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Imprenditori di successo: cosa possiamo imparare dal fondatore di IKEA Ingvar Kamprad

Ingvar Kamprad diventare imprenditori di successo

Leadership aziendale, il concetto di esperienza e il risparmio. Dal vendere fiammiferi nelle campagne svedesi a diventare il 10° uomo più ricco del mondo: le lezioni che ci ha lasciato Mr. IKEA

 

Sono passati più di 85 anni da quando un ragazzino di nome Ingvar Kamprad guadagnava i primi, miseri guadagni vendendo fiammiferi nelle campagne svedesi. Poco a poco espanse il suo raggio di azione acquistando una bicicletta, e iniziò a diversificare l’offerta vendendo decorazioni natalizie, matite, penne a sfera… Quello stesso bambino, molti anni dopo, fonderà un impero industriale globale che risponde al nome di IKEA.

IKEA non è soltanto un brand, ma è diventato parte del nostro modo di pensare e di vivere come pochi altri marchi hanno saputo fare. Una semplice frase come “Oggi andiamo all’IKEA!” può voler dire passare una semplice domenica in famiglia mangiando polpette in una specie di luna park del mobilio, come può rivoluzionare e cambiare radicalmente il nostro concetto di arredamento, in cui ogni acquisto diventa un’avventura, dal trasporto fino a casa alla grande impresa del montaggio dei mobili a forza di brugola.

L’immagine family friendly, l’attenzione al design e alla funzionalità e, per molti aspetti, alla sostenibilità, l’atmosfera quasi conviviale che contraddistingue i suoi mega store sono però solo alcuni elementi, quelli peraltro più superficiali su cui si basa un’organizzazione ad altissimo livello di efficienza, in cui nulla è lasciato al caso, e fondata principalmente su di una attenzione maniacale al rapporto tra costi e benefici.

IKEA unisce la dimensione locale a quella internazionale e cosmopolita, facendo di tutto per mostrare sempre e in modo evidente il proprio lato umano. Abbatte le barriere sociali, culturali e demografiche. Da IKEA c’è posto per tutti: singles, coppie, famiglie, studenti, lavoratori, imprenditori. Siamo tutti uguali al cospetto di una libreria Billy!

Tutto questo è il frutto dell’eredità di Ingvar Kamprad, spentosi alla veneranda età di 91 anni nel gennaio 2018. Una eredità basata non soltanto sulle sue intuizioni imprenditoriali, ma soprattutto sul suo particolare stile di leadership. Nel 1976 Kamprad scrive il suo “Testamento di un commerciante di mobili”, un vero e proprio manifesto che ogni nuovo dipendente, qualunque fosse la sua qualifica e la sua posizione all’interno dell’azienda, avrebbe dovuto leggere, e che ancora oggi è considerato un testo fondamentale per imprenditori e manager di tutto il mondo.

Il successo di Ingvar Kamprad è dovuto ad un mix tra intuizioni e stile di vita, che lo ha sempre mantenuto a contatto con la realtà e la quotidianità senza impedirgli una visione di più ampio respiro.

Le persone hanno bisogno di intimità

IKEA è il primo punto di riferimento per chi deve trasferirsi in una nuova casa. Soprattutto quando si va a vivere in una città diversa, un salto da IKEA per acquistare le prime cose fondamentali è quasi un passaggio obbligato. Il fatto che poi tutti gli store IKEA siano strutturati allo stesso modo offre un senso di familiarità che rende un po’ meno “traumatico” il trasferimento in una città sconosciuta.

Ed anche il portarsi a casa i nuovi mobili e montarseli da soli crea un immediato legame con il nuovo ambiente domestico. Farlo insieme alla persona con cui si andrà a condividere la nuova casa, rafforza inoltre il senso di appartenenza al nuovo ambiente, e la sensazione di sentirsi fin da subito a casa propria.

Per certi versi, potremmo definire IKEA l’esatto opposto di Amazon. Pur avendo, come il gigante di Seattle, rivoluzionato il concetto di retail, IKEA ha sempre mantenuto l’individuo al centro di tutto. Se Amazon personalizza, IKEA è personale. IKEA è un brand umano, Amazon è un brand post-umano. È infatti altamente improbabile che IKEA possa pensare a sviluppare negozi totalmente automatizzati sull’esempio di Amazon Go. Andrebbe contro le logiche su cui si è sempre basato il brand e che ne hanno decretato il successo.

L’esperienza batte la comodità

IKEA ha capito fin da subito l’importanza della cosiddetta economia dell’esperienza, in cui le esperienze diventano l’offerta economica predominante.

Da quando arriva nella cassetta delle lettere il nuovo catalogo a quando si ha finito di montare l’ultimo mobile scelto, acquistato e trasportato a casa, passando per la sosta al punto di ristoro dello store e ai progetti di rinnovo ispirati dalle diverse combinazioni di mobili e accessori che ci hanno accompagnato attraverso il percorso obbligato che ci porta attraverso i diversi reparti in totale sicurezza. Perché appena entrati sappiamo già in quale sequenza troveremo il reparto cucine rispetto a quello delle camere da letto, il mondo IKEA è un continuo fluire di esperienze.

Oltretutto se vogliamo, si tratta di esperienze che comportano un certo livello di masochismo. Quante volte cercando di caricare un ripiano da cucina lungo 3 metri nella monovolume o cercando di agganciare al fianco di un armadio le 5 cerniere di un’anta a specchio ci siamo chiesti “Ma chi me lo ha fatto fare?”.

Eppure ogni volta torniamo là, perché quando alla fine abbiamo finito di montare il nuovo soggiorno ci sentiamo appagati e orgogliosi di noi stessi.

Riduci gli sprechi

Purtroppo in questo periodo alcune pratiche di semplice buon senso sono state strumentalizzate ed esasperate dal loro utilizzo a fini propagandistici e da una eccessiva risonanza mediatica.

Ormai non c’è ministro, sindaco, assessore che non perda occasione di farsi immortalare mentre circola in bicicletta, sui mezzi pubblici o in economy per far vedere quanto è bravo, bello e onesto.

Kamprad, che nel 2017 è stato nominato il 10° uomo più ricco del mondo nella classifica stilata da Bloomberg, ha sempre mantenuto un basso profilo, ai limiti della frugalità e della proverbiale tirchieria di Paperon de’ Paperoni. Oltre a muoversi abitualmente utilizzando mezzi pubblici, incoraggiava i propri dipendenti a scrivere su entrambe le facciate dei fogli di carta, a viaggiare in economy e persino a fregarsi sale, pepe, zucchero e bustine di ketchup o maionese da bar e ristoranti.

Al di là di queste voci al limite del leggendario, Kamprad utilizzò la propria parsimonia per ridurre i costi di stoccaggio e trasporto grazie a particolari soluzioni di imballaggio, ma anche per tagliare le gerarchie manageriali all’interno dell’azienda, eliminando titoli e privilegi superflui e limitando i livelli di comando ai ruoli essenziali, e per organizzare linee di produzione semplici ed efficienti.

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Sviluppa le tue capacità

Tutti sono ossessionati dai risultati, tutti guardano all’obiettivo ma spesso non pensano a quale sia il modo migliore per raggiungerlo. Kamprad ha iniziato vendendo fiammiferi ed è finito con un impero da 35 miliardi di euro all’anno. Si è concentrato su piccoli obiettivi per sviluppare le capacità per raggiungerli e passare ad un livello più alto, gradualmente, un passo alla volta.

Ingvar Kamprad si è focalizzato sul diventare sempre più bravo negli affari, non direttamente sull’ampliamento del suo business. Ogni scrittore vorrebbe che il suo primo libro diventasse un bestseller. Ogni calciatore aspira ad entrare nella squadra nazionale e a vincere i Mondiali. Ma per arrivare a risultati del genere bisogna coltivare il proprio talento, le proprie abilità. Uno scrittore deve aspirare prima di tutto a padroneggiare lessico e sintassi, ad elaborare un proprio stile narrativo, a pensare a trame e intrecci interessanti. Un calciatore deve saper svolgere il suo ruolo all’interno della squadra, deve allenare fisico e tecnica, deve portare a casa di volta in volta gli obiettivi comuni del team.

Il percorso è più importante dell’obiettivo finale, per cui bisogna focalizzarsi sul migliorare le proprie abilità e non solo sull’ottenere più risultati.

È una questione personale

La leadership è una questione personale. Devi dimostrarla, mantenerla coerente alla tua vision e non permettere mai di comprometterne la qualità.

Lo stile di Kamprad era inclusivo, ma non egalitario. Anche se il brand IKEA incentiva la democratizzazione, Kamprad ha sempre accentrato tutto su di lui, non affidando incarichi decisionali neppure ai propri figli, che hanno sempre svolto ruoli esecutivi fino a quando, negli anni ‘80, li ha ritenuti all’altezza dell’impegno e si è fatto da parte, continuando comunque a svolgere importanti mansioni di consulenza.

Kamprad amava girare da uno store all’altro, da una città all’altra, da un Paese ad un altro per andare a verificare di persona – spesso anche “in incognito” – ogni singola situazione, intervenendo di volta in volta, ascoltando le voci di impiegati e dirigenti e consolidando così la propria popolarità tra i dipendenti.

Dare il buon esempio era per lui il modo migliore per ottenere il meglio da chi lavorava per lui, senza mai ergersi su di un piedistallo ma mantenendo un contatto diretto ed un rapporto che venisse comunque percepito come paritario. Kamprad ha saputo impersonificare al meglio il concetto di soft power (tradotto spesso con potere morbido o potere dolce), rimanendo un leader forte, rispettato ed amato da collaboratori e dipendenti.

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L’umiltà rende più forti

Quando si parla di leadership, l’umiltà viene spesso messa in secondo piano. Un leader viene in genere descritto sottolineando altri aspetti: ambizione, determinazione, assertività. Kamprad per tutta la vita riuscì a rimanere sé stesso. A volte considerato eccentrico nello stile e nei modi, ha sempre mantenuto il più stretto riserbo riguardo alla propria vita privata, seguendo il proprio istinto e tenendo sempre bene in mente quale fosse di volta in volta il suo posto nel mondo senza mai smettere di chiedersi perché le sue idee continuassero ad avere un tale impatto sulla società. In altre parole, è sempre restato autentico, e l’autenticità permette di acquisire una grande forza interiore che per essere trasmessa e percepita non ha alcun bisogno di essere esibita.

Il segreto di Ingvar Kamprad, alla fine, sembra essere stato proprio questo: rimanere sé stesso e restare sempre a contatto con la gente comune, perché per tutta la vita ha continuato a pensare sempre e comunque di essere una persona qualunque.

È forse questo l’insegnamento più importante che Mr. Ikea ci ha lasciato: una coerente ed efficiente visione del lavoro non può essere disgiunta da una coerente visione della vita. Perché nella vita, come nel tuo business, troverai sempre un traguardo più alto da raggiungere, un’occasione in più per migliorarti, e tanti stimoli per continuare ad apprendere, conoscere e fare esperienze.

“Il veleno più pericoloso è la sensazione di avere conseguito qualcosa. L’antidoto è pensare tutte le sere cosa possiamo fare bene il giorno successivo”
Ingvar Kamprad

Stefano

Dal 2001 scrivo per siti internet e blog (passando per quelle che una volta erano le webzine, le community, ecc ecc). Lavoro in proprio come freelance e collaboro con diverse agenzie di comunicazione e ...

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