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Produttività e leadership: come essere più produttivi senza “scoppiare”

Produttività e leadership: come essere più produttivi senza "scoppiare"

Essere imprenditori è dura e spesso nel tentativo di fare il “passo in più” rischiamo di bruciarci. Ecco come farlo evitando i rischi!

 

Quando ci lanciamo in una nuova avventura, o ci impegnamo al massimo nel lavoro nell’azienda che abbiamo creato e che amiamo, ci sentiamo talmente energici e pimpanti, in pratica sprizziamo energia da tutti i pori e nei nostri occhi risplende il sole della determinazione. Quello che segue è spesso il più classico dei copioni: procediamo imperterriti e diventiamo “implacabili e irrequieti”, senza renderci conto che, forse quel riposo così ignorato, in fin dei conti, a qualcosa serve.

La società in cui viviamo rincara la dose, spingendo costantemente verso la velocità: arrivare in testa e rimanere sulla cresta dell’onda sembrano essere le uniche priorità, quindi quello che ci rimane da fare è accelerare e correre più veloci.

Ma tutta questa continua corsa, inevitabilmente, genera un attrito, a cui tentiamo di rispondere accelerando sempre di più, ignorandolo o post-ponendo il rimedio a un periodo più favorevole (che spesso finisce per non arrivare mai).

Siamo sicuri, però, che questo atteggiamento sia favorevole a una carriera di lungo termine?  

Le risposta è, ovviamente, no, perché il continuo accelerare è controproducente e conduce direttamente all’esaurimento, se non proprio allo “scoppiare”. Come fare, dunque, a trovare e mantenere una velocità che sia sostenibile e che mantenga il nostro lavoro efficace?

Il modo per raggiungere una velocità sostenibile ed efficace può sembrare, a prima vista, un controsenso sconvolgente, soprattutto per quelli tra noi che si sono sempre e solo affidati alle proprie capacità per ottenere dei risultati.

Il segreto per guadagnare velocità senza rischiare di finire in burn out (letteralmente bruciarsi) è passare dall’ego-drive (guida di una sola persone) al co-drive (guida condivisa).

Con ego-drive si intende il basarsi solamente sul proprio livello di energia e sulle proprie performance personali, mentre con co-drive si fa riferimento a un approccio diverso che coinvolge le persone che ci stanno attorno.

Il primo passo per fare il salto verso il co-drive è quello di lasciare andare l’ossessione per lo sviluppo personale, per i propri bisogni, performance, ed essere pronti a cambiare la propria andatura. Poi, bisogna interessarsi profondamente alle altre persone.

Può sembrare veramente illogico, ma il salto verso una nuova crescita inizia quando realizziamo che dobbiamo smettere di accelerare e iniziamo, invece, a rallentare e lasciamo andare quegli aspetti che sono stati proprio le nostre forze motrici: potere, prestigio, responsabilità, riconoscimento.

Così il co-drive ci richiede di dimenticarci per un momento di noi e di concentrarci sugli altri. Il cambiamento si basa sul fatto che noi abbiamo già dimostrato chi siamo, quindi possiamo aiutare gli altri a realizzarsi. Aiutare i componenti del nostro team di lavoro si tramuterà in risultati collettivi più brillanti.

Nella pratica, quindi, cosa dobbiamo cambiare?

Per prima cosa, invece di sforzarci di essere energici, dovremmo puntare a essere energizzanti. Non c’è dubbio che essere noi stessi i primi ad avere un atteggiamento energetico possa stimolare il nostro gruppo a fare altrettanto, ma dare questo esempio in ogni occasione ci fa cadere nel rischio di scaricare le nostre batterie velocemente. Senza contare che potrebbe capitare di ritrovarci veramente scarichi e poco lucidi proprio nel momento in cui il gruppo ha maggiormente bisogno di noi.

Lo stesso discorso vale per quei casi in cui trasferiamo una costante fretta ai membri del nostro gruppo di lavoro. Un leggero senso di urgenza è utile, ma se ci si viene sottoposti costantemente, il rischio è quello di generare ansia e stress, aspetti che soffocano lo sviluppo del team stesso. Quindi è meglio lasciare il “codice rosso” per le situazioni di vera emergenza.

“Se tutto è importante, nulla lo è.”

Un altro modo per attuare il co-drive è quello di stimolare il gruppo a trovare la propria forza motrice, invece di stabilirne l’andatura. Se continuiamo a scandire il tempo, imporre deadline strette e impiegare tutta la nostra energia, il team sarà sempre dipendente dalla nostra presenza, mentre la velocità sostenibile si ottiene, invece, quando il team si muove anche se siamo assenti. Per ottenere questa auto-propulsione, dobbiamo lasciare andare il voler controllare ogni dettaglio, smettere di fare correzioni fin troppo puntuali, e permettere alla leadership di diventare più informale.

Per fare un esempio: ci troveremmo seduti sul sedile del passeggero, invece di stare sempre alla guida del veicolo: in questo modo, invece di avere gli occhi fissi sulla strada e sul traffico, possiamo concentrarci sul guidatore, osservarlo e capire in che cosa può migliorare.

Un altro punto da affrontare quando vogliamo adottare un co-drive per la nostra azienda, è quello relativo a ai compiti da svolgere. Siamo abituati occuparci di tutto. Dobbiamo quindi iniziare a delegare e cercare di imparare a fare gruppo. Fin dagli inizi delle nostre carriere abbiamo imparato a scomporre i problemi in pezzi più piccoli, per poi assegnarli a persone specializzate in modo che se ne occupino in modo efficiente. L’importante è, quindi, far lavorare in modo armonico tutti questi specialisti. Ognuno dovrà fidarsi della capacità degli altri, e lavorare in modo simmetrico. Non si tratta, però, di un semplice lavoro di team: più che problem solving da scrivania, si passa a un qualcosa di collettivo, che consiste nel riunirsi spesso, affrontare i problemi apertamente e invitare gli altri a migliorare le nostre decisioni.

In sostanza, se scegliamo di attuare il co-drive, dobbiamo anche mettere in preventivo che dobbiamo cambiare anche mentalità. I cacciatori di teste chiamano il cambio di prospettiva da Ego-drive a Co-drive, la “maturità esecutiva”. Un leader maturo, infatti, ha sola una domanda in testa: come aiutare gli altri a performare? Sicuramente serve una certa levatura e sicurezza per agire in questo modo, e l’impegno per mettere in pausa il proprio ego potrebbe essere elevato. Ma una volta riusciti a migliorare le capacità dei nostri collaboratori, potremo assaporare anche un livello più alto di libertà, mentre vediamo che tutto fila liscio anche se noi non siamo presenti.

Leggi anche: Gestione aziendale e buona mentalità imprenditoriale: 6 parametri per l’analisi dell’andamento dell’azienda

Alvise

Classe 83. Trevigiano di nascita ma Internettiano d’adozione. Non ho ricordi di casa mia senza un computer. La prima volta che ho messo piede sul web avevo 12 anni, Google ancora non esisteva e ci volevano ...

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