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Come prendere una decisione difficile? Una riflessione per imprenditori e non solo!

Come prendere una decisione difficile? Guida per imprenditori e non solo!

Nella vita di tutti i giorni ci troviamo a dover prendere delle decisioni difficili e alle volte ci sentiamo un po’ impreparati: Ruth Chang ci spiega da dove deriva la difficoltà percepita

 

Niente è più difficile, e pertanto più prezioso, della capacità di decidere.

E non lo abbiamo detto noi, ma una persona che è riuscita a fare la storia: Napoleone Bonaparte. Campagne da condurre, paesi da invadere e un impero da governare, la sua vita è stata certamente pregna di decisioni importanti. Senza pensare così in grande, anche noi, nelle nostre più “semplici” vite, ci troviamo a gestire delle situazioni che mettono alla prova il nostro saper prendere una decisione, e qualche volta ci scopriamo un po’ impreparati.

Esistono dei metodi scientifici che possono aiutarci a prendere una decisione importante, ma questa volta vogliamo lasciarci ispirare da Ruth Chang e dalla sua Ted Talk registrata a New York nel 2014. Ruth è una filosofa e nel suo intervento si è concentrata sul perché alcune decisioni sono così difficili per noi e su cosa questo significhi per la condizione umana.

In effetti, a tutti è capitato, e sicuramente capiterà ancora, di dover prendere una decisione difficile: scegliere tra due carriere, il posto in cui vivere, oppure con chi continuare a uscire. Le scelte difficili non si contano sulle dita di una mano perché possono essere davvero infinite: avere figli, farli crescere seguendo la religione o meno, o persino decidere se donare i nostri risparmi in beneficenza.

Le decisioni difficili ci sembrano sempre sempre importantissime

Il primo problema che incontriamo in questo campo è il pensare che le decisioni difficili siano sempre un qualcosa di grande e importantissimo; ci sembrano momenti di agonia, di forte preoccupazione e che quindi vadano evitate come ogni altra cosa che non amiamo fare. Secondo la Chang, invece, le scelte di questo tipo hanno un potere nascosto che è in grado di rivelare molto su noi stessi.

Ciò che aumenta il grado di difficoltà di una scelta è come noi ci relazioniamo alle alternative in gioco. In una scelta facile, per esempio, un’alternativa è visibilmente migliore dell’altra e noi non abbiamo alcuna esitazione nel sceglierla. In una decisione difficile invece, un’alternativa è migliore sotto certi aspetti, l’altra sotto altri aspetti, ma nessuna delle due è la migliore in assoluto.

La difficoltà non sempre risiede nella grandezza della decisione da prendere

Dopo aver fatto questa doverosa introduzione sulle scelte difficili, è il momento di renderci conto che la difficoltà non risiede nella grandezza della decisione da prendere.

Anche le scelte piccole possono essere difficili, per esempio potremmo trovare difficoltà nel scegliere cosa mangiare a colazione, se per noi il gusto e la salute sono le variabili che più contano in questo frangente. I cereali sono più salutari di una ciambella al cioccolato, ma quest’ultima è certamente più buona. Quindi cosa scegliere?

Non sappiamo scegliere perché non ci sentiamo all’altezza

Un altro errore in cui possiamo cadere è il pensare che le scelte siano difficili perché noi siamo “stupidi” e non riusciamo a capire quale sia la decisione migliore da prendere. La stessa Chang ha ammesso che, dopo la laurea, era incerta sulla carriera da prendere: filosofia o legge? Alla fine ha scelto l’opzione più sicura, dato che la paura di diventare una filosofa l’ha portata dritta alla carriera forense, per poi farle scoprire che non faceva per lei. Quindi poi è diventata una filosofa che studia le scelte difficili. Per questo può raccontare come la paura dell’ignoto, oltre a essere un fattore demotivante quando si prendono delle decisioni, è basato su un’idea sbagliata di queste.

Nelle decisioni difficili non esiste un’alternativa migliore dell’altra e noi non riusciamo a capire quale sia, finendo poi per scegliere quella meno rischiosa. Pur avendo tutte le informazioni necessarie, la scelta rimarrebbe difficile, quindi se non riusciamo a capire quale sia l’opzione migliore non è colpa nostra o della nostra ignoranza, semplicemente non c’è.

Se non c’è un’opzione migliore dell’altra, come scegliere?

A questo punto si apre una questione ulteriore: se non c’è un’opzione migliore significa che le opzioni sono ugualmente valide? Se fosse così allora potremmo lanciare una moneta e assegnare al fato la decisione in questione. Ovviamente la questione non è questa nella maggior parte dei casi: le opzioni sono valide entrambe, ma non hanno lo stesso valore.

La Chang, per spiegare al meglio questo punto, utilizza la metafora lavorativa e chiede di simulare una scelta tra due lavori che ci piacciono e nessuno dei due è migliore dell’altro. A questo punto bisogna migliorare leggermente uno dei due. Se abbiamo due opzioni altrettanto valide, e ne miglioriamo una, ecco che questa diventerà migliore dell’altra. Se il miglioramento applicato nel nostro esempio non rende un lavoro migliore dell’altro, allora i due lavori iniziali non erano altrettanto validi in partenza. Questo è esattamente ciò che accade nelle scelte difficili, quindi come prendere una decisione come questa?

Sembra un rompicapo: due lavori tra cui scegliere e nessuno dei due è migliore dell’altro. Dobbiamo scendere a patti con l’idea che il confronto tra le due parti non è possibile. Dopotutto stiamo pesando qualcosa di astratto come il valore di due lavori, non un piatto di pasta o il valore del numero nove. Questo ci capita di continuo: in modo del tutto inconsapevole supponiamo che valori come la giustizia, la bellezza, la bontà siano simili a quantità scientifiche, come la lunghezza, la massa e il peso. Se così fosse, allora non avremmo tutti questi problemi, dato che i numeri reali possono essere confrontati per arrivare a tre sole possibilità: maggioranza, minoranza o uguaglianza.

Tendiamo spesso a ritenere che il pensiero scientifico possa governare qualsiasi questione del mondo. Ma nel mondo dei valori, le opzioni non possono essere quantificate attraverso i numeri reali, quindi è molto più frequente trovarsi di fronte a più di tre possibilità. Nelle nostre scelte nel mondo dei valori, oltre ad avere alternative uguali, migliori e peggiori, dobbiamo introdurre una quarta relazione che descrive esattamente quello che accade nelle scelte difficili: le alternative “alla pari”. Se le alternative sono alla pari non vuol dire che una è migliore dell’altra, ma sono equivalenti per importanza e diverse in termini di valori.

Se tutte le scelte da compiere in questo mondo fossero semplici, ossia avessimo sempre una migliore alternativa chiara e disponibile, sarebbe quella che sceglieremmo, senza ombra di dubbio, da bravi umani razionali quali siamo.

Il potere normativo personale

Invece di fronte ad alternative alla pari, siamo noi stessi a creare delle motivazioni per compiere quella determinata scelta. Proprio nell’ambito delle scelte difficili esercitiamo in toto il nostro potere normativo, ossia il potere di creare delle motivazioni, ragioni valide per noi stessi. In questo modo la decisione che prendiamo è supportata da ragioni che non ci sono state dettate da altri, ma che noi stessi ci siamo creati. Siamo noi che decidiamo di diventare una persona piuttosto che un’altra, per i motivi che noi stessi abbiamo creato. Diventiamo così gli unici autori delle nostre vite.

Coloro che rinunciano al proprio potere normativo nelle scelte difficili permettono al mondo, ad altri, di scrivere la storia delle loro vite. Lasciano la porta aperta ai meccanismi di punizione e ricompensa, alla paura e alla facilità di un’opzione, di definire le loro azioni e quindi anche loro stessi.

Capire le scelte difficili in questi termini ci rivela qualcosa su di noi che non sapevamo. Ognuno di noi ha il potere di creare ragioni, ci permette di schierarci dietro un’opzione. Di affermare ‘io sto da questa parte. Questo sono io.

Con queste parole Ruth Chang spiega il motivo per cui le scelte difficili sono importanti per noi. Le definisce delle preziose opportunità per celebrare quello che di speciale c’è nella condizione umana, ovvero l’essere artefici del nostro destino e diventare le persone speciali quali siamo.

Quando dobbiamo maneggiare una scelta difficile, quindi, non dovremmo sbattere la testa contro il muro e scervellarci per capire quale sia la migliore alternativa. Non c’è la migliore alternativa. Invece di cercare delle motivazioni fuori, occorre guardare dentro e chiederci “chi voglio essere?”.

Leggi anche: Come prendere una decisione importante rapidamente: guida al processo decisionale

 

Alvise

Classe 83. Trevigiano di nascita ma Internettiano d’adozione. Non ho ricordi di casa mia senza un computer. La prima volta che ho messo piede sul web avevo 12 anni, Google ancora non esisteva e ci volevano ...

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