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Dipendenza da smartphone? 4 Segreti scientifici per liberarsene

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Trucchetti e stati di coscienza che miglioreranno la vostra concentrazione rendendovi liberi.

 

Quando si dice che il migliore amico di un imprenditore è il suo smartphone, in fondo, non stiamo sentendo qualcosa che è proprio così distante dalla realtà.

Lo smartphone è diventato senza ombra di dubbio uno strumento irrinunciabile per di ogni freelance, imprenditore, e professionista dei nostri tempi. Permette di essere collegati alla rete in qualsiasi momento, quindi reperibile per ogni evenienza, ogni nuovo contatto, ogni opportunità, ci permette di controllare che tutto stia andando secondo i nostri piani, anche quando siamo a chilometri di distanza. Veramente comodo ed efficace, ci viene da chiederci:

Siamo proprio così sicuri che questa iperconnessione ci faccia bene?

Se ogni notifica ci costringe a interrompere quello che stiamo facendo, qualsiasi cosa essa sia, allora sembra quasi che la situazione ci stia sfuggendo di mano. Non riusciamo più a concentrarci su quello che stiamo facendo e non resistiamo alla tentazione di controllare cosa sta succedendo sul nostro feed di Facebook o Instagram? Non è colpa della nostra soglia di attenzione che è diventata più bassa, perché quando dobbiamo stare attenti a non fare qualcosa, un esempio su tutti guidare dalla parte giusta della strada, riusciamo a farlo senza troppa fatica. Questo ci porta a constatare che quello che davvero ci manca è il controllo della nostra attenzione.

A proposito del controllo della propria attenzione, c’è un episodio nella storia della psicologia che ci permette di affiancare la nostra dipendenza da smartphone agli effetti di una lesione alla corteccia prefrontale del cervello. Si tratta della storia di Phineas Gage, un operaio del team di costruzione delle ferrovie che, mentre forava le rocce con dell’esplosivo, è stato colpito da un’asta di metallo. L’asta gli ha perforato il cranio, distruggendo gran parte del lobo frontale sinistro del cervello.

Incredibilmente Phineas non morì, ma divenne estremamente impulsivo, incapace di pianificare e di focalizzare la sua attenzione. Divenne anche intrattabile, tanto che i suoi amici stentavano a riconoscerlo. L’incidente ha permesso alle parti più primitive del cervello, quelle più istintive, di emergere. Infatti, grazie all’evoluzione, il cervello dell’uomo ha creato dei freni che permettono di controllare le reazioni più istintive provenienti dal cervello rettile. Phineas divenne più impulsivo proprio perché la lesione ha eliminato alcuni di questi freni.

Succede anche a noi, nonostante la nostra corteccia prefrontale sia intatta e in salute: l’ambiente in cui viviamo e le nostre abitudini poco sane sovraccaricano la nostra corteccia prefrontale e, quando questo accade non riusciamo a essere ciò che vorremmo.

Ad ogni modo il signor Gage si riprese, non del tutto, e questo ci insegna molto su ciò che possiamo fare per aiutare la nostra corteccia prefrontale. Gage si trasferì in Cile e divenne un autista di diligenze. Il suo nuovo contesto di vita lo obbligava a focalizzare l’attenzione, pianificare e socializzare, insomma, doveva tenere sotto controllo la sua vita. Il suo recupero ha fatto scuola, perché, anche oggi, il trattamento per il recupero degli altri pazienti con lesioni simili si ispira alla sua esperienza.

Ed è proprio questo che ci serve: nel mondo in cui viviamo siamo costantemente sollecitati e c’è una vera e propria gara ad attirare la nostra attenzione, lo smartphone è forse lo strumento che ci sta più vicino (in mano), ma non è di certo il solo ad ambire alla nostra attenzione. Al sovraccarico di stimoli attentivi il nostro corpo non risponde con un aumento delle difese che, anzi, sono rimaste le stesse di prima. Per questo abbiamo bisogno di fortificare la nostra corteccia prefrontale. Fortunatamente per noi questo è possibile e la scienza ci viene in aiuto con quattro soluzioni.

Salute generale

Quando il nostro corpo è stanco o debole, lo è anche la nostra corteccia prefrontale. Persino una singola nottata in bianco può ridurre la capacità di focalizzare l’attenzione. La continua privazione del sonno può, invece, avere delle conseguenze a lungo termine. Quindi è consigliabile dormire bene e a sufficienza.

Anche quando facciamo più cose allo stesso momento (multitasking) stiamo indebolendo il nostro lobo prefrontale. Possiamo concentrarci veramente solo su una cosa alla volta.

Un esperimento prevedeva che i partecipanti ricordassero i dettagli di una scena (memoria di lavoro) e allo stesso tempo trovassero un sasso sul pavimento (attenzione selettiva). I risultati sono stati poi contrapposti a quelli ottenuti da chi ha svolto un compito alla volta. Il cambio del focus di attenzione ha dimostrato una perdita di accuratezza e un ritardo nel portare a termine il compito.

Leggi anche: Essere multitasking fa bene? Le ricerche dicono NO

Controllare il mondo attorno a noi

Possiamo ringraziare la psicologia sociale per averci dimostrato che il contesto in cui ci troviamo conta. Quello che ci circonda ci influenza, che ci piaccia o meno. Anche la storia di Gage ce lo ha mostrato: se eliminiamo le distrazioni da ciò che ci circonda è più semplice per noi concentrarci. Un’idea? Mettere la modalità aereo e spostare il nostro telefono in un’altra stanza è un modo per eliminare le distrazioni. Più facile che tenerlo sulla nostra scrivania e ignorare la sua presenza.

Secondo alcuni studi l’ignorare qualcosa o qualcuno non è un processo passivo, porta con sé un costo, un dispendio di risorse cognitive. Il nostro cervello impiega delle risorse per capire cosa è irrilevante e cosa non lo è. Quindi se dobbiamo concentrarci è importante togliere dalla nostra vista lo smartphone, e ogni altra cosa che potrebbe distrarci.

Rendiamo più semplici da compiere le azioni che vogliamo incoraggiare e più difficili quelle che invece vogliamo ridurre. Sfruttiamo la pigrizia per migliorare la nostra vita. Qualche idea pratica? Togliamo le notifiche, tutte. Cambiamo il sistema per sbloccare il nostro schermo: invece dell’impronta digitale inseriamo una lunga password da digitare ogni volta. Oppure mettiamo il telefono in un’altra stanza e prendiamolo solo a determinati orari.

Meditazione e Mindfulness

Ci sono delle occasioni in cui non possiamo nascondere il nostro smartphone o rimuovere le distrazioni. Allora dobbiamo trovare un modo per rinforzare i nostri freni.

Alcuni neuroscienziati hanno dimostrato che la meditazione rinforza la rete di collegamenti del cervello del sistema frontale-parietale: questi circuiti sono fondamentali per spostare l’attenzione da un qualcosa verso un’altra, oppure per restare concentrati. La Mindfulness rinforza le connessioni tra le zone esecutive della corteccia prefrontale e l’amigdala, in particolare i circuiti che ci permettono di frenare il nostro istinto.

In un esperimento, i soggetti che hanno completato un corso di meditazione di otto settimane hanno dimostrato un significativo aumento dell’attività delle regioni prefrontali sinistre, che sono connesse all’orientamento ottimistico ed efficace. Questo ci porta a dire che la meditazione può essere utile non solo a focalizzarci e a tenere il telefono in standby.

La meditazione è uno strumento potente, ma qualche volta può essere difficile e richiede tempo. Ma c’è un metodo ancora più potente, sebbene sia ancora più difficile, perché porta a mutare non solo il modo di usare il telefono, ma noi stessi.

“Cambiare” la propria identità

Pensiamo a una situazione ipotetica: il nostro amico ha lasciato la stanza dimenticando il portafoglio. Non si accorgerebbe assolutamente se gli rubassimo un dollaro: dopotutto è ricco, e non gli serve quel dollaro. Giusto? No, direi di no: molti tra di noi non farebbero mai una cosa del genere. Perché? Probabilmente la risposta sarebbe: “non sono quel tipo di persona, non sono un ladro”. Nessuno di noi passerebbe ore a ripensarci su, sarebbe una decisione facile da prendere. Questo perché fa leva sulla nostra identità. Quanti vegani si tormentano chiedendosi di continuo se dovrebbero mangiare carne? Probabilmente nessuno, perché fa parte della loro identità.

In un esperimento i partecipanti sono stati divisi in due gruppi: a un gruppo è stato chiesto “quanto è importante per te votare?”, mentre all’altro “quanto è importante per te essere un votante?”. Le statistiche successive hanno mostrato che i partecipanti del secondo gruppo sono stati più propensi a comparire durante le elezioni. Questo accade perché le persone sono più propense a votare quando questo rappresenta un’espressione del sé, piuttosto che un semplice comportamento.

Cambiare la propria identità, talvolta, è difficile da soli. Anche Gage è stato aiutato a ristrutturare la propria vita e a riconquistare le abilità sociali e personali. Quindi una buona idea è quella di lasciare che la pressione reciproca faccia il lavoro per noi: circondiamoci di persone che somiglino alla persona che vogliamo diventare, persone che abbiano ambizioni e obiettivi da raggiungere. Infatti, secondo un altro studio, il gruppo in cui si viene inclusi spesso determina il tipo di persona che si diventa. Le relazioni sono importanti, anche John Donne diceva che “nessun uomo è un’isola”, quindi possiamo trovare qualcuno di affidabile e diventare migliori insieme, andando ben oltre alla dipendenza da smartphone.

Forse non sarà semplice, ma ne varrà la pena.

Elisa

Come sempre mi capita quando mi viene chiesto di parlare di me, mi ritrovo in grande difficoltà. Questo perché le definizioni mi sono sempre andate strette. Quello che posso dire su di me è che sono ...

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