collegate alle quali, ci tengo a premetterlo, mi basta una risposta anche molto sintetica.

    1) Nel corso del corrente anno solare, ho percepito assegni di disoccupazione “mini aspi” per un totale complessivo di circa 5000 Euro. Qualora eseguissi prestazioni di lavoro autonomo occasionale nei confronti di aziende, quindi in ritenuta d’acconto, sempre nel corso dell’anno, sarei tenuto al versamento dei contributi previdenziali per le nuove somme incassate, oppure potrei operare serenamente entro il limite specifico di ulteriori € 4999 (in quanto percepiti ad altro titolo e forse non cumulativi con i precedenti)?
    Premetto che l’attività che svolgo consiste nel redigere e pubblicare online siti web per aziende.

    2) Sto valutando l’ipotesi di apertura di partita iva in regime dei minimi (vecchio regime), ma non come impresa individuale, bensì come libero professionista (c.d. “professionista del web” / “tecnico del web” / “consulente del web”) in maniera tale da non dovermi accollare oneri contributivi previdenziali fissi che prescindano dall’effettivo fatturato. Le chiederei un parere in punto fattibilità: la riterrebbe una cosa possibile o sono necessariamente considerato un artigiano?

    3) Allo scadere del termine del vecchio regime minimale, potrò optare per il nuovo regime forfetario – ovviamente senza l’agevolazione triennale dello sconto di 1/3 della tassazione – oppure me ne sarà preclusa l’opportunità, avendo già usufruito di regime agevolato? Perché in questo caso, sebbene sia meno favorevole, mi converrebbe aprire partita iva aderendo direttamente al nuovo regime dei minimi, non apparendo questo come limitato nella durata. Diversamente, nonostante ci troviamo a fine anno solare e quindi “sprecherei” il primo dei 5 anni di esercizio garantiti dal vecchio regime al 5%, rimarrebbe comunque la scelta più conveniente da fare. Cosa ne pensa?

    Grazie per il tempo che mi ha concesso.

    • Danea Danea scrive:

      Ciao Alessandro e grazie mille per il tuo commento, Nicolò Stivanello è il consulente di Danea che ha redatto la Guida in oggetto. Purtroppo non possiamo rispondere alla tua domanda non essendo dei commercialisti o dei tecnici. Il nostro consiglio, per questo tipo di richieste, è sempre quello di rivolgersi al proprio commercialista o consulente di fiducia per una risposta esaustiva e su misura.

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